100 migranti sono morti in un mare estivo placido e profondo, uomini, donne e bambini. E’ morto Dio, ma anche l’uomo.

L’uomo, inteso come essere umano, è morto. E morendo ha portato con sé, ha ucciso il Dio che ha promesso il bene universale. Ogni sede in cui si esercita la religione dovrebbe sbarrare le porte ai falsi, opportunisti, portatori della fede perché si ricordino che gli verrà negata la possibilità di ricevere l’assoluzione o il perdono o la grazia. Chiudano il paradiso biblico e allontanino le spose celesti promesse dal Corano, neghino la samsara induista.

Così abbiamo una morte  morale, la coscienza, e un altrettanto “omicidio morale”, quello del Dio, che hanno moventi sia personali che sociali.
100 migranti sono morti in un mare estivo placido e profondo, uomini, donne e bambini.
Il clamore, il grido, l’apparenza squallida della morte ha ritratto in una foto tre poliziotti libici che trattengono tre corpi privi di vita di cuccioli di uomo. L’immagine è vera o falsa, poco importa. È come se avessero trovato il modo di rappresentare il nulla, il vuoto, l’abisso.
Pochi si sentono padri e madri in quei momenti perché prevale il “rutto emotivo” di giungere alle motivazioni politiche prima che ai sensi di colpa. Il cercare un colpevole che non può essere condannato perché ha fattezze di una nazione come di un’altra.
Il lavarsi le mani nel sangue invisible del destino che colpisce chi osa sfidare la legge del caso che sorregge la fragilità della vita.
Il ridicolo e scenico sforzo di concretizzare un impegno umanitario, un aiuto a chi non ha più nulla cui aggrapparsi.
La fierezza mediocre di essere riusciti a impedire l’agire di una norma internazionale penale in bianco che ancora non esiste senza un codice unico. Europa?
Il Ponzio Pilato di turno che disorienta la verità pur di avere salva la coscienza istituzionale.
Depistaggi di Stato occultano la giustezza e la obiettività.
L’uomo mediocre, viscido, falso, in giacca e cravatta dietro il potere dello scranno europeo, complotta e manovra.
Ripeto, l’uomo è morto ieri, oggi, domani e l’unico testimone resta una foto, una prova documentale, da  cui distrarsi in fretta. Un plauso all’uomo che celebra e distrugge se stesso.
Fontehttps://es.m.wikipedia.org/wiki/Archivo:Naufragio_Isla_Larga.jpg
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Damiano Landriccia
Damiano Landriccia nasce ad Andria, nel 1973. Sposato, con tre figli, vive a Trani. Ama leggere e scrivere. Ha scritto e scrive recensioni cinematografiche per il Mensile Culturale milanese “Quarto Potere” (www.quartopotere.com). Ha scritto per la rivista di moda pugliese “City View”. Ha vinto il Festival Teatrale U.A.I. – Atti Unici Italiani – di Reggio Emilia nel 2004. Gli hanno di seguito rappresentato il Testo vincitore “Il Grande Padre” a Reggio Emilia presso “Il Teatro Piccolo Orologio” sempre nel 2004. Edizioni Babila gli ha pubblicato delle poesie nel libro “Ad un passo dell’anima - dal verso all’immagine”. I testi teatrali sono pubblicati su www.dramma.it. Altri testi e poesie sono pubblicate sul sito www.ewriters.it