Si chiama Maud Chifamba . È nata nello Zimbabwe, ha sedici anni e, nella settimana in cui il Nobel per la Pace è stato assegnato a Malala Yousafzai e Kailash Satyarthi , ci piace raccontare la sua storia.
Maud ha scritto niente meno che a Ban Kin-moon, il Segretario Generale delle Nazioni Unite. Il suo appello si intitola Lo studio è la nostra unica arma e dovrebbe far riflettere non pochi suoi coetanei d’Occidente, che, con grande superficialità, scambiano una “manifestazione studentesca” con una comoda opportunità per farsi una passeggiata baciata dal sole di ottobre.
Maud, da quando aveva nove anni, si sveglia alle cinque di mattina per andare a scuola. Proprio come per il montanaro Gianni, il protagonista di Lettera a una professoressa (a proposito: un libro, quello di don Milani e dei suoi studenti della Scuola di Barbiana, la cui lettura non ci stancheremo mai di raccomandare…), anche Maud deve coprire a piedi, ogni giorno, una lunga distanza per raggiungere la sua scuola, superando strade impraticabili che diventano paludi durante la stagione delle piogge.
Del resto, la situazione di Maud è la stessa della maggior parte delle ragazze e dei ragazzi dello Zimbabwe e di tutti gli altri Paesi del terzo, quarto, ennesimo mondo in cui frequentare la scuola è un privilegio per pochi.
Come se ciò non bastasse, Maud è orfana. Suo papà è morto quando lei aveva cinque anni. Anche la mamma l’ha lasciata, pochi anni dopo, stroncata dal cancro. Le è rimasto un fratello maggiore che l’aiuta come può.
Ma Maud non ha mollato, nemmeno di un millimetro. Perché Maud, novella Odysseo, ama studiare, ha sete di conoscere, sfrutta qualsiasi occasione utile per imparare qualcosa di nuovo e questo le è bastato per fissare un record difficile da battere: a 14 anni, è diventata la più giovane studentessa universitaria africana. Per questo Forbes l’ha giudicata come una delle 5 giovani donne più influenti d’Africa.

Maud

Eppure Maud non si è montata la testa. Al contrario, scrive: “Non credo di essere più intelligente della maggior parte dei miei coetanei. Devo molto al mio impegno e molto alla fortuna e all’aiuto dei miei cari. Oggi, quello di cui sono più orgogliosa, è il fatto di rappresentare un modello e una speranza per tante ragazze che all’istruzione non possono accedere. Ragazze il cui destino è spesso quello doversi sposare a 13 o 14 anni. O di rischiare una gravidanza precoce alla stessa età. O peggio, di finire sfruttate e abusate. Ecco perché vi racconto la mia storia. Le ragazze che vivono in contesti di povertà, come il mio sono ad alto rischio e l’istruzione è per noi l’unica arma per cambiare il mondo in cui viviamo e partecipare alla vita economica, sociale e culturale dei nostri paesi”.
Ecco perché Maud si chiede e chiede a Ban Kin-moon come mai l’ONU, nel fissare gli Obiettivi del Millennio, si sia “dimenticata” delle tutela delle ragazze.
L’occasione per porre rimedio, tuttavia, non manca. L’anno prossimo, a settembre, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite adotterà nuovi obiettivi che, si auspica Maud, potrebbero rappresentare una speranza per tante ragazze che hanno la sua stessa storia.
E qui, senza timori reverenziali, la sua richiesta al Segretario Generale delle Nazioni Unite: “Chiedo in quell’occasione di poter portare la mia testimonianza e la voce delle milioni di ragazze che vivono in contesti di povertà come il mio: chiedo che l’istruzione delle ragazze diventi un obiettivo prioritario della comunità internazionale e venga inserita nell’agenda dello sviluppo post 2015”.

Come darle torto?

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Paolo Farina
La mia fortuna? Il dono di tanto amore che, senza meriti, ricevo e, in minima parte, provo a restituire. Conscio del limite, certo della mia ignoranza, non sono mai in pace. Vivo tormentato da desideri, sempre e comunque: di imparare, di vedere, di sentire; di viaggiare, di leggere, di esperire. Di gustare. Di stringere. Di abbracciare. Un po’ come Odysseo, più invecchio e più ho sete e fame insaziabili, che mi spingono a correre, consapevole che c’è troppo da scoprire e troppo poco tempo per farlo. Il Tutto mi asseta. Amo la terra di Nessuno: quella che pochi frequentano, quella esplorata dall’eroe di Omero, ma anche di Dante e di Saba. Essere il Direttore di "Odysseo"? Un onore che nemmeno in sogno avrei osato immaginare...

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