‹La noia è un mostro delicato che, senza strepito, con uno sbadiglio, inghiotte il mondo››.  (Baudelaire)

Il tema che affrontiamo è un tema sul quale molti autori hanno riflettuto e scritto, come per esempio Lucrezio, Seneca, Pascal, Schopenhauer, Kierkegaard, Baudelaire sopra citato, Heidegger e molti altri ancora.

La noia è purtroppo uno dei vessilli di tante persone del nostro tempo, un “velo grigio e diafano” fatto di noia e di indifferenza.

Il filosofo tedesco Martin Heidegger la comparava a una «nebbia silenziosa che si raccoglie negli abissi dell’esistere», rendendoci apatici, insoddisfatti e incapaci di reagire. Pensiamo a quei  giovani annoiati che, per spezzare il loro vuoto, compiono atti assurdi e vandalici, devastando le loro scuole, danneggiando monumenti e giungendo persino al baratro della crudeltà, appiccando fuochi o maltrattando i propri genitori e gli anziani.

Del resto, dovrebbe far pensare il fatto che in latino l’espressione che indica la noia è: in odio.

L’ozio è il vuoto che si trasforma in aggressione, la demotivazione che degenera in stupidità, l’inerzia che si muta in frenesia insensata. Anche se non arriveremo mai a questa soglia, impediamo alla noia di insediarsi in noi anche solo in un angolino dell’anima perché – come scriveva Leopardi nel suo Zibaldone – essa «è figlia del nulla e madre del nulla e rende sterile tutto ciò a cui si avvicina».

La noia è  considerata anche come l’accidia del Medioevo, un peccato capitale di cui si macchiavano coloro che, dediti alla vita contemplativa, finivano per cadere nell’inerzia, non operando il male, ma neppure compiendo il bene.

Anche qui l’etimologia ci aiuta: infatti, “accidia” deriva da “a-kedia”, senza cura, e fu considerata peccato nel senso di “inerte nel fare il bene”. Da qui poi i diversi sinonimi come ozio, pigrizia, noia, ignavi.

Dante definisce gli ignavi come coloro “che mai non fur vivi”, cioè coloro quasi che non hanno vita, perché non osano mai e non hanno una propria idea o un progetto da portare avanti e si limitano ad adeguarsi sempre.

Dante poi li colloca – come sappiamo – nell’antinferno (perché gli ignavi neanche l’Inferno li vuole!) e la loro pena è così descritta: corrono nudi punti da vespe e mosconi, inseguendo una bandiera senza insegna e il loro sangue misto con le loro lacrime è raccolto da vermi.

In ultima analisi, la noia è l’intuizione del nulla che si infiltra dappertutto, che fa sbiadire l’esistenza e conferisce ai discorsi umani il carattere insipido dei luoghi comuni e delle futilità.

Noia: una vera e propria indifferenza verso se stessi, verso gli altri, verso il mondo e persino verso Dio. Uno dei mali del nostro tempo, che ci sta pian piano divorando.

Allora, aiutati dal quadro di Magritte in copertina, rompiamo la finestra del nostro io, assopito, addormentato e impastato di indifferenza e diffidenza verso tutto e tutti, e guardiamo alla realtà e magari anche oltre; usciamo nella pianura del mondo, consapevoli che la vita, malgrado i suoi drammi, è azione, agire, perché senza pratica saremmo uomini statici, insipidi, che indicano la strada a parole, ma si fermano al palo.

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Nicola Montereale
Nicola Montereale è nato a Trani (BA) il 1 Febbraio 1994 e vive ad Andria. Ha conseguito la maturità classica presso Liceo Classico “Carlo Troia” di Andria, e negli anni 2007-2010 è stato alunno presso il Seminario Diocesano. Attualmente studia presso l’Istituto Teologico “Regina Apuliae” di Molfetta. Inoltre, è autore di un saggio di ricerca, pubblicato nel 2013 e intitolato “Divinità nella Storia, Dio nella Vita”.

1 COMMENTO

  1. il no al referendum e` figlio della noia
    ogni mattina quando mi alzo guardo cos`e` successo nel mondo e se non e` successo niente sono deluso.
    allora voto perche` qualcosa succeda.
    cambiare tutto per non cambiare niente
    chi ha capito questo comanda

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