E se le notizie di progetti assolutamente innovativi creano curiosità in molti figuriamoci se l’artefice è andriese ed è una nostra navigatrice.

Gioia Guglielmi è una psicologa clinica e psicodrammatista; tra due mesi concluderà la sua formazione come psicoterapeuta individuale e di gruppo.

una formazione piena di colori la sua. dice che l’assunto di base della cura, a tutti i livelli, è l’Arte.

Qualche giorno fa mi sono trovato a leggere curioso un suo evento “PhotoPlay: giocare con le foto per conoscersi” e le ho fatto qualche domanda.

Cos’è PhotoPlay?

È un laboratorio esperienziale. Ideato e curato da me. Mette insieme molte cose a me care: la fototerapia in psicologia clinica di Linda Berman e lo psicoplay di Jacob L. Moreno.

L’ho inventato io. È un progetto tutto mio.

Di cosa si tratta?

Linda Berman nel suo lavoro da psicoterapeuta ha ricevuto spesso dai pazienti delle foto. di varia natura, di momenti importanti per il paziente. scoprì che ogni foto aveva al suo interno moltissime altre foto che da soli è difficile vedere. Foto conosciute insomma fino a quel momento. Attraverso le foto è possibile vedere dettagli importanti e utili per procedere nel cammino di conoscenza personale. Ruoli, legami, ricordi, colori… in assenza e in presenza e molto, molto di più.

Non vuoi proprio dirci altro?

Non aggiungo altro perché non voglio influenzare in alcun modo le scelte. L’unica indicazione che ho dato è che siano sette foto significative. Ognuno è libero, anzi deve sentire che può esserlo, di decidere quale significato dare a “significativo”. Il viaggio di ognuno e del gruppo partirà da qui.

Il gruppo?

Sì! Ci sarà una prima parte individuale e poi ognuno deciderà se e cosa condividere con il gruppo.

Il numero sette è importante. Dare un numero definito ha a che fare con l’esercizio della scelta. Il sette ha a che fare con l’azione nel mondo e su noi stessi.

Questo è un viaggio per agire nel mondo in modo consapevole.

È un gioco serio!

Psicoplay?

Ottavio Rosati ha apportato una modifica alla classica traduzione di psychodrama, psicodramma, perché la parola “dramma” in italiano non fa pensare a qualcosa di buono. In pochi sanno che nel dramma c’è la soluzione e che è della tragedia il finale disastroso. La parola psicodramma quindi non regala a tutti, nell’immediato, la bellezza che invece contiene l’arte di questa tecnica di psicoterapia.

Play è gioco, è risoluzione, è recitazione, è musica. lo psicoplay è questo.

Ho fatto la mia formazione a Roma all’Istituto di Psicodramma a Orientamento Dinamico con Rosati che ha anche il merito di aver tradotto tutta l’opera di Moreno in italiano. In pochi sanno che Moreno crea questa tecnica nel 1920 a Vienna, (la stessa Vienna di Freud) e che è lui il padre della psicoterapia di gruppo. Ottavio gli ha dato un respiro nuovo e un’apertura teorica che a me commuove spesso. Per me lui è lo psicoplay in Italia. L’ho scelto come Maestro per questo.

E allora Photoplay?

La possibilità di aiutare gli altri a conoscersi passa attraverso la cura dei dettagli della propria vita e della propria creatività.

Ho lavorato sulle mie foto con la professoressa Lorella Versari, psicoterapeuta biosistemica e psicodrammatista, e anche grazie ai suoi input era chiaro che lo psicoplay avrebbe aggiunto e migliorato il tiro.

Noi non siamo solo parole, giusto? Siamo animati perché abbiamo un’anima e un movimento. Perché dovremmo essere in setting così diversi dalla nostra natura? Lo psicoplay ti fa agire, ti fa giocare, arriva alle viscere e il gruppo è una risorsa e poi puoi cambiare il finale!

Cioè?

Mettiamo che una delle foto che porti ti reca dolore o semplicemente fastidio. Con il gioco porterai con te una foto nuova. Le connessioni neurali non sono statiche, cambiano. Non è magia, è conoscere e agire consapevolmente.

Perché dovrei venire?

Per conoscere in quale momento della vita sei, in quale direzione stai andando, per avere un nuovo album e imparare a “scattare” nuove foto.

Le foto per me sono dei fermo immagine di emozioni. Sono i ricordi, nero su bianco. Le emozioni prima e i ricordi poi li costruiamo. Perché continuare a fare gli errori di sempre e dirsi: “perché tutte a me?” “perché di nuovo?” “me le cerco con il lanternino”… Potrai iniziare un viaggio, ecco.

Possono partecipare tutti?

Tutti i maggiorenni curiosi di conoscersi. Per il gruppo il numero è limitato.

chi vuole avere maggiori informazioni può scrivermi a psicoplay.g@gmail.com

CONDIVIDI
Articolo precedente5 consigli flash per leggere Facebook: criticamente…
Articolo successivoQuello che c’è da sapere sulla mafia in Puglia
Paolo Farina
La mia fortuna? Il dono di tanto amore che, senza meriti, ricevo e, in minima parte, provo a restituire. Conscio del limite, certo della mia ignoranza, non sono mai in pace. Vivo tormentato da desideri, sempre e comunque: di imparare, di vedere, di sentire; di viaggiare, di leggere, di esperire. Di gustare. Di stringere. Di abbracciare. Un po’ come Odysseo, più invecchio e più ho sete e fame insaziabili, che mi spingono a correre, consapevole che c’è troppo da scoprire e troppo poco tempo per farlo. Il Tutto mi asseta. Amo la terra di Nessuno: quella che pochi frequentano, quella esplorata dall’eroe di Omero, ma anche di Dante e di Saba. Essere il Direttore di "Odysseo"? Un onore che nemmeno in sogno avrei osato immaginare...

LASCIA UNA RISPOSTA