Da Parigi a Pisa, dal Centre Georges Pompidou al Palazzo Blu di una città che di “Normale” ha solo la straordinarietà dei suoi corsi universitari: dall’11 ottobre al 17 febbraio la mostra dedicata al grande surrealismo

Cos’hanno in comune Salvador Dalì, Max Ernst, Alberto Giacometti, Giorgio De Chirico, Joan Mirò, Man Ray, Pablo Picasso, Yves Tanguy, Renè Magritte e Marcel Duchamp? Molto, se si considera la risibile banalità che li ha contraddistinti, poco, se invece risaliamo alla geolocalizzazione della loro Arte.

Da Parigi a Pisa, dal Centre Georges Pompidou al Palazzo Blu di una città che di “Normale” ha solo la straordinarietà dei suoi corsi universitari. Eppure, una mostra dedicata ai maestri sopra citati ha riportato alla luce, semmai ce ne fosse stato bisogno, l’urgenza creativa del Surrealismo, una corrente che ha fatto della provocazione il suo leit motiv, una sfilata di opere irriverenti e dissacratorie, pennellate che tangono la blasfemia per sfociare in un torrente di originalità che non può non travolgere gli astanti in una sorta di Sindrome di Stendhal tragicomica.

La Gioconda è così universalmente nota e ammirata da tutti che sono stato molto tentato di utilizzarla per dare scandalo. Ho cercato di rendere quei baffi davvero artistici“, aveva dichiarato a caldo Duchamp dopo aver presentato al Mondo la sua versione rivisitata e villosa della Monnalisa, ribattezzata per l’occasione L.H.O.O.Q. acronimo da leggere, causticamente e rigorosamente, con pronuncia francese.

L’installazione inaugurata da Palazzo Blu si focalizza, principalmente, sull’annus horribilis 1929, sul crollo della Borsa di Wall Street, e sul periodo nefasto per la maggior parte degli uomini, eccetto che per un gruppo di scalmanati folli, precursori delle Avanguardie pittoriche parigine.

A dicembre dello stesso anno la rivista “Revolution Surrealiste”, imprime al movimento una svolta, per così dire, più ragionata e ragionante, una logica applicata anche alla fotografia, presente nel museo con i lavori dei grandi Brassai, Lotar, Boiffard, Jean Painlevè e Claude Cahun.

L’irruzione di Dalì sulla scena surrealista francese è evidenziata dalla collaborazione che Salvador ha con Luis Bunuel nella produzione del primo film tematico “Un chien andalou”. Tra le centinaia di opere di Dalì, la rassegna di Pisa espone capolavori come “Dormeuse”, “Cheval”, ”Lion invisibles” e “L’ane pourri”.

Fiore all’occhiello di tutta la mostra è, però, l’affresco di Magritte “Le double secret”, dipinto attraverso cui il belga prende coscienza dell’infinita particolarità delle immagini e della futile evidenza che può nascondersi dietro la rappresentazione del reale. Sullo sfondo diviso tra mare e terra, infatti, emergono, sacri ed imponenti, due volti: a sinistra una maschera di pelle strappata all’immagine di destra dalla quale fuoriescono sfere di metallo in un enorme paradosso visivo che si insinua nello stile poetico di Magritte che, per lui, “consiste in ciò che si trova nel mondo, al di qua di quanto ci è permesso di osservare“.

Fontehttps://zh.m.wikipedia.org/zh-hk/File:San_Francisco_Museum_of_Modern_Art_(3023815215).jpg
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Miky Di Corato
Iscritto all'Ordine dei Giornalisti della Puglia, ho iniziato a raccontare avventure che abbattono le barriere della disabilità, muri che ci allontanano gli uni dagli altri, impedendoci di migrare verso un sogno profumato di accoglienza e umanità. Da Occidente ad Oriente, da Orban a Trump, prosa e poesia si uniscono in un messaggio di pace e, soprattutto, d'amore, quello che mi lega ai miei "25 lettori", alla mia famiglia, alla voglia di sentirmi libero pensatore in un mondo che non abbiamo scelto ma che tutti abbiamo il dovere di migliorare.

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