Per la Costituzione iraniana la Guida Suprema rappresenta la massima carica. Oltre ad essere guida spirituale indiscussa di 70 milioni di sciiti, è capo delle forze armate, nomina le autorità giudiziarie e vigila sull’operato di governo. Da 29 anni tutto ciò è Ali Khamenei.

La prima cosa che balza agli occhi quando si parla di lui è la somiglianza con il suo predecessore. A renderli simili però è solo la barba bianca e il turbante nero poiché per l’attuale Guida Suprema della Repubblica Islamica di Iran Ali Khamenei, è difficile eguagliare  il magnetismo e il fascino emesso dallo sguardo del Padre della Rivoluzione Rullollah Khomeini. Anche il carisma e la formazione teologica li rende molto distanti, considerato che Khamenei non ha mai conseguito il titolo di Ayatollah, attribuitogli di diritto solo dopo la nomina a Guida Suprema. Prima di esserne Guida Suprema è stato Presidente dell’Iran dal 1981 al 1989 quando, deceduto Khomeini, ne ha raccolto l’eredità.

Per la Costituzione iraniana la Guida Suprema rappresenta la massima carica. Oltre ad essere guida spirituale indiscussa di 70 milioni di sciiti, è capo delle forze armate, nomina le autorità giudiziarie e vigila sull’operato di governo.

Nato nel 1939 a Mashadd, un’importante città santuario sciita, Ali Khamenei ha studiato teologia e insegnato anche a Qom, città cuore della rivoluzione iraniana del 1989. È stato uno dei fondatori del Partito Islamico e membro del Consiglio della Rivoluzione, ma è la nomina a Guida delle preghiere del venerdì di Teheran a spianargli la strada verso la carica di Guida Suprema.

Ali Khamenei non ha raggiunto il titolo di Ayatollah con le sue forze. Tale carica, prevista nella gerarchia sciita, spetta agli studiosi di teologia ed esperti in giurisprudenza e filosofia, spesso insegnanti nelle più prestigiose scuole coraniche sciite. Nominati dai Mujthadin, secondo la legge sciita sono guidati e consigliati dal dodicesimo Imam sciita, discendente diretto di Maometto ma ancora nascosto e pronto a ricomparire nel mondo.

Occupa il ruolo chiave alla capo del paese da 29 anni, ha 4 figli ed in passato è stato vittima di un attentato che gli ha pregiudicato l’ uso di una mano. Da allora per gli iraniani è un martire. Il giorno della sua nomina a Guida Suprema i riformisti iraniani hanno sperato in un cambio di passo nella vita iraniana in senso più moderno.

Khamenei in gioventù era stato un poeta, aveva introdotto l’uso dei computer nella scuola coranica di cui era insegnante e indossava jeans sotto la veste religiosa. La sua ideologia al contrario si è rivelata fortemente conservatrice, nonostante esso stesso disponga di account twitter e facebook anche in lingua inglese. Suoi nemici giurati sono Stati Uniti e Israele.

Negli ultimi mesi l’Ayatollah parla dal suo palazzo di Teheran esclusivamente per attaccare Donald Trump. Nella delicata vicenda riguardante il nucleare iraniano, dopo che il Presidente Usa ha dichiarato di voler recedere dall’accordo, la Guida Suprema è tornata per l’ennesima volta a insultare Trump, definendolo “Stupido e superficiale” e a rimarcare le ostilità con i sunniti vicini al presidente, Arabia Saudita in primis.

Sull’impossibilità di recedere dall’accordo sul nucleare, è intervenuta nelle scorse settimane l’Unione Europea per voce dell’Alto rappresentante per la politica estera Mogherini. L’accordo è stato adottato all’unanimità dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni unite, non è un bilaterale e nessun Presidente ha il potere di mettere in discussione tale tipo di accordo. Questa in sintesi la posizione della diplomazia europea sul tema. La tensione tra Iran e Usa rimane comunque altissima.

A sostenere sempre e comunque la Guida Suprema c’è il suo esercito personale, quell’organo parallelo e alquanto oscuro delle istituzioni ufficiali della Repubblica Islamica. Sono i temibili Guardiani della Rivoluzione, nominati dalla Guida Suprema. Quasi come un organo ufficiale, decidono della corretta applicazione dei precetti sociali e religiosi della Repubblica islamica.

Dispongono di un esercito personale, di marina, aereonautica e soprattutto  di ingenti capitali con cui finanziano attività militari, tra cui l’appoggio all’esercito siriano di Assad. Attualmente, l’esercito dei Guardiani della Rivoluzione conta 125 mila uomini che dipendono spiritualmente e militarmente dalla Guida Suprema e che sperano, pericolosamente, di esportare la rivoluzione islamica nei paesi sciiti che guardano all’Iran come loro protettore: Libano Iraq e Siria di Assad.