Ippolito, figlio di Teseo, re di Atene, e della regina delle Amazzoni, è un giovane che si dedica esclusivamente alla caccia e al culto di Artemide, trascurando completamente tutto ciò che riguarda la vita comunitaria e la sessualità, andando anzi orgoglioso della propria verginità.

Per tale motivo Afrodite decide di punirlo suscitando in Fedra (seconda moglie di Teseo e quindi matrigna di Ippolito) una insana passione per il giovane.

Questo sentimento fa apparire Fedra sconvolta e malata agli occhi degli altri. Dietro le insistenze della Nutrice perché riveli la causa del suo malessere, Fedra è costretta a rivelare il suo segreto. La Nutrice, tentando in buona fede di aiutare Fedra, lo rivela a Ippolito, imponendogli il giuramento di non farne parola con nessuno.

La reazione del giovane è rabbiosa e offensiva, al punto che Fedra, sentendosi umiliata, decide di darsi la morte. Prima di impiccarsi lascia, per salvare il suo onore, un biglietto in cui accusa Ippolito di averla violentata.

Quando Teseo, tornato da fuori città, scopre il cadavere della moglie e il biglietto, invocando Poseidone lancia un anatema mortale nei confronti di Ippolito.

Il giovane dice al re di non avere alcuna responsabilità, ma non può raccontare l’intera storia perché vincolato dal giuramento fatto alla Nutrice. Teseo non gli crede e lo bandisce da Atene.

Mentre Ippolito sta lasciando la città su un carro con i suoi compagni, la maledizione puntualmente si compie: un toro mostruoso uscito dal mare fa imbizzarrire i cavalli, che fanno schiantare il carro contro le rocce. Ippolito viene riportato agonizzante a Trezene, dove appare Artemide che espone a Teseo la verità sui fatti, dimostrando quindi l’innocenza di Ippolito.

Il re si rivolge allora al figlio, ottenendone in punto di morte il perdono.

Tuttavia, la vera eroina di questa tragedia è però Fedra (esaltata anche nell’omonima tragedia di Seneca), che si consuma per una passione insana nei confronti di Ippolito.

La tradizione erotica usa il verbo greco tekomai, che vuol dire sciogliersi, quindi consumarsi per amore. Si evince il binomio classico di eros e thanatos (amore e morte), dove fa capolino la virtù repressiva, quella stessa virtù che mette un vincolo alle passioni dell’animo attraverso un’esaltata castità di Ippolito, che lo vede incurante della passione amorosa di Fedra, dedito alla caccia e al culto di Artemide.

Ecco un breve brano della tragedia di Euripide, in cui a parlare è la stessa Fedra, che si consuma ed è ammalata d’amore.

“Sollevatemi, alzatemi la testa: sento sciogliersi le membra. Reggetemi per le braccia, ancelle. Mi pesa questa benda sulla testa: scioglietemi i capelli sulle spalle”.

I Greci conoscevano molto bene quella che abbiamo definito “virtù repressiva”, grazie alla quale la stessa castità religiosa può diventare un freno al motivo erotico, che coinvolge tutto l’essere umano fino a un’esasperata esaltazione.

Anche la Chiesa Cattolica ha esercitato la virtù repressiva nel corso della storia, venendo meno all’insegnamento del suo fondatore, Gesù, che amava l’uomo anche di un amore erotico, cioè passionale, che è alla base dell’agape. E le stesse prostitute nelle Sacre Scritture sono viste come eroine d’amore proprio come Fedra per Ippolito, a cui viene imposto il silenzio, una chiusura al mondo dell’eros, che porta inevitabilmente alla morte.

D’altro canto, c’è da chiedersi se il nostro mondo moderno, a dispetto delle apparenze, abbia perso la reale portata dell’eros, riducendolo solo a un fatto meccanico.

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Giuseppe Volpe
Giuseppe Volpe è nato nel 19/04/1986 ad Andria. Ha conseguito nel 2010 la laurea triennale in Lettere classiche con una tesi in Didattica del greco sugli epigrammi erotici di Paolo Silenziario, poeta bizantino, conseguendo nel 2013 la laurea magistrale in “Filologia, letterature e storia dell’antichità” con una tesi in Paleografia greca. Pubblica nel 2006 la sua prima raccolta di poesie, “La natura dei simboli”, e nel 2008 la seconda raccolta poetica, “Il fuoco”, e poi nel 2013 la terza, “Piccolo Canzoniere, poema d’amore tra l’anima e Dio”. Ha partecipato a vari concorsi letterari ottenendo ottimi risultati, collaborando anche con artisti locali per la produzione di spettacoli teatrali.

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