“Nella fede, come nell’amore, i silenzi sono più eloquenti delle parole”
(Blaise Pascal)

Sono tanti i silenzi che costellano qua e là la nostra umanità, ma vorrei soffermarmi a riflettere con voi solo su tre silenzi in particolare: il silenzio esteriore, il silenzio interiore e il silenzio di Dio
.
Il silenzio esteriore: è già disposizione al silenzio interiore; solo facendo silenzio intorno a sé è possibile fare silenzio dentro di sé. In luogo del fracasso del mondo che rischia di romperci i timpani, sarebbe bello lasciare il passo a un silenzio esterno che avvolga la massa, la folla e la indirizzi a qualcosa di più importante e vero. Ma purtroppo è difficile far tacere il mondo in cui viviamo, anzi si fa di tutto pur di colmare i vuoti di parole con il chiacchiericcio e magari anche lo sberleffo. Si ripropone ancora oggi quello che gli antichi chiamavamo “horror vacui”, cioè il terrore del vuoto.
Ma il silenzio non è il vuoto. Anzi, permette di riflettere sulle cose che facciamo o ci accingiamo a fare, di ricordare chi abbiamo incontrato nel corso delle nostre giornate e di meditare sulle parole che ascoltiamo e che diciamo.

Ecco che dal silenzio esteriore si passa al silenzio interiore: il silenzio che turba e che consola; che se da un lato trafigge il cuore con la spada dell’inquietudine, dall’altra fa scendere sul cuore dell’uomo il balsamo della tranquillità.

Roberto Benigni, nella sua meditazione sui dieci comandamenti, giustamente ci ha ricordato che il nostro corpo durante gli anni ha fatto grandi salti e attraversato grandi traguardi, ma la nostra anima è rimasta indietro. Se non avremo il coraggio di fermarci e fare silenzio, luogo privilegiato per rispondere alle domande (Dove sei? A che punto è la tua vita?), la nostra anima si perderà.

Ma anche il silenzio interiore fa paura all’uomo contemporaneo, perché evoca ricordi, pensieri, immagini, grida, parole che fanno paura. Ecco perché ci è più facile scendere nel fracasso della piazza, sulla strada dell’attivismo sterile, piuttosto che domandarci dove siamo, da dove veniamo e dove andiamo.
Il silenzio, quindi, non è assenza di parole, ma ha un proprio linguaggio, che include la capacità dell’ascolto.

Terzo silenzio: il silenzio di Dio.
Bisogna riconoscere che questo è un argomento spinoso e pieno di iridescenze e solo coloro che hanno vissuto tale esperienza possono capire.
Tante volte e in diversi modi, pensando ai campi di concentramento nazisti, ma anche nelle notti oscure della nostra vita, si è elevata fino al cielo la domanda: Dio dove sei? E la risposta è stata solo un cielo muto. Questo è il silenzio più tremendo, soprattutto per chi si sforza di credere.

Vorrei ora qui evocare una voce che ha cercato di dare risposta a questa domanda. Non è una personalità ebrea, ma tedesca. Ed è la voce del papa emerito Benedetto XVI, che visitando i campi nazisti ebbe a dire: ‹‹Noi non possiamo scrutare il segreto di Dio – vediamo soltanto frammenti e ci sbagliamo se vogliamo farci giudici di Dio e della storia. Non difenderemmo, in tal caso, l’uomo, ma contribuiremmo solo alla sua distruzione. No – in definitiva, dobbiamo rimanere con l’umile ma insistente grido verso Dio: Svégliati! Non dimenticare la tua creatura, l’uomo! E il nostro grido verso Dio deve al contempo essere un grido che penetra il nostro stesso cuore, affinché si svegli in noi la nascosta presenza di Dio – affinché quel suo potere che Egli ha depositato nei nostri cuori non venga coperto e soffocato in noi dal fango dell’egoismo, della paura degli uomini, dell’indifferenza e dell’opportunismo››.
Dunque, esiste un’eloquenza del silenzio, come ci ricordava Pascal.

Dio parla attraverso il luogo privilegiato del silenzio sottile, ma l’uomo purtroppo non è abituato a fare silenzio e così si ritrova a non saper decifrare le parole in esso nascoste.

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Nicola Montereale
Nicola Montereale è nato a Trani (BA) il 1 Febbraio 1994 e vive ad Andria. Ha conseguito la maturità classica presso Liceo Classico “Carlo Troia” di Andria, e negli anni 2007-2010 è stato alunno presso il Seminario Diocesano. Attualmente studia presso l’Istituto Teologico “Regina Apuliae” di Molfetta. Inoltre, è autore di un saggio di ricerca, pubblicato nel 2013 e intitolato “Divinità nella Storia, Dio nella Vita”.

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