Ha passato le ultime giornate a vedere fumo, l’Italiano Sfiduciato. Ovunque fumo che offuscava la vista. La mente. Il Nepal trema. Sotto un ruggito di terra 7.365 vite. Sono rimasti, al momento, solo posti in piedi. Non c’è tempo per sedersi, pensa l’Italiano sfiduciato tra sé e sé.

In piedi anche il Ragazzo d’Oro indaffarato a cercare aiuto per la storia di 800 sognatori che, illusi dai film dei Vanzina e di Walt Disney, hanno trovato solo mare. Hanno smesso, una volta per tutte, di sognare. Perché l’Italiano sfiduciato, questa volta al figlio, l’adolescente sfiduciato, vorrebbe dirgli che i sogni “non son desideri” e che Babbo Natale è davvero esistito ma, visto l’andazzo, è andato a lavorare in un Call-Center con “fisso garantito”. Fesso. Teme che lui, però, queste cose già le sappia.

All’impiedi. Tutti ad allungare mani in barche, per tirare in salvo altri come noi, tinti di nero. Tutti in piedi a togliere massi addosso ad altri come altri come noi, tinti di polvere. A ripulire il macello fatto da altri come altri come altri come loro. Tinti di Black. Intenti a buttare in acqua e sotto le macerie il lavoro, il sogno, la storia e i sacrifici di un uomo che dovrà starsene, anche lui, in piedi. In attesa di ricominciare. In piedi, come quelli che vogliono pacificamente lavorare.

In piedi come la bandiera Italiana. Sventolata sui cantieri dell’Expo. Boom di visite. Curiosi. Tutti in piedi, ad applaudire l’Italia. L’Italianità però, resta fuori, seduta. Adagiata. In piedi al mini-market al bancone dei salumi. Col numerino: “Sessantotto”. In attesa del proprio turno. Il Filippino prende le 4 buste della spesa bianche e, in compagnia della signora “Romana camuffata”, si appresta a prendere l’uscita: “Guarda” – fa sapere la donna – “a mme me piace solo Indiano; il mango”. Di risposta il Filippino annuisce.

Expò. “Solo posti in piedi, signori. Solo posti in piedi”, le urla che escono dalle porte aperte del treno regionale alla stazione. Iper-regionale. Due vagoni regionalissimi. Si parte in troppi e si arriva come una grande famiglia. Tutti sanno tutto di tutti. Tutti. Tutto. Una confusione pazzesca. Le fermate si annunciano urlando : “Froxinonz”, “Ndo’ stamo?”, “Froxinonz! Signora bella”. Si scende tra strette di mano, mani schiacciate e auguri: “Mario scende?” “Si caro. Salutami tanto i bambini”. “Certo amico mio, sarà fatto!”.

Un mix tra una presentazione dei giocatori di una squadra dell’NBA all’uscita degli spogliatoi e una partita di briscola alla bocciofila. Tra un ritardo e una vagonata di insulti al capotreno e alla Signora Trenitalia, ti scopri leader politico e magari anche cugino del tuo dirimpettaio di sedia. Un vagone molestissimo, insomma.

Un film già girato. Una sceneggiatura già scritta. Un salotto. “Compagni di scuola 2”, il titolo. “Renzi parla. Bla bla bla”, “Solo chiacchiere, signora! Solo chiacchiere!”, “Pensi che in Francia, m’ha detto un amico, ci sono posti di blocco ovunque. Ovunque. Passa col rosso? Viene preso e sanzionato. Sanzionato”. Il vagone annuisce. “Ho visto più di quelle cose che nemmeno nel Far West! Credetemi”. “Ma vi ricordate quando viaggiavamo da ragazzi? I treni con il corridoio. Quelli che prendevamo di notte per andare in caserma, quando c’era la leva obbligatoria”. “C’era volontà!”. “E poi, te, che sei pulito invece, devi pagà! E questi rubano!” ,“È la legge italiana”. “Ao’ nemmeno pe’ fa na legge elettorale se riescono a mette d’accordo!”. “C’ha ragione Salvini. Io non so razzista ma c’ha ragione Salvini signora.

E, tra chi chiede gentilmente “n’accelerata” e chi, invece, si preoccupa per lo status dei freni, si continua: “Pensi, meglio così che prendere un aereo a 19 euro! Un amico mi ha spiegato che questi usano il carburante scadente e la manutenzione non le dico proprio”, “Ma poi se per 19 euro te ritrovi il comandante di quell’aereo tedesco? Lasciamo stà guardi”, “Per me ci vorrebbe qualcuno che controlli i due piloti. Un terzo che li tenga d’occhio”. “Ma dove stanno i vecchi centri produttivi italiani?”, “Se semo venduti tutto ai Cinesi! Un tempo stavano con il cappellino di paglia, l’aratro e i buoi. Oggi c’hanno tutto loro!”. “Non c’è lavoro”, “Non me ne parli! Io c’ho un contratto non retribuito! A 50 anni”, “E come fa scusi?”, “Mi faccio il culo!”, “Ne parli con il sindacato”, “Ora le racconto n’a storia..” – dopo cinque minuti – “E il sindacato che fa?”, la domanda in coro dei passeggeri sbigottiti. “Protegge sto figlio de na mignotta”, la risposta secchissima. “Me servirebbero dei Santi in Paradiso”, “Ma non finiscono mai i santi in paradiso?” – risate – “Chiami Le Iene, Striscia”. “Dov’è finita la meritocrazia? Dov’è?”. “Credo che si debba ripartire dalla scuola!”, “Abbiamo raggiunto proprio l’apice”. “Lei dove va di bello?”, “Guardi, sto andando ad un funerale!”, “Mi spiace”, risponde la signora. Il gelo. La carrozza, la toilette e i passeggeri tutti, si stringono al dolore. “Un vecchio zio. Se l’è goduta la vita. Però non riusciva più a stare in piedi!”

Sembravano tutti in piedi, quest’anno, al “concertone” del Primo Maggio a Roma. Disoccupati, studenti, stagisti non retribuiti, modelle di Instagram e filosofi del cinguettio. L’iPhone in mano e un sogno lasciato in un comodino di Ikea. Alla classica domanda “Romaaaa, ci siete?!”, la risposta era : “Aspè aspè che sto postando una foto”, “Ripeti Ripeti!”. Mainstream. Tutti alla ricerca di un posto per sedersi. Tutti doloranti. Dolore alle rotule e la schiena a pezzi. È cambiato il mondo del lavoro.

Sono cambiati i lavoratori al concerto. L’unico “Bella Ciao” che si sentiva proveniva dal venditore di Rose. “Ciao Bella, Rosa?”. Expò. Basta semplicemente camminare per essere immersi in un esposizione permanente d’Italianità. Un padiglione a forma di stivale circondato dal mare. Tutti i giorni è un Expò pazzesco; geniale. Perché alla fine possiamo girare il mondo in lungo e in largo, potremmo passare l’estate a Sharm-el-Sheikh e potrebbe piacerci persino “indiano” il mango, ma ci lamenteremo continuamente del nostro posto in piedi o del nostro posto da seduti.

Poiché siamo e resteremo sempre così : un popolo di eterni poeti e cantastorie.

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Casertano di nascita, francese d'adozione. Nato nell'aprile 1991. Per anni ha inseguito il sogno di diventare musicista, per poi capire che, forse, era meglio iscriversi alla facoltà di Scienze Politiche. Nel 2014 studia un anno presso Sciences Po Toulouse, dove ha conseguito il certificato di studi politici. Ha seguito, nel team organizzazione e comunicazione, alcune campagne elettorali tra cui le municipali francesi 2014. Appassionato di musica, soprattutto jazz e comunicazione, quella politica. Ama viaggiare, l'arte e lo sport. Scrive per varie testate online, occupandosi di fatti di politica italiana e sopratutto estera. È autore del romanzo "Solo tre giorni", disponibile in vendita su iTunes e Amazon.

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