Caro Presidente,

ti scrivo a nome di quegli italiani che sono lieti e fieri della tua elezione (e non sono pochi).

Per diversi aspetti della tua personalità, ti percepiamo come la persona che tutti si aspettavano di avere a capo di questa complicata comunità italiana; cioè, non uno di quei politici che ruotano da anni intorno al potere, non un manipolatore di voti, non uno scafato organizzatore di alleanze pro domo suo.

Siamo, innanzitutto, felicemente sorpresi e sollevati dal fatto che non sei apparso in nessuna delle lunghe e numerose sceneggiate televisive della politica che preludono a questi appuntamenti elettorali, dove i tuoi ex colleghi si sono impegnati a fare previsioni più o meno fasulle, e dettate dalle veline delle proprie botteghe.

Siamo, altresì stupiti delle diavolerie di Renzi, che alla fine, hanno partorito una soluzione così giusta e direzionata ad un “giusto”. Abbiamo gioito, soprattutto, del fallimento politico di quelli che volevano anteporre l’elezione di un uomo per bene, a tutte le loro beghe e compromessi politici; fregandosene altamente del fatto che alla gente, quella buona, non interessava un Presidente partorito dal baratto politico, ma semplicemente una degna persona che potesse essere, come un capofamiglia che si rispetti, un esempio per gli italiani, e non a parole, ma con fatti concreti. E la tua vita di fatti e di serietà ci pare che ne abbia da vendere.

Caro Presidente, a te per essere gradito anche a certa opposizione, è mancato lo scheletro nell’armadio, ossia quella parte oscura che permette a chi deve continuare a fare scempio della politica e dell’Italia, di poter puntare l’arma del ricatto.

Non voglio immaginare con quanto impegno certa stampa e tv di conduzione familiare, si sia tuffata alla ricerca di buchi neri nella tua vita, tali da rassicurare il proprio leader. Questa Italia, a volte, sembra proprio irriducibilmente votata allo sfacelo se non riesce, nemmeno di fronte ad un fatto così importante e speciale qual è la elezione del Capo dello Stato, a mettere da parte i propri interessi particolari e le proprie squallide caratteristiche, per dare almeno per una volta una unità di intenti rivolti al bene comune.

Purtroppo, questo Paese ci sembra ancora poco distante da quello delle Signorie medievali, dato che il territorio e gli interessi nazionali sono frazionati in tanti piccoli domini (elettorali), che si combattono e si alleano fra di loro per sopraffare o per sopravvivere. Per questo ci basta vedere il teatrino dei leader dei partiti che a parole si sbranano e poi, quando meno te lo aspetti, li vedi sorridenti e a braccetto.

Ora, caro Presidente, tutti guardano a te con aspettative che forse vanno anche al di là di quelle che sono le tue competenze costituzionali e, a parte la solita retorica invocazione del “Presidente di tutti”, ormai entrata nello stupidario del linguaggio politico, abbiamo sentito, da quasi tutti quelli che temono la tua onestà, assegnarti il ruolo di “arbitro”. Il che ci appare un’altra bella trovata per un ruolo di così alto profilo morale e civile.

Non mi sembra che il compito di un Presidente sia quello di arbitrare e porre freno alle frequenti liti di piazza che ormai da tempo, con volgarità ed eccessi, stanno facendo scempio di ogni dignità parlamentare e purtroppo, non essendo dirottati dalle tv in orari protetti, anche di quel che di buono resta nell’idea dei più piccoli. La tua risposta a questo messaggio ci pare sia stata esemplare: “Io sarò buon arbitro ma voi comportatevi bene!”

Come dire: se devo essere arbitro, voi dovete essere dei buoni atleti. Ma si sa bene che tra i partiti la regola è la scorrettezza, e la lealtà un’eccezione. Ci rassicura anche la tua profonda conoscenza della politica e della Costituzione, assente nella mente e nelle coscienze dalla maggior parte di quei grandi elettori, che parlano a vuoto senza conoscerne il valore, i sacrifici e le vite pagate per conquistare i principi in essa contenuti.

Caro Presidente, se ci è permesso esprimere un piccolo suggerimento, vorremmo dirti, in ultimo, di non perdere mai il contatto con la gente, con l’umanità di quegli italiani che, ogni giorno, affrontano il loro lavoro, i problemi della famiglia e dei figli ed i tanti disagi creati dal malgoverno; che, con la sola forza delle loro braccia e del loro cuore, sperano di fare di questa Nazione un Paese degno nel quale nascere e vivere; gente umile che non aspira ad altro che a lavorare e vivere in pace.

Buon lavoro, Presidente.

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Aldo Tota
Aldo Tota Un’esperienza giovanile nel giornalismo sportivo (Corriere dello Sport), laurea, master in comunicazione e giornalismo e, quindi, un lungo periodo di lavoro nella pubblica amministrazione. Nel corso del quale ha diretto vari servizi e, tra l’altro, quello relativo alla comunicazione e alle relazioni. Una collaborazione con la Casa Editrice EtEt, della quale è stato anche socio fondatore. Infine, iniziative culturali e volontariato con l’Associazione Andria Futura.

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