Le Rane di Aristofane iniziano con il coro le cui voci sono quelle degli iniziati dei misteri di Eleusi, anime beate presenti nell’aldilà. Infatti, il coro propone una serie di inni religiosi di alto livello poetico. Il dio Plutone propone ad Euripide e a Eschilo di scontrarsi in un agone avente come arbitro Dioniso, che comicamente è rappresentato come un giudice incompetente.

Seguono dunque i canti: prima Euripide cita parti cantate dell’avversario Eschilo (sia di frammenti sia di opere intere), poi Eschilo cita parti da tragedie euripidee; si tratta in questo caso di brani inventati che non sembrano avere dei riscontri, una parodia della maniera compositiva euripidea, come per esempio il personaggio della fanciulla che piange perché gli hanno rubato il gallo.

Nella parte finale l’agone è deciso sul piano dei contenuti con una valutazione basata non tanto sulle abilità artistiche dei due poeti, quanto su un giudizio storico utile per la salvezza della città di Atene. La domanda viene posta ai due poeti da Dioniso. Essendo Alcibiade in esilio in seguito alla battaglia dell’Archeusa, la questione era: richiamarlo o lasciarlo ancora in esilio?

Euripide risponde dando un consiglio fasullo, dicendo che bisognerebbe costruire una macchina volante fatta da due personaggi politici, che Aristofane critica fortemente (uno era grasso e l’altro magro), che spruzzassero acido negli occhi dei nemici. Eschilo risponde dicendo di investire sulla flotta come fecero esattamente Temistocle e Pericle contro gli Spartani. Dioniso a questo punto premia Eschilo, donandogli la palma e portandolo sulla terra, in quanto dà un giudizio utile per la salvezza di Atene.

Alla luce di quanto è successo nel panorama culturale italiano si può attualizzare le Rane di Aristofane, soprattutto facendo riferimento alle trasmissioni della RAI, quell’ente radiofonico televisivo, per cui i cittadini pagano una tassa governativa salvo usufruire di un servizio molte volte inadeguato o meglio carente di vera informazione. Basta citare un Bruno Vespa che invita la figlia di un presunto boss mafioso alla sua trasmissione…

L’interrogativo che toccò ai due poeti più famosi dell’antica Grecia – Eschilo ed Euripide – risuona ed è ancora più attuale che mai: cosa giova al bene dello Stato? Assicurare alla massa panem et circensem, per assopire le coscienze del popolo, o dare risposte concrete ai bisogni della gente? A domanda retorica, non occorre rispondere e, del resto, non crediamo che giungerà, almeno per ora, una risposta: di certo, non l’ascolteremo su Porta a Porta.

CONDIVIDI
Articolo precedenteUn regalo gastronomico da condividere con i lettori di Odysseo
Articolo successivoLa tela di Dido
Giuseppe Volpe
Giuseppe Volpe è nato nel 19/04/1986 ad Andria. Ha conseguito nel 2010 la laurea triennale in Lettere classiche con una tesi in Didattica del greco sugli epigrammi erotici di Paolo Silenziario, poeta bizantino, conseguendo nel 2013 la laurea magistrale in “Filologia, letterature e storia dell’antichità” con una tesi in Paleografia greca. Pubblica nel 2006 la sua prima raccolta di poesie, “La natura dei simboli”, e nel 2008 la seconda raccolta poetica, “Il fuoco”, e poi nel 2013 la terza, “Piccolo Canzoniere, poema d’amore tra l’anima e Dio”. Ha partecipato a vari concorsi letterari ottenendo ottimi risultati, collaborando anche con artisti locali per la produzione di spettacoli teatrali.

LASCIA UNA RISPOSTA