Alcuni storici locali, principalmente il D’Urso, sostengono che l’antico nome di Andria fosse “Netium” e cercano una convalida a questa loro tesi in un passo del “De situ orbis” di Strabone (63 a.C.-19 d. C.), in cui è scritto: Sono due le vie, che gli asini attraversano: i Peuceti (popolazione indigena che abitava il nord-barese, ndr), che sono chiamati Pedicoli, e anche i Dauni e Sanniti, fino a Benevento; in quella via (Appia, ndr) ci sono le città: Egnazia, Ceglie, Netium, Canosa etc…”.

Il D’Urso riteneva che la via di cui parlava Strabone fosse la via Appia, che fiancheggiava le località Ceglie e Canosa, ma non si era reso conto di aver ridotto la “regina viarum” ad una mulattiera. Infatti, la via Appia serviva a collegare Roma con Taranto per i numerosi traffici commerciali, e molto probabilmente costeggiava Andria/Netium, ed era una strada molto importante, anche come teatro di storia che vide la crocifissione degli schiavi ribelli, guidati da un gladiatore, Spartaco, lungo tutta questa via durante la Guerra degli schiavi (71 a. C.).

Ma tornando ad Andria, il nome Netium potrebbe corrispondere a una denominazione di qualsiasi altro territorio alle dipendenze di Trani in epoca bizantina e longobarda.

Secondo lo studioso Colella, il nome Netium potrebbe derivare dal greco Netion, che ha una base di origine sicula-greca: “na” col significato di “abitare”, che deriva da “nao=abito” o “nèos=tempio”. Quindi, Netium significherebbe “paese” o “borgata”, e secondo il Colella dovrebbe trattarsi della stessa città di cui parla anche Plinio il Giovane. Sempre, il Colella sostiene un’altra etimologia, che deriva da Castrum Netii, occupata dai Saraceni nel 1009: lo storico ritiene che sia stata l’antica denominazione dell’odierno Castel del Monte, da cui derivano altri nomi come: Castrumonte e Altis Montis oppidi, in cui però manca il denominativo di Netium.

C’è anche chi afferma che “Andria” derivi da “Andros”, isola dell’Egeo, nome ricevuto dall’eroe omerico Diomede, suo fondatore. A tal proposito, lo studioso De Sanctis ritiene Diomede “una di quelle divinità che, trasformate in umane figure di guerrieri avventurosi, hanno finito con l’essere inserite fra gli assalitori achei di Troia”.

Altri storici locali sostengono che Andria derivi da Andrèia che significa in greco “città virile, coraggiosa”. La sua origine dovrebbe risalire al periodo bizantino. Altri affermano che il nome della città derivi dal suo primo patrono, Sant’Andrea, a cui fu dedicata un’antichissima chiesa, ormai scomparsa, si potrebbe così anche accettare il passaggio fonetico da Andrea ad Andre. Il prof. Salvatore Liddo in un suo studio, condotto sulle condizioni edilizie del quartiere Grotte di Sant’Andrea ritiene discutibile la tradizione popolare, che esso fu il nucleo originario di Andria.

Il Cafaro collega il nome Andros/ Andre alla presenza dei monaci basiliani nelle laure istituite nel nostro territorio.

Resta il fatto che solo con Pietro il Normanno compare per la prima volta il nome “Andria”. Andria fu, infatti, fondata da Pietro il Normanno, dopo che nel congresso di Melfi (1043), i Normanni gli ebbero assegnato la contea di Trani, da conquistare. A questo proposito si riferiscono alcuni versi del poeta Guglielmo Apulo, di età medievale, che cosi scrive: “Edidit hic Andrum, fabricavit et inde Coretum/ Buxilias, Barolummarisaedificavit in oris”. Ovvero: “Ha edificato qui Andria, ha costruito e edificato Corato/Basilio, la piccola Bari sulle spiagge del mare”.In verità non si trattò di vera e propria fondazione, ma di elevazione della “villa” preesistente al rango di “civitas” fortificata.

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Giuseppe Volpe
Giuseppe Volpe è nato nel 19/04/1986 ad Andria. Ha conseguito nel 2010 la laurea triennale in Lettere classiche con una tesi in Didattica del greco sugli epigrammi erotici di Paolo Silenziario, poeta bizantino, conseguendo nel 2013 la laurea magistrale in “Filologia, letterature e storia dell’antichità” con una tesi in Paleografia greca. Pubblica nel 2006 la sua prima raccolta di poesie, “La natura dei simboli”, e nel 2008 la seconda raccolta poetica, “Il fuoco”, e poi nel 2013 la terza, “Piccolo Canzoniere, poema d’amore tra l’anima e Dio”. Ha partecipato a vari concorsi letterari ottenendo ottimi risultati, collaborando anche con artisti locali per la produzione di spettacoli teatrali.

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