Le mie bambine sono belle. Le mie bambine sono belle e felici.

Vivono serene, amate e, perché no, anche un po’ viziate.

Ci sta; sono piccine, ben educate e gentili e sembra che se le attirino, le coccole. Chiunque le conosca finisce per innamorarsene.

Sono le mie piccole donne. Il mio orgoglio di madre.

A me piace parlare, raccontare loro storie e aneddoti di ogni genere; passiamo ore ed ore insieme. Vorrei proteggerle da ogni male del mondo, vorrei che conoscessero solo amore e tenerezza; che vivessero in un mondo tinto di rosa come la loro stanzetta, ma la realtà è diversa e per quanto io cerchi di edulcorarla a volte fa male, incide i loro cuori di sofferenza e angoscia.

Io rido, cerco di sdrammatizzare – Il mondo è un grande guazzabuglio – dico loro con aria leggera  –  come quando vi togliete i vestiti e li gettate alla rinfusa sulle vostre sedie e poi, dagli a cercare per ore…

– Mamma, hai visto la mia sciarpa?

– Mammina, mammina hai preso tu il mio berretto?

E a volte si litiga per accaparrarsi qualcosa, proprio come l’altra sera. Che gran caciara per un paio di guanti di cui tutte rivendicavano il possesso per poi scoprire che erano i miei guanti che Teresa, la grande, quella che ormai si atteggia a “femmina fatta”, mi aveva sottratto dalla borsa.

Le piace tanto quel bordo di piccole perline che ne adorna il polso. Li indossa e si pavoneggia, rimirandosi le mani da lontano mentre quelle file di perline brillano alla luce come piccoli diamanti.

Lei non sa che io l’ho vista e faccio finta di niente, che me lo ricordo ancora cosa combinavo io, ai vestiti da sera di mia madre….

Giochiamo spesso insieme e il più delle volte a farne le spese è quel sant’uomo di mio marito. Siamo tante. Chiassose, gioiose e innamorate di lui. E ce lo contendiamo e siamo gelose. Guai a rivolgere uno sguardo in più ad una delle quattro; guai a  dimenticare un bacio, una pacca sulla spalla all’arrivo di un bel voto.

– Perché a lei sì e a me no? – borbotta la più grande.

– Se ci va lei, ci posso andare anche io – è il motivetto della più piccola

E la mezzana, mi sa tanto che è la saggia della famiglia. Sorride  sorride e alza le spalle  corrucciata, come a dire , va bè, meglio che non mi ci metta pure io.

Dite che siamo un‘ eccezione? Dite che non siamo veri? Tranquilli. Anche noi abbiamo il nostro carico di problemini, come tutte le famiglie del mondo ma andiamo avanti, amandoci e sostenendoci l’un l’altro, per quel che si può.

E poi, una mattina ti svegli e comprendi che hai fatto davvero un buon lavoro con loro, che ne hai fatto veramente delle donnine in gamba, pronte ad affrontare quel gran guazzabuglio che è il mondo con grande sensibilità ed è allora che  ringrazi per tutto ciò che tu puoi garantire loro, ringrazi per essere nata dalla “parte giusta”, per aver un colore , un credo, un luogo dove vivere che ti consentano di veder crescere le tue bambine in un mondo “  abbastanza rosa”.

Ah, dimenticavo …è successo questo nei giorni scorsi.

Lo sapete tutti vero, erano i gironi della memoria, quelli in cui ricordiamo…

E mia figlia mi ha mostrato il lavoro che doveva portare a scuola a conclusione di tutti i discorsi, le rappresentazioni, di tutto quel ricordare.

Ha solo 10 anni e il suo dolore, il suo recondito timore di un mondo troppo difficile da comprendere, lo ha espresso così:

Mi trovo nel letto come le mie sorelline e sono felice perché domani compio 10 anni!  Mamma sale in camera,  ci fa alzare dal letto  e ci dice di vestirci in fretta ; chiediamo il motivo, non capiamo più niente.  Scendiamo e vediamo dei tedeschi con  divise verde militare e cerchiamo di nasconderci per non farci vedere. 

Mamma ci prende per mano, ci dice di andare , però noi piangiamo perché vediamo la nonna piangere,  maltrattata dai tedeschi . Posso sentire il cuore battere talmente forte come se stesse per esplodere. 

Sento pianti,  urla e parole tedesche che non capisco, ma vengono pronunciate in modo aggressivo e violento.

Fuggiamo senza una met , purtroppo dietro un angolo incontriamo dei tedeschi che ci prendono strattonandoci: veniamo prese anche noi! …io mamma e le mie sorelline.  Ci mettono su  un vagone di un treno merci . 

Siamo almeno una cinquantina di persone, si sta stretti, senza cibo, senza acqua; siamo  tutti impauriti e turbati , ci chiediamo con angoscia perché i tedeschi ci hanno rapito . Sento un odore sgradevole,  il brusco movimento del treno, lo stridio metallico  dei freni . Dove siamo diretti? 

Ecc , ci portano in un brutto posto, ci mettono in fila e ci tolgono tutti gli oggetti che abbiamo : collane , bracciali ,   soldi , occhiali …ma perché? 

Ora i tedeschi ci hanno tatuato un numero sul braccio sinistro , ci hanno rasato i capelli e ci hanno separate da mamma.

Ci hanno messo dei vestiti a righe bianche e nere. Qui ci sono delle grandi ciminiere e  nell’aria si  sente uno strano odore che non ho mai sentito prima. Ecco il pasto,  un misero pasto che consiste in una fetta di pane e un bicchiere d’acqua ; io e le mie sorelle abbiamo  paura …dov’è la mamma?

Tutti sono magri, si vedono le ossa .

Arriva un tedesco e ci invita a  fare una doccia e io mi rallegro e mi offro volontaria insieme a tanti miei amici e alle mie sorelline. Lo seguo insieme agli altri, ci portano in una camera ,  ci fanno spogliare e poi entriamo in una grande stanza …ci chiudono dentro. 

Si sente un odore strano…mi sento confusa e assonnata …vedo tutto sfocato…ora vedo solo il nero delle mie palpebre chiuse… ho sonno…”.

 

Paola Colarossi e Maria Pia Zicolella

 

 

 

FonteDisegno: Maria Pia Zicolella
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Paola Colarossi
Sono Paola Colarossi, Insegno matematica e scienze presso un Istituto comprensivo di Andria e mi piace scrivere... Dal 2005 al 2009 ho collaborato, in qualità di redattrice dell’ambito scientifico, alla stesura di “Eirene” foglio di ricerca e cultura della pace, una pubblicazione periodica promossa dell’Assessorato alla Pubblica Istruzione e Cultura del Comune di Andria, in collaborazione con la Sezione di Pedagogia Interculturale dell’Università di Bari. Dal 2010 al 2012 , sempre con la stessa qualifica ho collaborato con la rivista “Scuola e Didattica”, editrice La Scuola, Brescia. Poi il grande salto... Nel 2012 ho scritto il mio primo libro “ E’ solo questione di tempo. La mia vita, una favola” edito da Etet, Andria , pubblicato nel 2014 e da allora gestisco una pagina facebook a mio nome all’indirizzo https://www.facebook.com/paolacolarossi Ho partecipato all’edizione 2014 di “Libri nel Borgo Antico, conversazioni con gli autori nelle piazze del centro storico”, manifestazione pubblica del Comune di Bisceglie. E adesso...eccomi qua!

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