Le alterazioni della vita amorosa e della vita sessuale si fondano sulla negazione, da parte della persona, della modalità di vita e relazione duale che aveva scelto, sul riemergere di modalità di esistenza ristretta, isolata, centrata sull’Io, con il suo bisogno di potenza e dominazione dell’altro, con l’utilizzo del corpo dell’altro in quanto semplice oggetto di desiderio e non più strumento di realizzazione della promessa di amore.

Nell’ampio spettro delle alterazioni e dei disturbi della vita amorosa e sessuale che si apre davanti a noi, vengono così a individuarsi innanzitutto situazioni di “insufficienza”, “deficienza” e talvolta persino di “degrado di questa immagine ideale, quasi sempre disseminata da trascuratezza, egoismo, tradimenti etc.

Questo amore, comunque, pur ferito, continua sempre a tendere verso la maturità umana, verso il raggiungimento della sua promessa, può addirittura aprirsi al perdono, non è amputato del suo obbiettivo. Rimane sempre una modalità di vita e relazione duale!

Molte di queste situazioni vengono definite, da un punto di vista morale, come “lussuriose”, termine che coincide con la parola “lusso”, che indica una esagerazione, o con la parola “lussazione”, che significa, appunto, deformazione o divisione della immagine dell’amore.

Esse rientrano nel vasto ambito delle debolezze umane e rappresentano la quasi generalità delle nostre storie di amore!

Dove invece la trasparenza dell’amore nella pienezza della esistenza spirituale risulta compromessa dalla ristrettezza dell’Io e dall’angoscia dovute a disturbi psichici, fondati quindi non più sulla fragilità umana quanto su fattori intrinseci limitanti la personalità (senza entrare nella discussione se questo sia dovuto ad elementi costituzionali, a deficit maturativo o ad altre influenze contingenti ed esterne), compaiono le forme mutilate dell’amore, ora ridotto alla espressione pulsionale dell’atto sessuale, forme che vanno al di là di una valutazione morale.

Molte sono le condizioni che meglio possono chiarire questi aspetti.

Prendiamo in considerazione, per esempio, le esperienze sessuali dei soggetti ipocondriaci. Questi vivono una esperienza del proprio corpo continuamente oggettivata e fluttuante.

L’ipocondriaco si declina radicalmente nella modalità monopolare dell’avere un corpo piuttosto che in quella dell’essere corpo ed avere un corpo. Il corpo assume per lui un portato deformato e talvolta addirittura minaccioso, che invade e riempie tutto il campo della coscienza, impedendo così l’apertura autentica e trasparente all’altro, anche nell’incontro sessuale. Il corpo che per i problemi, per esempio, di peso (ingrassamento e dimagramento) o di statura (troppo bassa o troppo alta), o di presunte malattie di questo o quell’organo, non corrisponde all’immaginario che la persona ipocondrica ha di sé, impedisce a questa ogni possibilità di trascendimento e di autentica apertura all’altro.

Altro esempio può essere l’esperienza sessuale vissuta dalla persona con disturbo fobico-ossessivo, in cui l’incontro sessuale può essere a tal punto coartato, privo cioè di ogni possibilità di scelta da parte del soggetto, da soddisfare esclusivamente la coazione all’atto, piuttosto che l’apertura all’altro nel dare e nel ricevere amore. La vita sessuale di queste persone è caratterizzata da una ricerca continua e compulsiva di nuovi partner, espressione della coazione all’atto sessuale piuttosto che apertura ad incontrare l’altro. L’assenza di stabili investimenti affettivi di queste persone esprime appunto la difficoltà ad instaurare relazioni affettive mature ed il bisogno di ottenere continue conferme a livello narcisistico.

La mancanza di libertà del soggetto con disturbo fobico ossessivo nel decidere la modalità di esperire la propria vita sessuale, fa venir meno anche il requisito di volontarietà degli atti sessuali che questi compie.

Spesse volte, in ambienti religiosi, queste persone si rivolgono ripetutamente al confessore, piene di scrupoli e sensi di colpa, esse invece avrebbero bisogno semplicemente del medico!

(Leggi: la prima parte; la seconda parte)

CONDIVIDI
Articolo precedente«Pronto, buonasera ho ammazzato mia moglie e mia figlia». La confessione di Abdelhadi Lahmar
Articolo successivoMigrazioni
Nicola Liso
Ho esercitato per oltre 40 anni la professione di neurologo e noto che oggi sembra di gran moda discutere di situazioni o comportamenti che riguardano l’uomo, servendosi di parole e concetti estrapolati da letture di di psicologia o psichiatria. Si cerca di dare una veste scientifica alle nostre opinioni, azzardando talvolta anche diagnosi specifiche, perdendo di vista la comprensione dello “specifico umano”, che sempre eccede le nostre categorie e che, come specchio, riguarda anche noi, in prima persona. Nelle mie brevi riflessioni presenterò alcuni aspetti della vita quotidiana di ognuno di noi, spesse volte portati all’attenzione di medici o psicologi, rileggendoli semplicemente come “accadimenti umani”, non rientranti nel patologico, cercando di de- psicologizzare e de- medicalizzare situazioni che, invece, sono proprie della condizione umana.

LASCIA UNA RISPOSTA