L’apertura all’altro nella dimensione dell’amore più intimo e oblativo si realizza nell’incontro sessuale.

Su questo argomento, tenendo ben fermo il punto di vista antropologico che guida queste riflessioni, molto ha approfondito e scritto Merlau-Ponty, al cui pensiero facciamo riferimento.

Secondo questo autore, la vita sessuale della persona non può essere ridotta alla pura e semplice esplicazione di funzioni ormonali o di soddisfazione di istinti e pulsioni sessuali; essa invece sorpassa continuamente il piano biologico di ognuno uomo, offrendo la chiave esplicativa della modalità della sua presenza al mondo, della relazione con l’altro, del suo pro-gettarsi nel futuro. A riprova di ciò, basta riflettere su come la sessualità umana non sia esclusivamente legata all’estro e alla necessità riproduttiva della specie.

La vita sessuale, intesa in questi termini, può essere pertanto definita “umana”. In essa parte rilevante assumono i sentimenti quali il desiderio, l’amore, il pudore e per questo motivo può essere ben considerata una modalità fondamentale dell’esistenza; con l’esistenza intesse una osmosi continua, entrando a far parte delle motivazioni fondamentali dell’agire umano. Con questo, però, non si intende né si può ridurre il senso della esistenza alla sessualità.

Queste premesse ben ci fanno comprendere come, nell’apertura all’altro che si concretizza nell’incontro sessuale, si manifesta la tra-scendenza dalla pura natura, dal piano biologico in senso stretto, in quanto nell’atto sessuale non si possiede soltanto il corpo dell’altro, bensì si possiede un corpo illuminato dalla coscienza e dalla libertà dell’altro.

Nell’atto sessuale si manifestano, infatti, il dono e la gratuità dell’offrirsi l’uno all’altro dei due amanti, nella libertà e responsabilità dell’incontro.

Guardando alla realtà di una relazione umana, intessuta di affetto e desiderio, viene di fatti superata la possibilità della pura oggettivazione del corpo, in quanto l’incontro avviene sempre tra due persone, che intrattengono una profonda relazione di amore.

La relazione di amore duale ed esclusiva tra due persone realizza così un modo particolare ed unico nel suo genere di “presenza al mondo”, un modo essenzialmente “a due”, irriducibile a fattori individuali, ed arricchente le persone coinvolte. L’amore, infatti, nella sua pienezza è un continuo e simultaneo dare e ricevere, fondato al tempo stesso e nella generalità dei casi nelle due declinazioni di maschile e femminile.

Questa forma di esistenza “a due” dà avvio ad una nuova modalità di “essere nel mondo”: il Noi” in cui l’amare e l’essere amato si congiungono, il dare ed il ricevere si intrecciano continuamente, dando così pieno significato e dignità all’eros umano, all’attrazione tra due persone. Eros, infatti, è la forza che accende il desiderio e la passione di amore.

Il farsi personale del desiderio implica un appellarsi ad un tu in carne ed ossa, al corpo di una persona ben determinata.

La realtà dell’amore, infatti, è attraversata dalla corporeità e si avvera nella corporeità, e gli amanti, in quanto corpo sessuale, costituiscono una realtà duale.

Questa rappresentazione, così alta e ideale, del rapporto amoroso, deve tuttavia confrontarsi con la realtà quotidiana delle “storie d’amore” degli uomini e delle donne, così come questi le vivono, storie a volte felici, a volte infelici, con alti e bassi, intrecciate da momenti di oblatività assoluta e momenti di trascuratezza o talvolta di tradimento ed egoismo, ma pur sempre storie d’amore!

L’immagine dell’ “amore umano, così come qui delineata, può essere considerata come la meta verso cui tendere, il punto di maturazione che si raggiunge a tappe, nella frammentazione quotidiana in cui questo amore viene vissuto, talvolta forte e fedele, talvolta fragile, appannato e pieno di compromessi, ma pur sempre rappresentazione storica di una esistenza a due, ricca e piena di significati per le persone coinvolte.

(Leggi: la prima parte; la terza parte)

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Nicola Liso
Ho esercitato per oltre 40 anni la professione di neurologo e noto che oggi sembra di gran moda discutere di situazioni o comportamenti che riguardano l’uomo, servendosi di parole e concetti estrapolati da letture di di psicologia o psichiatria. Si cerca di dare una veste scientifica alle nostre opinioni, azzardando talvolta anche diagnosi specifiche, perdendo di vista la comprensione dello “specifico umano”, che sempre eccede le nostre categorie e che, come specchio, riguarda anche noi, in prima persona. Nelle mie brevi riflessioni presenterò alcuni aspetti della vita quotidiana di ognuno di noi, spesse volte portati all’attenzione di medici o psicologi, rileggendoli semplicemente come “accadimenti umani”, non rientranti nel patologico, cercando di de- psicologizzare e de- medicalizzare situazioni che, invece, sono proprie della condizione umana.

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