Nel triste centenario della prima guerra mondiale c’è un episodio a cui spesso è dedicata poca attenzione: è la cosiddetta “tregua di Natale” (meglio nota come “Christmas truce”), un avvenimento inaspettato e straordinario che ha coinvolto decine di migliaia di soldati impegnati al fronte. Nelle ultime settimane uno spot pubblicitario di una famosa catena di supermercati britannica ha riproposto questo avvenimento, riscuotendo un grandissimo successo tra i social media.

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La vigilia di Natale del 1914 – la prima dallo scoppio del conflitto – i soldati tedeschi schierati nella zona di Ypres (in Belgio) decisero di decorare il bordo delle loro trincee con alberelli e candele e di farsi animo intonando alcune canzoni natalizie. Il loro canto penetrò tra le trincee nemiche e dal fronte opposto i commilitoni risposero all’appello. Poi accadde l’impensabile. Decine di soldati iniziarono a uscire disarmati dai rispettivi schieramenti per incontrarsi e scambiarsi dei doni. Mi piace immaginare il loro incontro con le parole di Ungaretti: “di che reggimento siete fratelli”? Con semplicità disarmante i loro doni rimpiazzarono le baionette, dando vita ad una “involontaria rivolta dell’uomo” di fronte agli orrori della guerra. Questa ondata di fratellanza e generosità ammutolì per un po’ l’ “aria spasimante” dei campi di battaglia. I giornali dell’epoca però tacquero per giorni. L’evento si poneva infatti in completa antitesi con quell’immagine dell’altro come “nemico a tutti i costi”, diffusa dalla propaganda nazionalista per giustificare il conflitto. Nessuno poteva accettare che il nemico demonizzato potesse tornare ad essere di nuovo … umano!

L’Europa di oggi è un continente (quasi) senza barriere, trincee o dogane, in cui è possibile comunicare in una stessa lingua con persone provenienti dai posti più lontani, con culture e abitudini assai diverse. Non si può tuttavia dimenticare che la pace di cui oggi godiamo è anche il frutto di atroci sofferenze che hanno macchiato di sangue i campi e l’asfalto delle nostre città. L’Europa ha saputo ricostruirsi col sudore e con la fatica, è riuscita a darsi un’identità nuova e soprattutto a concepire l’impossibile dopo anni di guerre cruente: unire i popoli, anziché dividerli!

Eppure, l’Europa di oggi pare divisa da una nuova guerra, meno sanguinosa ma non per questo meno carica di sofferenza. La crisi economica ha creato nuove trincee tra gli Stati. Nord e Sud, Est e Ovest corrono a velocità diverse e quello spirito di solidarietà e fratellanza che animava i padri fondatori sembra essere tristemente smarrito. La paura e la diffidenza nei confronti del “diverso” è sempre dietro l’angolo. L’Europa ha forse bisogno di una nuova tregua, per fermarsi un attimo e riflettere sul suo futuro. È ancora possibile che essa torni ad essere una terra di accoglienza e di sviluppo sostenibile, un ponte fra culture diverse in grado di dare ad ognuno il giusto spazio per esprimere le proprie naturali inclinazioni. È questa la battaglia più grande che le nostre istituzioni e tutti noi come cittadini responsabili siamo chiamati a combattere.

La tregua del 1914 ci ricorda che nessuna diversità potrà mai essere talmente grande da impedire agli uomini di incontrarsi e di trovare un punto in comune. Può sembrare un’impresa impossibile, ma a volte si sa “l’essenziale e’ invisibile agli occhi”. La ricetta è semplice: basta “restare umani”.

Buon Natale.

Daniele Fattibene


[Nella foto: soldati Britannici e Tedeschi si scambiano doni, durante la Christmas Truce, dal The Illustrated London News of January 9, 1915]

 

 

 

 

 

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Daniele Fattibene
Daniele Fattibene è un giovane ricercatore della…conoscenza! Mezzosangue apulo-lombardo, napoletano di adozione ed Europeista convinto (e un pò disilluso) è laureato in Scienze Politiche e Relazioni Internazionali a Napoli (L'Orientale) prima e Forlì (Alma Mater Studiorum) poi. Si occupa di questioni di sicurezza europea con un interesse particolare verso i Paesi dell’Europa dell’Est. È come tutti noi un Ulisse 2.0, un cittadino del mondo amante delle lingue straniere, del viaggio, dell’ignoto e delle verità “scomode”. Collabora con diverse riviste e magazine online tra cui "AffarInternazionali", "EastJournal", "Social Europe" e "Reset". Lavora presso l'Istituto Affari Internazionali (IAI) di Roma. Twitter @danifatti

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