Ancora casi di violenza contro le donne, monta la protesta.

La prima di cui ci è giunta notizia, sul finire del 2012, è stata Damini, violentata su un autobus da sei uomini, incluso l’autista, poi picchiata violentemente e abbandonata sul ciglio della strada: morta a 23 anni. La notizia colpì l’opinione pubblica internazionale, ma finì dimenticata poco dopo, archiviata come uno dei tanti episodi di violenza che purtroppo accadono nel mondo.

Poi, in una spirale sempre più violenta e rapida, sono emerse decine di casi sempre più bestiali: dieci ragazze sordomute vengono violentate in gruppo (maggio 2013), uno stupro causa la morte di una bambina di soli quattro anni (luglio 2013), poco dopo una di cinque è stuprata e mutilata, una dodicenne viene violentata e bruciata viva (gennaio 2014); gli ultimi casi, in ordine di tempo, sono quelli del maggio appena trascorso, che hanno visto due cugine rispettivamente di 14 e 15 anni violentate e impiccate, e del 2 giugno, quando una  ventiduenne è stata stuprata, costretta a bere acido e sfigurata dopo la morte con lo stesso metodo. E questi non sono che pochi episodi giunti alle agenzie di stampa: sono migliaia le donne di cui non si sa nulla, le cui sparizioni sono state messe a tacere. Si parla di uno stupro ogni 22 minuti.

La tradizionale divisione in caste e la cultura dominante che relega la donna a subalterna dell’uomo pongono le ragazze coinvolte, spesso poverissime, nella posizione non solo di non riuscire a difendersi, ma di non avere nemmeno la possibilità di denunciare i loro aguzzini. In uno dei casi sopracitati sono stati coinvolti ben due poliziotti locali, ufficialmente perché non hanno fatto partire le indagini nonostante la denuncia del padre di una delle vittime, il quale è stato anzi anche apertamente deriso.

È una situazione, quella indiana, talmente agghiacciante da sembrare irreale: un paese con una cultura millenaria, capace di portare al potere una donna, Indira Gandhi, già nel 1966 (e purtroppo anche di assassinarla nel 1984), un paese che si va configurando per crescita economica e industriale come una delle nuove potenze mondiali ma che si ritrova vittima di sé e delle sue contraddizioni: solo da un anno l’India ha cominciato a rendere più rigide le leggi contro lo stupro, ma troppe volte, soprattutto nei villaggi rurali, lo stupro è lo strumento con cui vengono puniti i comportamenti femminili ritenuti non idonei. Addirittura si è arrivati allo stupro di una donna giudice, drogata e ridotta in fin di vita.

L’escalation dell’ultimo periodo sembra però che stia smuovendo le coscienze tanto all’interno del paese quanto dell’intera comunità internazionale: si fanno sempre più forti i movimenti di protesta all’interno del paese e le richieste di petizioni online contro lo stupro e le violenze da parte di organizzazioni come Amnesty International (http://www.amnesty.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/7044).

La speranza è che, in India come nel resto del mondo, si possa giungere a una crescita culturale che metta fine a una pratica di violenza che rende immeritevole del titolo di essere umano chiunque se ne macchi.

Francesco Porro


[ foto Filippo Galentino ]

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