A Roma, all’ex Dogana, per la due giorni voluta da Nicola Zingaretti, è intervenuta una giovane andriese, Shady Alizadeh.

Riceviamo e ubblichiamo integralmente il suo testo

Sabato e domenica 13-14 ottobre ho partecipato a Roma insieme alla comunità di RiGenerazione Italia all’evento organizzato da Nicola Zingaretti, Piazza Grande, per ribadire con forza che la mia generazione non è “delusa dalla politica” ma è delusa da questa politica che negli anni non ha saputo raccogliere le sfide del futuro e catalizzare la carica progressista della nostra generazione.
Il mio intervento, al min. 43.25 della diretta, che ha fatto seguito a quello dell’ex Premier Gentiloni, rappresenta non solo un urlo di malessere ma un’esigenza di costruire e ripristinare quei valori democratici di solidarietà, libertà personale ed uguaglianza offuscati dalle cattive politiche contemporanee in Italia ed Europa. È necessario che la mia generazione sia in prima linea per promuovere questo progetto.

RiGenerazione Italia è un movimento generazionale nato in Italia per costruire un campo politico, civico e sociale alternativo.
Il nostro obiettivo consiste nel costruire una nuova piattaforma valoriale e programmatica attraverso un modello partecipativo aperto fondato su merito, rappresentatività e competenze.
Al centro della nostra azione ci sono le nuove generazioni: l’unico motore possibile di un percorso di idee ed energie destinato a costruire un nuovo futuro per l’Italia e l’Europa.
Ad oggi sono stati costituiti oltre 200 comitati in tutta Italia.

IL TESTO

Buongiorno,

sono Shady Alizadeh, primogenita di una coppia italo iraniana, madre pugliese e padre iraniano scappato nel ’79 durante la rivoluzione komeinista, sebbene provenienti da due mondi diversi si son trovati. Sono nata e cresciuta in Puglia nella provincia di barletta andria trani e nella mia vita mi sono sempre sentita italiana, con un filo di patriottismo meridionale. Quelle volte in cui mi è stato fatto notare con sgarbo di essere straniera o di non aver un cognome tipicamente italico mi sono arrabbiata, ma non si può sempre litigare con le persone, e allora provo a scherzarci su e a fargli capire che quelli ad essere fuori posto in questo Paese nel 2018 sono loro, perché razzisti, e non io.

Il vantaggio di far parte di questa nuova generazione di italiani con due culture è che io so benissimo chi sono, quali sono le mie radici e sono così forti da farmi lottare con forza affinché i valori di democrazia, libertà, giustizia ed uguaglianza vengano rispettati e promossi in questo paese.

Oggi però parlandoci chiaro, non è tanto il mio cognome a crearmi un discrimine ma il fatto di essere una donna e di vivere al sud. L’esempio più lampane è che quando invio i mie curriculum su al nord per candidarmi a delle posizioni lavorative non devo cambiare il mio nome ma la residenza. Qui capisco che il problema del razzismo e della xenofobia che dilaga si incaglia ad un altro malessere mai scomparso che è quello della questione meridionale.

Sebbene siano passati oltre 100 anni dalla prima analisi sulla questione meridionale svolta dallo storico e politico Gaetano Salvemini, mio conterraneo, poco sembra esser cambiato se non il nome ora non più meridione ma mezzogiorno. Già allora Salvemini aveva identificato tra i vari mali del Sud la poca scolarizzazione, l’assenza di infrastrutture, la forte emigrazione verso altri Paesi, forte disuguaglianza sociale e sfruttamento del lavoro.

Nulla è cambiato, o meglio poco. È aumentato il tasso di abbandono della scuola durante gli anni dell’obbligo e sempre più miei coetanei e amici emigrano appendendo le loro lauree al chiodo per andare a lavorare umilmente in Inghilterra o in Germania per lavori lontani dalla loro formazione professionale. Una volta fuori scoprono i vantaggi di essere un cittadino di una Stato presente, i mezzi pubblici che funzionano, uno stipendio adeguato alle ore di lavoro e tanto altro. Quelli che restano o sono in procinto di partire, o non ne hanno la possibilità o la necessità oppure sono degli inguaribili romantici e non vogliono lasciare la loro casa. Io personalmente comprendo quest’ultima categoria, dopo la laurea sono emigrata anche io ed ho capito che la vita un giovane italiano all’estero è fatta di amarezze per essersene andato e di rabbia perché qui a casa sua non ci sono le condizioni per crescere economicamente. Io non ce l’ho fatta e sono tornata, chiamatemi choosie, sarà che è un paradosso per un emigrato emigrare, non mi interessa. Io per la prima volta a Londra ho capito cosa significa essere un immigrato, uno straniero e non mi è piaciuto affatto e poi non potevo accettare l’idea che io il mio Paese non lo potevo cambiare.

Chi resta per tanti fattori sa però quello che il resto del mondo può offrirti e che non avrai qui. Sì perché a me e ai miei coetanei mancano tante cose e ce ne sono venute a mancare molte in questi 10 lunghi anni di crisi e a rimetterci il futuro è stata un’intera generazione di donne e uomini. Nella provincia del nord barese, ad andria muori se sei una giovane studentessa universitaria e torni d’estate nella tua città dopo aver finito gli esami semestrali all’università di Bari perché i binari hanno un sistema di sicurezza risalente ai primi anni del XX secolo. A Barletta muori perché sei una giovane moglie disoccupata e lavori a nero per pochi euro in un opificio riarrangiato nelle cantine di un vecchio e fatiscente palazzo che ti crolla addosso. Nelle campagne di Andria muori di fatica perché sei una giovane madre di famiglia che ha viaggiato tutta la notte dalla provincia di Taranto per lavorare alla raccolta dell’uva sotto i tendoni e fai gli straordinari perché quel giorno il caporale ha abbassato il prezzo del tuo compenso.  Nella mia terra se sei una giovane migrante hai poche possibilità di trovare lavoro perché le posizioni lavorative più deboli e di sfruttamento sono occupate dalle donne italiane e allora quando sei ultimo dopo gli ultimi scopari definitivamente inghiottito dalla terra che lavori gratis o dall’asfalto della strada dove ti prostituisci per mano della criminalità organizzata.

Oggi dovevo raccontare la mia storia, ma è questa la mia storia uguale a quella di tanti imprenditori del Sud che non riescono a ripartire, di tanti giovani laureati che umiliano il loro intelletto e la loro passione per un salario che non arriva e che se arriva è ridicolo, di tanti che per far quadrare i conti a fine mese sotto ricatto rinunciano ai loro diritti.

In questa realtà siamo tutti uguali, immigrati, italiani di prima o seconda e terza generazione. La disuguaglianza paradossalmente è uguale per tutti.

Come la storia ci insegna il dilagare del razzismo, omofobia e xenofobia è una conseguenza di un malessere più profondo, che oggi ha spaccato in due la nostra società, e trova le sue radici nella povertà economica ed in una povertà di spirito e di valori rappresentata anche dal nostro Governo. Vi scioccherà ma non c’è razzismo al Sud, beh qualche fanatico c’è ma non fanno testo, sono pochi.

Quello che manca oggi è il senso di solidarietà, di pietas. La solidarietà è stata intorpidita dalla politica becera fatta dalla Lega che ha identificato nel richiedente asilo la causa dei nostri mali. Ora come può un giovane ragazzo o ragazza che è stato in galera in Libia, che ha attraversato il mediterraneo sopravvivendo per miracolo, che viene accolto in quelli che sembrano dei gulag in pieno deserto del Sud, che viene sfruttato dalla mafia essere la causa dei nostri mali?  Loro in realtà rappresentano il fallimento dei valori democratici, di uguaglianza e libertà che fondano l’Europa e le nostra democrazie perché sono schiavi, sono invisibili.

Quello che la Lega fa, è sfruttare il nostro malessere, la nostra rabbia spostando lo sguardo altrove e spaccandoci come società, quando in realtà tutti uniti dovremmo combattere quello che realmente è il problema, ovvero il caporale e la mafia che ci prosciuga della legalità e del futuro.

Tutto questo è stampato nel nuovo decreto sicurezza appoggiato dai 5 stelle dove la lotta alla mafia è stata cancellata!

A questa politica becera deve contrapporsi una politica in grado di aggregare unire le fasce sociali più deboli. Il compito della sinistra progressista dovrà essere quello di farci sentire nuovamente parte di un ingranaggio sociale che altrove va veloce, corre e ha lasciato noi tutti italiani, immigrati, giovani e donne indietro al secolo scorso a combattere le stesse battaglie delle nostri nonni. Equità salariale, lavoro, sicurezza sul lavoro, giustizia e politiche di integrazione in grado di supportare gli italiani e coloro i quali hanno trovato rifugio nel nostro bel paese è questo quello che dobbiamo proporre.

Ripartiamo oggi, come sinistra progressista e come membri della comunità di Piazza Grande e di RiGenerazione Italia da idee e progetti concreti per promuovere una nuova etica del lavoro e una nuova etica sociale in modo da integrare tutte le varie culture che arricchiscono il nostro Paese per puntare ad una vera ricrescita. L’integrazione sociale e culturale funzione, ci sono tantissimi casi che lo dimostrano da Riace al Piemonte, funzionano le politiche che promuovono equità nel pieno rispetto della legge e lontano dal controllo della criminalità organizzata e per questo, forse, sono ostacolate da qualcuno.

Non abbiamo alternative che unirci, la mia generazione è pronta!

Shady Alizadeh

Il video

Al min 43.25 l’intervento di Shady

Via alla seconda giornata di "Piazza Grande", per rilanciare il Partito Democratico

Si chiude a Roma, all'ex Dogana, la due giorni voluta da Nicola Zingaretti per rilanciare il Partito Democratico. Dopo i tavoli tematici, è la volta degli interventi politici veri e propri: prevista la presenza sul palco di Paolo Gentiloni, e Bernice King che dedicherà un ricordo a suo padre, Martin Luther King. Chiude la kermesse l’intervento del governatore della Regione Lazio, Nicola Zingaretti.

Pubblicato da la Repubblica su Domenica 14 ottobre 2018

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Redazione
Chi siamo? Gente assetata di conoscenza. La nostra sete affonda le radici nella propria terra, ma stende il proprio orizzonte oltre le Colonne d’Ercole. Perché Odysseo? Perché siamo stanchi dei luoghi comuni, di chi si piange addosso, di chi dice che tanto non succede mai niente. Come? I nostri “marinai/autori” sono viaggiatori. Navigano in internet ed esplorano il mondo. Sono navigatori d’esperienza ed esperti navigatori. Non ci parlano degli USA, della Cina, dell’Europa che hanno imparato dai libri. Ci parlano dell’Europa, della Cina, degli USA in cui vivono. Ci portano la loro esperienza e la loro professionalità. Sono espressioni d’eccellenza del nostro territorio e lo interconnettono con il mondo. A chi ci rivolgiamo? Ci interessa tutto ciò che è scoperta. Ciò che ci parla dell’uomo e della sua terra. I nostri lettori sono persone curiose, proprio come noi. Pensano positivo e agiscono come pensano. Amano la loro terra, ma non la vivono come una prigione. Amano la loro terra, ma preferiscono quella di Nessuno, che l’Ulisse di Saba insegna a solcare…

1 COMMENTO

  1. L’ho ascoltata con piacere. Brava e competente. Ma ora come ora c’è un urgenza nazionale: liberare i giovani pensanti dal fascino della sinistra italiana. Se ne riparlerà in un futuro lontano. Occorre impedire che le idee e i progetti Bersaniani, D’Alemiani, Zingarettiani, ecc, camminino sulle gambe dei giovani virtuosi.

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