Si parla molto della situazione difficile della ricerca in Italia, poco finanziata, affetta da fuga di cervelli, malata di nepotismo e di un sistema poco efficiente. Ma è proprio vero quello che sentiamo e leggiamo? Esistono dei metodi e degli indici numerici che permettono di valutare la ricerca, e possiamo sfruttare dei dati liberamente reperibili sulla rete per valutare la vera situazione della nostra nazione.

Un’analisi comparativa della qualità della ricerca tra gli stati più avanzati in questo settore viene commissionata ogni anno dal “Department of Businnes, Innovation and Skills” in Regno Unito. Lo scopo dichiarato è quello di analizzare la qualità della ricerca in Gran Bretagna al fine di attuare politiche che aumentino la competitività della nazione in questo settore fondamentale. Sebbene il rapporto ottenuto da queste analisi sia particolarmente focalizzato sulla valutazione della ricerca d’oltremanica, è importante notare che si tratta di una ricerca comparativa, in cui vengono analizzate le performance di molti stati, tra cui anche l’Italia. Leggendo questo report, quindi, ci si può fare una idea abbastanza chiara di quale sia la posizione del nostro Paese rispetto alle maggiori potenze mondiali.

Il quadro complessivo che emerge è abbastanza diverso da quello catastrofico descritto dai media italiani, sebbene la situazione potrebbe decisamente essere migliore. La ricerca italiana risulta essere poco finanziata rispetto ai competitor mondiali, ma complessivamente di alta qualità ed efficienza. In particolare proprio gli italiani sono quelli che producono maggior impatto in termini di citazioni e pubblicazioni, per ogni unità di personale: in buona sostanza i ricercatori italiani pubblicano tanto e bene, sebbene siano pochi in numero assoluto. Sotto di noi in questa classifica seguono quasi a pari merito Canada e Regno Unito, seguiti a distanza da Francia, Germania ed USA. Un’altra classifica in cui siamo ben piazzati è quella che mette in rapporto la quantità di denaro speso in ricerca con la quantità e qualità di ricerca prodotta: pensate un po’, i ricercatori italiani sono tra quelli che spendono meglio il (poco) denaro a loro disposizione, riducendo al minimo gli sprechi! Meglio di noi in termini di citazioni ricevute solamente Regno Unito e Cina, mentre siamo a pari merito con gli Stati Uniti. In termini di articoli pubblicati seguiamo Cina e Russia, alla pari dell’Inghilterra.

Un’altra misura della qualità della ricerca si può fare stimando quanto gli articoli prodotti da una certa nazione in un certo settore siano citati all’estero. In questo modo si può valutare, ad esempio, quali siano i settori in cui la ricerca eccelle. In Italia si osserva che il settore dell’ingegneria domina sugli altri e si osserva buona qualità degli studi in matematica, fisica e business. Mediocre il settore della medicina e, sorprendentemente, si piazza male il settore delle scienze sociali ed il settore umanistico. Quest’ultimo, in particolare, risulta peggiore di quello inglese, tedesco, francese e persino giapponese e statunitense. Decisamente un cattivo piazzamento per la patria di Dante. Vale la pena notare che il Regno Unito produce la miglior ricerca del mondo in praticamente tutti i settori di interesse.

È difficile valutare le ragioni di questa forte differenza nella qualità dei vari settori della ricerca italiana. Sicuramente una causa possibile è la differenza di finanziamento nei settori di interesse industriale come l’ingegneria, rispetto ad altri settori in cui il finanziamento è prevalentemente pubblico; è anche possibile che fenomeni di nepotismo o cattiva gestione colpiscano preferenzialmente alcuni settori rispetto ad altri. Una terza causa, di tipo metodologico, può essere anche dovuta al fatto che il conteggio delle pubblicazioni non è un metodo di valutazione particolarmente efficace in campo umanistico. In ogni caso le carenze in questo settore sono gravi per una nazione che vanta una lunga ed antica tradizione letteraria ed il maggior patrimonio artistico del mondo.

Dalla lettura di questo rapporto possiamo trarre qualche conclusione, che permette di avere una idea più chiara di quali siano le condizioni della ricerca in Italia. Complessivamente si osserva un paese che forma ricercatori di buona qualità, ed è quindi dotato di un buon sistema scolastico e di istruzione superiore. Viene quindi demolita la tesi per cui la scuola italiana sia arretrata e di cattiva qualità. L’elevato numero di citazioni per unità di personale indica anche che la ricerca italiana ha un buon impatto sul tessuto sociale ed è efficiente in termini di costi. Si osserva tuttavia un calo del numero di persone interessate ad una carriera nel mondo della ricerca, poco attraente perché mal pagata e con poche possibilità di avanzamento; questo è però un problema che non affligge solo l’Italia, ma tutte le nazioni colpite dalla crisi economica. Quello che emerge davvero è una cronica carenza di finanziamento, specialmente nei settori che non producono impatto a breve termine nel settore industriale, come quello umanistico. Questa è la vera malattia della ricerca italiana.

Per chi volesse approfondire, il report è disponibile cliccando su questo link.

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Edoardo Ceci Ginistrelli
La mia vita è ricerca, di qualcosa o di qualcuno o forse di me stesso. Tendo ad incasellare ogni cosa in uno schema razionale la cui imperfetta complessità ogni giorno mi meraviglia. Spezzo il limite di questo equilibrio grazie alle straordinarie persone che mi circondano ed all’incontro con la natura incontaminata. Ricerco per passione e per mestiere, sono studente di Dottorato al Politecnico di Torino presso il dipartimento di Scienza Applicata e Tecnologia. Mi occupo della sintesi e della caratterizzazione di vetri per applicazioni in fotonica. Odysseo è il mio primo esperimento di scrittura. Mi imbarco con curiosità! (Nel caso incontrassimo sirene legatemi ad un palo!)

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