“Ho riflettuto molto sulla nostra rigida ricerca, mi ha dimostrato come ogni cosa sia illuminata dalla luce del passato… dall’interno guarda l’esterno”, scrive Jonathan Safran Foer. La luce del passato ci illumina, ci condiziona e condiziona la concezione che gli altri hanno di noi. Basti pensare al cognome che portiamo.

Se questa idea la si estende ad una città, la questione diventa significativamente rilevante.

La luce del passato che illumina Andria mi ha dimostrato una realtà dolorosa.

Si tratta di una luce riflessa, a evidenziare che la Questione Meridionale è stata messa a tacere con l’imposizione di una cultura estranea che la mia adorata e cieca città ha accettato. Qualche esempio? È presto detto…

Via Enrico Cialdini: Generale e autore delle efferate stragi di Pontelandolfo e Casalduni (14 agosto 1861), in nome della lotta al “brigantaggio”.

È passato alla storia quando, nel 1863, nel tentativo di fermare la spedizione garibaldina partita dalla Calabria, sparò a Garibaldi, ferendolo ad una gamba.

Via Agostino Depretis: Esponente della Sinistra Storica, durante il suo Governo vennero approvate una serie di goffe riforme che hanno contribuito ad allargare il divario tra Nord e Sud. Due su tutte: la Legge Coppino, con la quale l’istruzione era resa obbligatoria fino all’età di nove anni, scaricando sui comuni l’onere di costruire nuove scuole e imporre il rispetto dell’obbligo (sebbene al Sud i comuni non avessero sempre fondi disponibili) e l’imposta protezionistica verso la Francia, il cui intento era quello di salvaguardare la nascente industria del Nord. Il risultato? La compressione dell’economia meridionale, basata principalmente sull’esportazione.

Piazza Umberto I: La piazza del Comune, intitolata al secondo re d’Italia. Umberto I fu il fautore di una politica di potenza coloniale, ammiratore del sistema autoritario creato da Bismarck in Prussia. Quando nel 1878, a seguito dell’aumento della tassa sul macinato, a Milano si scatenarono dei moti popolari, repressi nel sangue da Bava Beccaris, il re decise di appuntare sul petto del Generale le dovute onorificenze.

Mi dà un certo dolore vedere come una città meridionale renda omaggio a protagonisti del Risorgimento italiano, innegabili costruttori della nostra storia, benché costruita sulla nostra sottomissione. Non posso fare a meno di notare come il nostro modo di analizzare la storia sia stato piegato secondo una prospettiva che cancella la terribile guerra che è stata condotta ai nostri danni fino al 1867 e che è stata marchiata col nome di “lotta al brigantaggio”. Con vergogna si nomina il Sergente Pasquale Romano, di Gioia del Colle, che condusse una sorta di resistenza pugliese contro l’invasione piemontese, con grande imbarazzo si parla di Carmine Crocco, brigante lucano che per primo riuscì ad infliggere sconfitte all’esercito piemontese.

Sì, probabilmente si tratta di brusco revisionismo, ma come dice Safran Foer, la luce del passato guarda dall’interno all’esterno, al rovescio. Così la storia dello Stivale andrebbe vista al rovescio: dal basso verso l’alto.

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Maria Chiara Pomarico
Da sempre convinta anti-aristotelica, credo fermamente nell'impoverimento delle categorizzazioni. Rifuggo dalle definizioni e amo ciò che mi piace, evitando con onestà "ciò che va fatto perché va fatto". Una verità scontata? Non troppo. Ecco perchè tra le mille valide facoltà di Scienze Sociali ho scelto la più indefinita di tutte: Scienze Politiche. Amante della Cultura Mediterranea, arabista incuriosita ed europeista speranzosa, guardando Andria dalla Città Eterna ho compreso l'eterna bellezza della mia terra. Amo il Pianeta e mi stupisco del Mondo.

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