Nella quarta satira di Giovenale viene attaccata ferocemente la stessa corte imperiale, che non è quella contemporanea del poeta, ma di Domiziano, un altrettanto crudele e feroce imperatore, sopranominato dal poeta come “calvo Nerone”. Il punto su cui si discute è come cucinare un enorme e gigantesco rombo, donato all’imperatore, che convoca il “consilium principis”, cioè i suoi consiglieri che insieme discutono sulla questione tanto importante e delicata.

Eccovi, dunque, la descrizione di Giovenale: «Si va dall’Atride, e l’uomo del Piceno dice: “Accettalo; è troppo grande per una casa privata. Sia questo un giorno di festa; affrettati a sgombrare lo stomaco e consuma il rombo destinato al tuo regno. È stato lui che ha voluto farsi prendere”. Che c’è di più sfacciato? Eppure l’imperatore alza la cresta; non c’è niente che non sia capace di credere sul proprio conto quando si innalza alle stelle il suo giusto potere! Ma mancava una padella della misura del pesce. Si chiamano dunque in consiglio i potenti, quelli che odia, nelle cui facce sta scritto il pallore di un’amicizia grande e terribile.»

Dopo un’attenta riflessione si decide di non fare a pezzi il rombo, ma piuttosto di costruire per l’enorme pesce una gigantesca padella di terracotta. Evidente l’intento parodico del poeta, che porta all’esagerazione comica il racconto di quelli che dovevano essere i semplici preparativi di una cena.

Viene allora da interrogarsi sui personaggi della sua satira e sulle scelte politiche di quanti gestiscono il potere, uomini che, ieri come oggi, senza far nomi o accuse, discutono su tematiche futili, non occupandosi di problemi molto importanti e decisivi anche per le sorti della nostra terra e del nostro Paese: il quale è chiamato “bel” e speriamo che per colpa di alcuni non perda questo aggettivo o appellativo.

La stessa satira di Giovenale conclude: «Mancava soltanto che Fabrizio (uno dei consiglieri del principe, ndr) dicesse gli anni e la patria del rombo». Potere delle chiacchiere: sapere tutto di cose futili e smarrire l’essenziale.

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Giuseppe Volpe
Giuseppe Volpe è nato nel 19/04/1986 ad Andria. Ha conseguito nel 2010 la laurea triennale in Lettere classiche con una tesi in Didattica del greco sugli epigrammi erotici di Paolo Silenziario, poeta bizantino, conseguendo nel 2013 la laurea magistrale in “Filologia, letterature e storia dell’antichità” con una tesi in Paleografia greca. Pubblica nel 2006 la sua prima raccolta di poesie, “La natura dei simboli”, e nel 2008 la seconda raccolta poetica, “Il fuoco”, e poi nel 2013 la terza, “Piccolo Canzoniere, poema d’amore tra l’anima e Dio”. Ha partecipato a vari concorsi letterari ottenendo ottimi risultati, collaborando anche con artisti locali per la produzione di spettacoli teatrali.

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