17 anni dopo riapre la nuova metropolitana a Cortland Street, nei pressi di Ground Zero: ricordo di un’orribile strage…

11 settembre 2001, ore 8:46.

È un giorno ordinario, come tutti gli altri: il solito traffico affolla le strade di New York, pronta a vivere il suo ennesimo giorno ordinario, come tutti gli altri.

Tra i clacson delle auto si odono le chiacchierate, le risate di uomini, donne e bambini, la cui mente è affollata da mille pensieri, mille preoccupazioni… e all’improvviso tutto ciò come per magia viene interrotto da un rumore assordante, un improvviso boato. Un secondo, un minuscolo spicchio di tempo, capace di condizionarne il suo lungo corso.

Era un giorno ordinario. Ora non più.

Il volo American Airlines 11, partito da Boston con destinazione Los Angeles, si schianta a grande velocità tra il 93° e il 99° piano della Torre Nord, nel complesso del World Trade Center, a Manhattan. Il velivolo penetra intatto tra le nervature del grattacielo, facendo subito scoppiare un incendio che ne porterà all’inesorabile crollo.

Il presidente Bush, in visita a una scuola elementare in Florida, riceve la notizia di un velivolo commerciale schiantatosi contro una delle Twin Towers. Sembra un semplice incidente, e tutto viene preso sotto gamba.

11 settembre 2001, ore 9:03.

La Grande Mela, ormai presa dal panico, viene ulteriormente sconvolta da un secondo boato: il volo United Airlines 175, anch’esso partito da Boston e diretto a Los Angeles, si schianta contro la Torre Sud, tra il 78° e l’84° piano. Questa volta l’aereo viene totalmente distrutto dall’impatto, e la fuoriuscita di carburante provoca un’esplosione e un incendio. Sarà la prima delle due torri ad accartocciarsi su sé stessa.

Comincia a profilarsi il sentore della tragedia imminente: la città è impaurita, al posto dei clacson le sirene delle auto di polizia e dei vigili del fuoco, al posto delle chiacchierate e delle risate le urla di terrore e i pianti, al posto della chiara luce del sole una immensa coltre di fumo e cenere…

11 settembre 2001, ore 9:37.

È la volta del Pentagono. Il volo American Airlines 77, partito da Washington e diretto a Los Angeles, si schianta contro la facciata ovest, penetrando fino al terzo anello dell’edificio del Dipartimento della Difesa.

Successivamente si viene a conoscenza di un quarto velivolo, lo United Airlines 93, che avrebbe dovuto impattarsi con la Casa Bianca, ma era precipitato in un campo della Pennsylvania. Nell’impatto non c’era stato nessun sopravvissuto.

Tutti i nodi vengono al pettine. I quattro voli erano stati tutti dirottati verso obiettivi sensibili, tre dei quali avevano “fatto centro”. E subito il nucleo di Al Qa’Ida rivendica quanto accaduto, glorificando il sacrificio dei propri soldati.

Gli Stati Uniti sono sotto attacco terroristico. Il presidente iracheno la chiama “rappresaglia per i crimini contro l’umanità commessi dagli Stati Uniti nel Medio Oriente”, mentre arriva il cordoglio di tutti gli altri stati.

L’ultimo “conato di vita” del complesso del World Trade Center si conclude con il crollo dell’edificio 7, ai piedi delle Twin Towers, alle 17:21, colpito a morte dal peso dei grattacieli collassati.

Bisogna organizzare il da farsi, le prossime mosse: gli Stati Uniti devono risollevarsi, più forti di prima. Il presidente Bush sceglie l’azione militare, adottando un sistema di “guerra preventiva” contro le milizie terroristiche che apparivano pericolose, a partire dalla cattura di Bin Laden, il capo di Al Qa’Ida, che si era rifugiato a Kabul sotto la protezione dei talebani.

Ma nel frattempo devono leccarsi le loro ferite, profonde oggi più che mai. Perché mai ci si era trovati ad affrontare simili tragedie, mai una città aveva perso così tanti figli.

Il bilancio è terribile: quasi 3000 vite umane spezzate, e diverse nazionalità coinvolte. Tra questi 343 vigili del fuoco e 60 agenti della polizia di New York, morti per salvare vite, per permettere a ciascuna di quelle persone di vivere almeno un altro di quei giorni ordinari, come tutti gli altri.

Le iniziative per commemorarne la memoria sono state molteplici: un primo Tribute in Light, un complesso di 88 fari disposti in forma quadrangolare per ricreare la forma delle torri (che stasera, come la sera dell’11 settembre di ogni anno, avranno occasione di brillare in ricordo delle vittime) concepito una settimana dopo gli attentati; il sito di Ground Zero, costruito e inaugurato nel 2011 in occasione del decimo anniversario della tragedia, composto da due piscine i cui lati perimetrali sono le fondamenta delle torri; il museo delle Torri Gemelle inaugurato nel 2014; il nuovo “Oculus”, una struttura a forma di uccello in volo che sostituisce la stazione centrale dei trasporti al World Trade Center, su un progetto dell’architetto Santiago Calatrava.  A questi si aggiungono il parco del Pentagono, costruito con 184 panchine (quante sono state le vittime dello schianto, tra i passeggeri del 77 e i civili e i militari a terra), e il monumento in Pennsylvania, sul luogo dello schianto del 93.

Oggi, viene scritta un’altra pagina nel libro dei ricordi di quel giorno, che la storia ha voluto che non fosse ordinario come tutti gli altri: a 17 anni dalla tragedia dell’11 settembre è tornata alla luce la stazione metro del World Trade Center, situata in Cortland Street, dopo che, 17 anni fa, venne seppellita dai detriti delle due torri crollate.

Il progetto è costato ben 180 milioni di dollari alla città di New York, e ha subito cominciato a funzionare con il passaggio del primo treno sotterraneo, salutato dagli applausi e dai sorrisi di centinaia di spettatori.

Torna così a sorridere, ancora una volta, la Grande Mela. Un raggio di luce nel dolore che ha accompagnato la tragedia delle Torri Gemelle, nel cuore spezzato di una città che ha pianto i propri morti ma che ha voglia di ricominciare a vivere, che ha voglia di archiviare il dolore e il pianto, ma non di dimenticare le vite che ha perso.

Per coloro che non ci sono più e per coloro che ancora ci sono, perché possano, con la maggior serenità che si possa augurare, trascorrere ancora un altro giorno ordinario, come tutti gli altri…

Fontehttps://www.amazon.it/dp/B07BHDC9V6/ref=cm_sw_r_wa_apa_4V3KBb6MX6NQ7
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Giacomo Zingaro
Ho 22 anni, sono studente di Giurisprudenza all’Università di Trento, ma oltre al diritto coltivo altri interessi, in particolar modo per la storia e la musica. I miei hobbies preferiti sono la chitarra e la guida. Mi piace molto viaggiare, il che ben si addice alla mia voglia di conoscere e “curiosare”. Il motivo per cui scrivo? La scrittura allarga le frontiere della mente, la scrittura è confronto e condivisione, la scrittura è crescita, la scrittura è un viaggio nella conoscenza, proprio come la traversata di Odisseo nel Mediterraneo…