Il vero problema degli italiani? La propaganda…

18 giorni, 49 persone, 2 navi, 3 stati, un mare. Delle acque, acqua agitate, acque fredde, acque internazionali, acque italiane e acque maltesi. Due ministri, due governi. Leggi, diritto internazionale, regolamenti europei, rivendicazioni; piattaforme continentali, safety place, mare Nostrum, la legge del mare. Quella delle due navi Ong che per 18 giorni è stata lasciata in mare con 49 persone a bordo,  più che una situazione da risolvere è diventata una questione da dibattere, l’intreccio complesso di questi ( e molti altri) fattori, che hanno trasformato la vita di cinquanta migranti stremati dal viaggio in  un caso politico europeo.

Se è vero che Malta teme di diventare il primo porto cui le barche devono attraccare e che La Valletta designa Lampedusa come primo porto sicuro, è anche vero che a prescindere da qualsiasi norma internazionale c’è la Legge del Mare per cui una nave carica di persone deve sempre essere soccorsa potendo attraccare al primo porto sicuro.

L’Odissea della Sea Watch e della Sea Eye non comincia 18 giorni fa ma parte dalla Libia, dove le Ong hanno salvato 32 migranti il 22 dicembre e 17 la settimana successiva. Donne, bambini, anziani, uomini, migranti, naufraghi: un caso politico è stato costruito su una nave carica di esseri umani, lasciati 18 giorni in mare d’inverno, al centro di un braccio di ferro tra Malta e Italia.

Molto si potrebbe dire, molto è stato detto, poco è stato spiegato.

In Italia solo tra Natale e Capodanno sono sbarcate 160 persone, in 5 mesi quasi tremila migranti, ma improvvisamente è stato costruito un chiaro caso politico per 49 persone. Alcune sottili differenze vanno colte.

Due navi in bilico tra due stati si sono trasformate nella propaganda politica dei porti chiusi ( quando non c’è ancora nessuna legge a riguardo), ‘un tavolo da poker sui destini della gente’ come lo ha definito il dirigente di Sea Eye, mentre l’Europa chiedeva di non speculare sulla questione.

È facile lasciarsi coinvolgere dal giudizio più intuitivo: perché se li deve prendere solo l’Italia? È la domanda che si è insinuata nelle menti degli italiani. I migranti non sono un problema solo italiano, ed è vero. Infatti ad oggi, seppur sbarcati a Malta, i cinquanta migranti verranno indirizzati in 8 stati differenti, come del resto è sempre stato; la leggenda dei “tutti in Italia” non solo è una verità ammezzata ma è soprattutto una propaganda politica. Se i migranti non sono un problema esclusivamente italiano lo è una  propaganda falsa, studiata sulla sorte del nuovo nemico comune (gli immigrati che sono troppi, che sono delinquenti, che sono pieni di malattie, che sono un peso per l’Italia già appesantita), un bel problema italiano difficile da risolvere. Perché questa propaganda sta funzionando: è facile alimentare la nostra parte intollerante, perché quella tollerante è satura.

Su quella nave c’era gente stremata ma a un certo punto non interessava più a nessuno.

“Far approdare le navi sarebbe un segnale di cedimento, come dire agli scafisti continuiamo ad andarli a prendere percé tanto prima o poi in Italia arrivano”: avrebbe detto il ministro degli Interni.

La propaganda nasconde gran parte delle verità, ben più complesse e ben più articolate, si muove attraverso messaggi elementari come lo è chiedere di chiudere i porti su Twitter attraverso un hashtag. La chiusura dei porti non esiste e non può esistere, quella che c’è stata in questi 18 giorni è stata una lunga  guerra politica sulla pelle di chi non è nostro figlio, non è nostra moglie, non è nostro padre, nostro amico, nostro conterraneo; ma ciò che spaventa di più è che il giudizio comune (quello che del resto riflette poi gli esiti elettorali) si sta lasciando assuefare da una propaganda  superficiale ma purtroppo forte e incisiva. Su quelle Ong c’erano stranieri, pericolosi, sporchi, malati, affamati, spaventati.

Qualche giorno fa in occasione dei vent’anni dalla morte di De Andrè, Salvini ha omaggiato il cantautore con una frase del Pescatore. Probabilmente se De Andrè fosse ancora vivo non sarebbe stato uno degli artisti preferiti dal ministro, ma la musica e l’arte sono di tutti, a prescindere dai significati che la canzoni assumono. A tal proposito, consigliamo l’ascolto di Anime Salve, che De Andrè pubblica nel 1996 ma che oggi è più attuale che mai.

…Anime salve in terra e in mare, sono state giornate furibonde senza atti d’amore, senza calma di vento solo passaggi e passaggi passaggi di tempo …

FontePropaganda_Poster_in_North_Korea
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Erica Novelli
Aspirante psicologa, classe 1995. Leggo tanti libri, guardo troppi film, mi affeziono malauguratamente ai personaggi delle serie tv, mi relaziono al mondo sventuratamente con lo sguardo della Psicologia, non sto mai ferma e in santa pace (contro la mia volontà), viaggio tra le mie strade con la stessa curiosità dell'eroe dal multiforme ingegno (sì, sono diplomata al Classico, se non lo aveste capito), mi nutro di risate, amici e tanto cibo poco sano. Riassumendomi, in climax ascendente: studio, scrivo, sorrido, vivo.

3 COMMENTI

  1. Dall’articolo:
    “Far approdare le navi sarebbe un segnale di cedimento, come dire agli scafisti continuiamo ad andarli a prendere percé tanto prima o poi in Italia arrivano”: avrebbe detto il ministro degli Interni.

    La propaganda di Salvini è minore rispetto alla propaganda mossa dal popolo della sinistra. L’atteggiamento dell’intellighenzia di sinistra è quello di speculare sui poveri emigranti provenienti per lo più dall’Africa. I poveri dell’Africa non prendono il barcone, ma vi sono condotti. C’è un sistema criminale che aumenta i movimenti migratori, ha fiutato il business e sa che a metà acque si trovano le ONG. Quindi è qui il problema: il vergognoso crimine del raduno di persone disperate e il loro successivo imbarco va fermato. Solo una volta eliminato questo business sulla pelle dei poveri d’Africa, troveranno senso articoli come i suoi. Quindi: salviamo i poveri d’Africa dalle grinfie dei criminali e dall’ipocrisia della Sinistra italiana.
    Lasciamo stare De Andrè al 1996. Non guardiamo il mondo di oggi con gli occhi romantici degli anni 60-70. Si vada ad ascoltare con calma Prison Break di Kaos One. Ne sappia leggere anche i suoni ed imparerà a liberarsi dalla schiavitù del passato, guadagnando il presente che l’appartiene. Caspita è giovanissima!

  2. È giustissimo tutto il suo discorso, è vero: c’è un sistema criminale che aumenta i movimenti migratori. Lì bisogna intervenire, ma è abbastanza ovvio, estirpare il problema alla radice è molto complesso e richiede tempi lunghissimi. Nel frattempo questa gente sta in mare, il mio articolo non voleva risolvere il problema dei flussi migratori, ma voleva accendere l’attenzione appunto sulla parte intollerante di una parte di italiani che hanno preferito pensare a lasciare quella gente in mezzo al mare se Malta che li dovrebbe portare nei suoi porti sicuri non accetta di farlo (non è un problema dell?italia). Non ho aspirazione ad indagare il fenomeno dal punto di vista geopolitico, ma riflettere sull’andamento sociale ( tra l’altro di mia competenza) era esattamente il mio obiettivo. Certo, in questo clima politico la Sinistra ( l’intellighenzia come l’ha chiamata lei) specula, come specula o hanno speculato in passato m5s e Lega. Non mi sembra che la propaganda di Salvini sia minore rispetto a quella di Sinistra ( che poi.. quale Sinistra?), ma sinceramente non mi spaventa la quantità della propaganda, quanto più la qualità. La comunicazione è importante, e lo è più del messaggio a volte ( il mezzo è il messaggio, diceva Mc Luchan).

    Per il resto, leggo Philip Roth sapendo quanto è brava Harper Lee, leggo i nuovi romanzi di J.K.Rowling ricordando la bellezza dei primi Harry Potter, vado ai concerti indie apprezzando comunque De Gregori, così come penso non si possa capire il mondo medievale senza leggere Dante. Nella mia playlist rimarrà Anime Salve del De Andrè del 1996 ( anche se nel 1996 avevo un anno). Il passato serve a capire il presente, ma senza occhi romantici, come dice lei stesso. E ascolterò assolutamente Prison Break dei Kaos One.

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