Non credo a guerre di serie A e di serie B. Nessuno merita di finire sotterra per la decisione di un suo simile. C’è molta complessità in ciò che avviene oggi nel mondo: qualcuno recentemente ha provato a sintetizzare il tema, affermando che si tratta di una guerra dell’ignoranza contro quella del nichilismo, e credo ci sia andato vicino. Anche se, sulla “questione guerra”, andrebbero approfondite le cause d’un conflitto e qui sarebbe utile risalire ai Paesi d’origine delle armi ed a quelli coinvolti nel commercio illegale di gas e petrolio con i terroristi.

Eppure, i mass media evidenziano con leggerezza ciò che bianco e ciò che è nero, ciò che è giusto e ciò che sbagliato, senza rilevare – a cominciare dai direttori delle testate – quelle che sono le diverse sfumature dettate dalla storia, le convenienze di tipo economico e politico, le situazioni sociali, le ideologie e i poteri che dall’alto verso il basso o da un emisfero all’altro impongono i loro volere ai danni di chi, in teoria, dovrebbe essere governato onestamente.

Credo che evocare il mostro della guerra tra culture sia davvero un’ignominia – non sta qui l’insidia – così come lo è mostrare in prima serata teste mozzate o bucate, credendo di fare vera informazione e di educare i nostri figli ad un futuro di pace in nome del dio audience/denaro.

Sinceramente, la morte di un qualsiasi essere umano iracheno, siriano, maliano, tunisino, keniota, yemenita, palestinese, algerino, giordano, ugandese, ucraino, etc., mi offende quanto la morte d’un qualsiasi italiano, francese, spagnolo, inglese, americano, etc., così come mi offende la morte di un qualunque essere umano musulmano, ebreo, cristiano, induista, ateo, etc., che cadesse vittima di qualsivoglia forma di violenza, fondamentalismo, fastidio/esclusione/intolleranza/sopruso/razzismo: perché ciò che conta è la morte dell’uomo, non ciò che lui rappresenta.

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