In tanti parlano dell’Africa. In pochi l’hanno vissuta come padre Alex Zanotelli, un uomo, un missionario, che non ha bisogno di presentazioni. Di presentazioni non avrebbe bisogno neppure Angelo Del Boca, classe 1925, uno storico, tra i massimi esperti delle vicende libiche.

A febbraio scorso, Zanotelli e Del Boca hanno firmato congiuntamente un appello per scongiurare un intervento militare in Libia, proprio quando i venti di guerra sembravano soffiare più forte. Ora che il pathos del momento è scemato, giova riprendere le riflessioni di questi due maestri, tanto per ricordare che le lezioni di storia e di vita non valgono solo nel momento della massima emergenza. Ed anche per una riflessione finale che si intende proporre a quanti sono scettici di professione

Scrivevano i due firmatari: «L’abbattimento del regime di Gheddafi ha riportato la Libia al clima politico ed economico di due secoli fa, prima della colonizzazione italiana e ancora prima della presenza ottomana. In altre parole, si è tornati ad una tribalizzazione del territorio. Scomparsi i confini amministrativi, ogni tribù difende le proprie frontiere e sfrutta le risorse petrolifere» (ildialogo.org)

Nessuna volontà di beatificare Gheddafi, definito anzi “un crudele dittatore”. Piuttosto, la volontà di ricordare un dato tutt’altro che secondario: «Nei suoi 42 anni di regno [Gheddafi] ha mantenuta intatta la nazione libica, l’ha dotata di un forte esercito e di un’eccellente amministrazione al punto che il reddito pro-capite del libico era il più alto dell’Africa e si avvicinava a quello dei paesi europei. Ma soprattutto ha dato ai libici una fierezza che non avevano mai conosciuto».

Cosa è oggi la Libia, a tre anni dall’assassinio del suo dittatore? È una terra nel “caos più completo” che già nel 2011, in una prima campagna militare voluta dalla Francia e battezzata da Sarkozy, ha pianto 25 mila morti e subito distruzioni che il Fondo Monetario Internazionale ha stimato in 35 miliardi di dollari.

Ecco, dunque, la presa di posizione di padre Alex Zanotelli e Angelo Del Boca: «Poiché le voci di un intervento militare italiano si fanno più frequenti, noi chiediamo alle autorità del nostro Paese di non commettere il gravissimo errore compiuto nel 2011 quando offrimmo sette delle nostre basi aeree e più tardi una flotta di cacciabombardieri per aggredire un paese sovrano, violando, per cominciare, gli articoli 11, 52, 78 e 87 della nostra Costituzione. In un solo caso l’Italia può intervenire, nell’ambito di una missione di pace e dietro la precisa richiesta dei due governi di Tripoli e di Tobruk che oggi si affrontano in una sterile guerra civile. Ma anche in questo caso l’azione dell’Italia deve essere coordinata con altri paesi europei e l’Unione Africana (UA)».

La conclusione: «Animati soprattutto dal desiderio di riportare la pace in un paese la cui popolazione ha già sofferto abbastanza, ci appelliamo al nostro ministro degli esteri Gentiloni, ché non si faccia catturare dai venti di guerra che stanno soffiando insistenti. Ma soprattutto chiediamo a tutto il movimento per la pace perché faccia pressione sul governo Renzi perché l’Italia, come ex-potenza coloniale, porti i vari rivali libici attorno a un tavolo. Questo per il bene della Libia, ma anche per il bene nostro e dell’Europa».

Bene, solo una breve postilla. Quest’appello porta la data dell’8 febbraio scorso. Cinque giorni dopo, il 13 febbraio, il Ministro Gentiloni dichiarava che l’Italia era “pronta a combattere”. Intanto il popolo della pace si mobilitava. L’appello di Zanotelli e Del Boca raccoglieva consensi e sottoscrizioni. Analogo successo aveva un appello di Pax Christi, L’epilogo: il 16 febbraio, il premier Renzi frenava (“Niente isteria, né reazioni irragionevoli”) e due giorni dopo c’era il marcia indietro di Gentiloni (“Serve un impegno politico straordinario”) (ilfattoquotidiano.it).

Difficile dimostrare che, una volta tanto, la politica abbia voluto ascoltare chi diffonde la cultura della pace. Probabilmente, hanno prevalso altre logiche, di politica internazionale e di politica economica, che a noi resteranno in parte sconosciute.

Ma che, per una volta, la pace non sia stata derisa, non può che farci piacere.

LASCIA UNA RISPOSTA