“Le leggi sono come le tele di ragno: i calabroni le attraverso senza intoppi, i moscerini vi restano impigliati”. (Schopenhauer)

È veramente folgorante e incisiva e vera l’espressione del filosofo tedesco che oggi abbiamo proposto.

In verità, questa battuta appartiene alla tradizione latina classica; infatti Plutarco asseriva: “Le leggi sono come ragnatele, che rimangono salde quando vi urta qualcosa di molle e leggero, mentre una cosa più grossa le sfonda e sfugge”.

L’immagine della ragnatela, accostata alla tema della legge, permette di fare una riflessione abbastanza seria e attuale.

Riprendendo tale similitudine, possiamo dire che la legge sovrana viene attraversata e squarciata dai potenti che sono bravi calabroni capaci di farsi leggi su misura; mentre i moscerini, cioè la gente semplice che cerca di vivere nel miglior modo possibile il quotidiano, rimangono impigliati e sconfitti.

Ancora oggi ci sono leggi che non difendono il debole, ma lo opprimono; leggi che sovvertono l’uomo piuttosto che soccorrerlo e difendere i suoi diritti.

Purtroppo sembra che si sono avverate le parole che pronunziava il filosofo Thomas Hobbes già quattro secoli fa: “Auctoritas non veritas facit legem – è l’autorità e non la verità che fa la legge”.

Con la contestazione delle categorie di etica, verità, natura, cresce solo il soggettivismo in cui ciascuno costruisce il piccolo e proprio modello etico.

Le leggi però – nel loro valore originario ed autentico – sono e devono essere semplicemente le pietre miliari che indirizzano il cammino della vita di ogni uomo, ma bisogna stare attenti a non creare con queste stesse pietre una corazza alla legge, la quale porta ad assolutizzare quest’ultima e a dimenticare l’uomo, la sua dignità, e la sua libertà.

Per la realizzazione di quello che è il progetto dell’uomo, la morale dà alla persona due cose: la legge e la virtù. Con la legge fornisce le regole, le norme; con la virtù insegna con quale spirito si deve percorrere la strada per raggiungere il traguardo della piena umanità.

Vi è però un importante fattore – forse intrinseco alla virtù e alla legge – che aiuta a scrutare bene le leggi e a indirizzarle alla giustizia ed è la coscienza, cum scientia «con la consapevolezza», che è la voce della vera umanità che «conosce il bene e il male».

Contrariamente a ciò che asseriva Nietzsche, allora, la funzione della legge morale è quella di aiutare la persona a scoprire ciò che deve fare concretamente – nelle varie situazioni in cui viene a trovarsi – per essere pienamente e autenticamente uomo.

Solo così la legge positiva (cioè l’insieme delle leggi che l’uomo ha stabilito e stabilisce affinché possa realizzarsi e realizzare una società più leale e più tesa al bene comune) può coincidere con la legge naturale, che è quella lex che troviamo insita, inscritta nella natura e nel cuore dell’uomo, e che ha un proprio ordine.

Allora, speriamo in un mondo e in una politica che non faccia della legge un fine, e quindi una ragnatela, dove imprigionare gli ultimi, gli esclusi e gli “scarti della società”, bensì un mezzo, e quindi una pietra miliare, che sappia essere dalla parte della persona umana salvaguardandola in tutte le sue dimensioni.

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