Ma quanto siamo cambiati? E, soprattutto, come? E perché?

Mi aggiravo, l’altra sera, tra i vicoli del centro storico di Andria, zona San Nicola, quando ho raccolto una confidenza che mi ha aperto subito un mondo. Desidero condividerla con te, caro lettore, per il nostro caffè domenicale che, almeno per me, è già diventato una piacevole consuetudine.

Proprio come se si trattasse di una favola, racconta Michele: «C’era una volta in queste stradine una bottega di falegname. Faceva casse da morto. Avevo undici o dodici anni quando sono venuto da solo, a piedi, per ritirare la cassa di mio cugino Domenico, morto di appena 18 mesi. La bottega del falegname distava parecchio da casa e mi feci tutta la strada con la cassa da morto a spalla…”.

Ora, non so a te, ma un racconto del genere, se non fosse vero, non si riuscirebbe neanche a immaginarlo, tanto appare incredibile. Ok, parliamo di un episodio accaduto nella seconda metà del secolo scorso e, tuttavia, sembra passata un’eternità, tanto il cambiamento ci appare radicale.

Immagina: una cinquantina di anni fa, poteva sembrare normale mandare un bambino, a piedi, in un altro quartiere della città, lontano da casa, per ritirare una cassa da morto.

Cioè: all’epoca, non solo la morte non era un tabù, non solo i bambini partecipavano ai funerali e baciavano i morti prima di chiudere il feretro, ma addirittura affidare loro un simile lugubre incarico poteva apparire normale, …come mandarli a riempire un secchio d’acqua alla fontana – altro gesto di cui abbiamo perso la memoria e su cui pure ci sarebbe da scrivere…

Ma quanto siamo cambiati? E, soprattutto, come? E perché?

Caro lettore, come al solito, ti lascio più con domande che con risposte, ma confido nella tua magnanimità e nella tua voglia di soffermarti per qualche minuto, magari in silenzio, a pensarci su.

Potrebbe, per esempio, venirti la voglia di far fare due passi a piedi a tuo figlio o tuo nipote, domattina, invece che accompagnarlo in auto sin sulla soglia dell’ingresso della scuola. Il traffico ne beneficerebbe, l’aria sarebbe più respirabile e, chissà, il bambino potrebbe imparare che non sempre, dietro l’angolo, c’è un lupo cattivo pronto a sbranarci.

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FontePhoto credits: Claudio Stillavato
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Paolo Farina
La mia fortuna? Il dono di tanto amore che, senza meriti, ricevo e, in minima parte, provo a restituire. Conscio del limite, certo della mia ignoranza, non sono mai in pace. Vivo tormentato da desideri, sempre e comunque: di imparare, di vedere, di sentire; di viaggiare, di leggere, di esperire. Di gustare. Di stringere. Di abbracciare. Un po’ come Odysseo, più invecchio e più ho sete e fame insaziabili, che mi spingono a correre, consapevole che c’è troppo da scoprire e troppo poco tempo per farlo. Il Tutto mi asseta. Amo la terra di Nessuno: quella che pochi frequentano, quella esplorata dall’eroe di Omero, ma anche di Dante e di Saba. Essere il Direttore di "Odysseo"? Un onore che nemmeno in sogno avrei osato immaginare...

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