È una delle Direttive forse più note, anche alla gente comune, se non altro per il nome e per le polemiche che hanno accompagnato la sua esecutività. Ma di che si tratta?

Prima di entrare nel merito di quanto previsto dalla Direttiva Bolkestein, va precisato che la Direttiva è un atto giuridico della Unione Europea che vincola gli Stati membri al conseguimento di un determinato scopo, lasciando liberi gli stessi di recepire la Direttiva nella forma di legge ritenuta più opportuna, purché appunto vengano conseguiti gli effetti che la Direttiva in questione intende ottenere.

Nello specifico la Direttiva Bolkestein, così denominata dal nome di chi l’ha proposta, l’ex ministro per la concorrenza e il mercato interno l’olandese Frits Bolkestein, è stata emanata il 12 dicembre 2006 al n.123, quando era Capo della Commissione Europea Romano Prodi, ed è stata recepita in Italia con Decreto Legislativo del 26 marzo 2010 n°59, sotto il Governo di Silvio Berlusconi.

Scopo della Direttiva è quello di rimuovere gli ostacoli agli scambi di servizi all’interno della Unione Europea, ed infatti riguarda la quasi totalità del settore dei servizi, dal commercio al dettaglio alle attività professionali fino al turismo ed ai servizi ricreativi. Sono esclusi invece i servizi finanziari, i servizi delle agenzie di lavoro interinale e il gioco d’azzardo.

Per favorire la libera circolazione dei prestatori di servizi all’interno della Unione Europea, la Direttiva Bolkestein prevede altresì, al fine di abolire ogni ostacolo burocratico, la creazione di sportelli unici i quali possano espletare le formalità richieste per avviare un’impresa di servizi in uno dei Paesi membri della Unione Europea.

Altro vantaggio previsto dalla Direttiva è quello relativo alla legge che si applica ai prestatori di servizi. La Direttiva fa salvo il principio della legge del Paese di origine, fatta salva la facoltà dello Stato membro in cui si sposta il prestatore di servizi, di applicare requisiti specifici in  relazione all’esercizio di un’attività di servizio, il cui rispetto è indispensabile per garantire il mantenimento dell’ordine e della sicurezza pubblica o per la protezione della salute pubblica e dell’ambiente, al fine di evitare determinati rischi nel luogo in cui il servizio è prestato.

Uno delle carenze, però, che ha scatenato vivaci polemiche e non solo in Italia, concerne appunto la durata limitata nel tempo, del lavoro che i prestatori stranieri possano svolgere, poiché la Direttiva non quantifica tale durata, né prevede i periodi entro cui i prestatori di servizio possano esercitare. Sicché molti venditori e operatori turistici, i quali sono inclusi fra i destinatari della Direttiva, si sono sentiti minacciati nella possibilità di perdere il loro lavoro, in quanto in Italia è invalsa per anni la prassi del rinnovo automatico della concessione di spazi pubblici.

Ad esempio, quelle per le concessioni sulle spiagge italiane erano state prorogate automaticamente fino al 2020. Tuttavia tale proroga è stata dichiarata illegittima dalla Corte di Giustizia Europea con sentenza del 14 luglio 2016 n. C-458/14 con la quale l’Italia è stata condannata a rimettere nuovamente a gara tali concessioni.

Per gli ambulanti invece il Governo Renzi, con il Decreto “milleproproghe”, ha procrastinato la anzidetta proroga, per le concessioni per gli spazi commerciali, fino al 31 dicembre 2018. A partire dal 2019 quindi, per la prima volta gli ambulanti dovranno partecipare a gare pubbliche e fare offerte per vedere riassegnati i posti che prima utilizzavano per il loro commercio.

Pertanto, si auspica una nuova iniziativa del legislatore che sappia magari colmare le lacune legislative con le quali la Direttiva è stata recepita anche in base alle indicazioni fornite nella sentenza del 2016 dalla Corte di Giustizia Europea.

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