Ci sono luoghi che hanno la sacralità dei ricordi.

Una piccola strada nel centro storico di Palermo, un indirizzo e un invito di Salvatore Borsellino, un quartiere, la Kalsa.

Prima di immergermi in via Vetriera, che mi ha accolta con portefinestre murate e balconi fantasma, mi sono guardata intorno perché so bene che quel quartiere ha accolto un’Amicizia forte e profonda: quella tra Paolo Borsellino e Giovanni Falcone.

Li ho immaginati bambini, li ho immaginati correre ed essere felici. Ho pensato a tutto quello che è stato e a tutto quello che non può più essere.

Lo sguardo che accarezza le pietre sotto i miei piedi e la voglia di poter utilizzare il suo stesso sguardo, quello di Paolo, mentre percorreva quella strada.

Sono arrivata al civico 57, mi sono fermata. Eccola! La Farmacia Borsellino.

Salvatore vuole diventi la casa di Paolo.

Ero a Palermo con tanti amici, con quelli che con me condividono il sogno di vedere l’Italia libera dalla mafia, nonostante ogni giorno si senta parlare di corruzione, mazzette e l’ultimo, per ora, è lo scandalo romano.

Non siamo più in grado di meravigliarci e questo mi fa paura.

Io continuo a farlo perché quando smetterà lo sdegno e la meraviglia, l’indignazione, allora saprò che ho smesso di lottare e di credere nella legalità.

Con i miei amici di avventura, le Agende Rosse, condivido anche la necessità che si faccia chiarezza su una strage di Stato, quella di via D’Amelio.

Sono entrata in punta di piedi e ho chiesto a Salvatore, Borsellino di farmi da cicerone. I racconti, i ricordi e la forza.

Salvatore ha una forza morale che è contagiosa. Ho accarezzato i muri sperando di condividere per qualche istante un diretto contatto con il passato.

Il passato fa la storia di una vita, non la vita intera: è una frase che ho detto tanto tempo fa, la ripeto a me stessa per non restare incastrata nei ricordi, ma i ricordi, questi ricordi, quelli di uomini che hanno dato la vita per lo Stato, quello stesso Stato che è stato artefice e forse mandante e forse complice, sono necessari.

È necessario ricordare le loro vite prima e le loro morti, per poi ricordarci cosa siamo capaci di fare. Solo avvicinandoci all’ombra dell’inconscio culturale, tanto cara a Carl G. Jung, possiamo continuare ad osservare e a far in modo che il passato, questo passato, non ritorni.

Salvatore vorrebbe ristrutturare la loro vecchia farmacia per questo grande progetto, un progetto che ha a che fare con l’arte, la cultura, la musica. Un’occasione per i ragazzi di quel quartiere, una casa dove insegnare che è possibile vivere senza compromessi, un luogo dove la mafia farà parte del passato; un passato da ricordare perché non ritorni.

Ognuno di noi può contribuire a questo grande sogno attraverso una donazione.

Paypal o Carta di Credito, Bonifico: ASSOCIAZIONE LE AGENDE ROSSE, causale la casa di Paolo, IBAN IT06E0306901631100000005354

“La lotta alla mafia, il primo problema da risolvere nella nostra terra bellissima e disgraziata, non doveva essere soltanto una distaccata opera di repressione, ma un movimento culturale e morale che coinvolgesse tutti e specialmente le giovani generazioni, le più adatte a sentire subito la bellezza del fresco profumo di libertà che fa rifiutare il puzzo del compromesso morale, dell’indifferenza, della contiguità e quindi della complicità”

Parole che suonano come il testamento di Paolo Borsellino.

Trasformiamo le sue parole in un presente capace di agire il cambiamento.

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Gioia Guglielmi
Sono Gioia Monica Guglielmi, psicologa e psicodrammatista. Scrivo per raccontare delle anime che osservo e che mi vivono accanto passando  - ovviamente (o no?) - attraverso la mia. Credo nella diversità, perché la percepisco come vita, non conoscendo parametri di normalità. Amo l'arte ma sopra ogni altra cosa il teatro. 

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