Il 7 marzo scorso si è svolta la “Giornata della raccolta alimentare contro la fame in Italia”: un appuntamento su iniziativa della Fondazione Banco delle opere di Carità.

In Italia l’esperienza, come ogni anno, ha visto riuniti migliaia di volontari negli oltre 2500 locali commerciali aderenti, dove si è svolta la raccolta alimentare nazionale; volontari che hanno invitato i cittadini a donare alimenti non deperibili per gli Enti assistenziali delle varie province.

Purtroppo, i dati del 2013 in riferimento alla condizione di povertà delle famiglie sono sconcertanti, ancora di più se pensiamo che negli ultimi due anni essi sono incrementati, costituendo oggi il 16,6 % della popolazione, ovvero dieci milioni e 48 mila individui.

La Giornata è stato un momento di condivisione e confronto tra i diversi consumatori dei supermercati aderenti; una Giornata in cui abbiamo apprezzato il dono del tempo, per chi si fermava ad ascoltare i volontari, chi dava dei consigli, chi fuggiva perché aveva fretta ed anche per chi rispondeva in modo poco incoraggiante…

Tempo scandito dall’urgenza di raccogliere il numero più elevato possibile di alimenti, che sarebbero stati destinati, tra i diversi progetti di servizio all’interno della nostra diocesi, anche ad una struttura in via Londra n. 11, sede dell’Associazione di promozione sociale “Ain Karim”.

Chiediamo ai responsabili di raccontarci le origini della loro scelta di vita, espressa nel servizio di accoglienza alle donne e ai minori, ospiti di “Casa Ain Karim”. Ed ecco cosa ne emerge.

Il progetto di servizio è nato dal desiderio dei suoi promotori di condividere una condizione di benedizione morale e materiale con persone in difficoltà. Una personale predisposizione, comunicata un giorno – nel 1985 – a don Salvatore Simone, allora parroco della parrocchia SS. Trinità. Quel fondamentale incontro, approfondendosi man mano nella collaborazione, ha portato nel tempo la famiglia, proprietaria dell’immobile, ad ospitarvi gratuitamente in forma privata singole persone disagiate provenienti da Andria, da Trani, ma anche dalla Romania, dall’Ucraina, dal Bangladesh, dal Marocco, dalla Bulgaria… e poi a contribuire a dare vita a progetti di servizio che, nati in ambiente parrocchiale, oggi sono importante riferimento cittadino di impegno sociale.

Nel 1989, ha avuto luogo l’incontro prezioso con don Oreste Benzi che, ad Andria per un appuntamento diocesano, visitò anche i luoghi di quella prima accoglienza, nei quali intravide la bella possibilità di ospitare “i più piccoli” del Vangelo; in tale prospettiva, la famiglia cominciò così ad arredare man mano gli ambienti e ad adeguarli alla normativa regionale.

Nel 2001, un altro importante incontro è stato con le suore Missionarie della carità di madre Teresa di Calcutta che sono a Bari: una conferma alla spiritualità di servizio e di periferia nella quale procedeva da tempo la formazione, piantando le radici del progetto attuale.

Dopo alcune incertezze di percorso, proprie di ogni inizio che va delineandosi, ad aprile 2011 un piccolo gruppo di volontari formati e motivati costituisce l’attuale Associazione di Promozione sociale “Ain Karim”.

A maggio dello stesso anno l’Associazione presenta la documentazione definitiva per ottenere l’autorizzazione comunale al funzionamento della Comunità-alloggio per donne gestanti e madri con figli “Casa Ain Karim”, che arriva a dicembre 2011, seguita a febbraio 2012 da quella regionale.

Esprimendone solenne ringraziamento nella festa della sacra Famiglia (30.12.2011), dal 2 gennaio 2012 comincia l’avventura di servizio, con l’accoglienza del primo nucleo madre-bambini, inviato dal locale settore socio-sanitario, che sin da principio ha sostenuto il progetto. Ad oggi “Casa Ain Karim” ha accolto 16 nuclei, succedutisi nel tempo.

 

“Ain Karim”: cosa significa questo nome?

Un nome tutto particolare, che indica una località della Palestina (a 6 km da Gerusalemme) in cui la tradizione ebraica fissa l’incontro di due donne gestanti: la giovanissima Maria di Nazaret, madre di Gesù, e l’anziana sua cugina Elisabetta, madre di Giovanni Battista.

L’avvenimento è ricordato dal calendario il 31 maggio, giorno di festa della nostra Associazione, che in quella circostanza fa annualmente memoria delle sue origini con una celebrazione eucaristica “in ringraziamento del servizio reso e in memoria di chi lo ha reso possibile”, quando esprimere riconoscenza anche ai diversi compagni di strada che ha nel servizio.

 

E in che cosa consiste il vostro progetto?

Il nostro intento è quello di creare reti di solidarietà, amicizia e assistenza nei confronti delle persone bisognose, a partire dalle loro esigenze quotidiane di vita e nei momenti di malattia e di emergenza. Abbiamo iniziato riservando un’attenzione speciale alle donne in maternità, donne che hanno subito violenza, con storie difficili dietro le loro spalle ma che decidono di investire sul loro futuro e quello dei loro bambini, nella speranza di costruire una vita migliore.

È importante che le persone avvertano di non essere lasciate sole nelle proprie fragilità, sentano accanto la presenza di qualcuno che creda possibile intraprendere un percorso di “risalita”. Supportati da educatori e operatori, i nuclei madre-bambino accolti hanno la possibilità di vivere una relativa “normalità” esistenziale, nei diversi ambiti della relazione di cura e instaurando, se possibile, i presupposti della loro prossima autonomia. Una “normalità” che introduce anche ambiti nuovi per la famiglia accolta, quali l’approfondimento di cure sanitarie o la partecipazione a progetti culturali e sportivi.

L’Associazione ha poi proseguito il suo impegno di promozione della cultura di condivisione e di servizio. In tal senso, ad esempio, la recente iscrizione all’anagrafe ONLUS – a novembre 2013 – ha consentito l’avvio di alcune convenzioni, grazie alle quali, a fianco del progetto di accoglienza, si va da poco delineando un altro servizio di assistenza diretta ad alcune famiglie del territorio in situazione di disagio, che sosteniamo fornendo loro gratuitamente ogni settimana una dignitosa provvista di generi alimentari e altro materiale utile che ci siamo impegnati a reperire… ma spesso anche ascolto e aiuto amico della loro sete vitale di comprensione e di speranza.

Il nostro grande sogno, ci auguriamo benedetto dal cielo, è realizzare una naturale bella condivisione tra famiglie amiche perché, nella difficoltà di tutti, nessuno sia nel bisogno (cfr. At 4,32-35): un impegno grande e coinvolgente, per il quale diventa prezioso ogni contributo possibile; e ogni contributo può spingere ancora più avanti il nostro comune servizio alla persona. E sono tante le idee che ci fanno dire: “Sarebbe bello se…!”, anche nella buona direzione di aprire prospettive di occupazione in forme di economia sociale e solidale.

(Leggi la seconda parte)

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Antonio Abruzzese
Sono Antonio Abruzzese e sono un giovane appassionato. Cucina, tradizione, filosofia, e ricerca sono i vocaboli che mi identificano. Sono un ragazzo genuino che ama la tradizione, e il sapere popolare. Un amante della bellezza e del gusto. Mi piacciono le cose e le persone che hanno un proprio carisma, un proprio sapore..non amo ciò che è insipido, inodore e incolore. Anzi sono affascinato dalla cromaticità, dal profumo degli alimenti, e dalla bellezza che ogni cosa porta in sé.. Di professione cuoco, ma di fatto un grande buongustaio!

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