Una scuola democratica e pubblica, un luogo di libera espressione e non di bocche tappate, un luogo dove costruire la propria persona. Questi i punti, per cui studenti e docenti nel corso di queste settimane, si stanno battendo in maniera unanime e coordinata, queste le modalità di manifestare il dissenso completo rispetto alla riforma della “Buona scuola“. Buona perchè?

Le cose buone, in effetti, ci sono ad  esempio la digitalizzazione dell’insegnamento e la maggiore connessione in rete delle infrastrutture. Tutti stimoli interessanti, se non fosse che rappresentano solo l’involucro di un disegno che non cita, mai, l’interesse dello studente o per esempio non fa cenni alla didattica.

A queste critiche, molti di coloro che hanno partecipato alla scrittura di un tale testo, risponderebbero, forse, che la scuola italiana sta cercando di modernizzarsi e di abituare gli studenti già dall’adolescenza al mondo del lavoro.

È questo il principio errato da cui partono una serie interminabile di “errori”.

La scuola, infatti, viene lentamente trasformata in una “sfornatrice” di lavoratori (o più probabilmente illusi disoccupati). A dimostrarlo, il progetto già avviato a partire dallo scorso anno, “alternanza scuola-lavoro”, il quale permette agli studenti di approcciarsi al mondo del lavoro in maniera alternata con lo studio.

Il progetto se astratto dal contesto che la “Buona Scuola” tende a creare, potrebbe essere anche uno stimolo importante per i giovani studenti, ma all’interno di una logica tutta aziendale, mostra la sua essenza limitante e limitata.

Passa inevitabilmente un messaggio: “Studio per lavorare”.

La scuola, invece, è, e deve restare, il luogo di sperimentazione di sè e in particolare la scuola secondaria è la tappa per iniziare a comprendere il proprio posto, la propria essenza a prescindere dalla posizione lavorativa…e questo è già un lavoro assai complesso per gli adolescenti.

Andare ad impacchettare la vastità di soluzioni che uno studente può trovare per il proprio futuro in un determinato lavoro o in una determinata facoltà universitaria è davvero pericoloso.

La scuola deve essere il luogo per capire e deve essere il luogo da cui si parte,e nel quale sia possibile costruire una propria personalità e non una propria carriera.

È necessario, anzi , che gli studenti comprendano la separabilità dei due concetti e di come l’una non sia funzione dell’altra.

La scuola deve poter insegnare la libertà e a farlo devono essere dei docenti competenti, che devono essere posti nelle condizioni di pensare ai propri studenti, cosa che ad oggi risulta spesso difficile per le innumerevoli difficoltà in cui un docente (soprattutto se precario) deve imbattersi.

Lo sciopero di ieri, a sostegno di tutti questi punti e , in particolare,  finalizzato a boicottare le inutili e onerose prove INVALSI, è andato a buon fine. Almeno in Puglia, la maggior parte degli studenti non si è sottoposto ai quiz, e d’avanti alle scuole si sono create delle vere e proprie arene di dibattito.

Un segnale bello e ricco di speranza per quanti affermano che i nostri cervelli non sono più in moto, per quanti sembrano disegnare un piano a regola d’arte per legare le braccia, proprio alla parte forte della società.

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