bellezza

Nemmeno il cinico umorismo di Woody Allen avrebbe saputo scrivere e sceneggiare la battuta che ha imperversato sul web al momento dell’elezione dell’attuale Miss Italia.

Diciamo la verità, quando è stata invitata ad esprimere un’opinione originale ed intelligente, l’emozione ha avuto il sopravvento sul suo viso dolce e delicato. Desiderare di vivere in un altro periodo storico è legittimo, credere che il meglio sia alle spalle un po’ meno. Sindrome dell’epoca d’oro l’ha definita, appunto, il visionario cineasta americano che, nel suo celebre Midnight in Paris, raccontava l’ossessione degli uomini di ritrovarsi nostalgici nel ricordo di un decennio a loro precedente. In fondo si tratta di mero narcisismo, un punto di vista retrospettivo di chi si specchia per ammirare la propria perfezione scorgendo in lontananza fasti di un glorioso passato, perdendo obiettività su un futuro che spalanca le porte ad una speranza dal sapore pacifico e comune. La giustificazione filosofica della guerra che Hegel cerca di tramandare è stata confutata, per la prima volta, nel 1919 a Versailles. Quel giorno, la Galleria degli Specchi rifletteva lo smisurato ego di 44 Stati che si riunivano in una location di copiosi eccessi per debellare gli interessi economici e stipulare un Trattato che avrebbe messo fine alla Prima Guerra Mondiale.

Consigliere dei negoziatori tedeschi, durante questa estenuante trattativa, fu indiscutibilmente Max Weber. Ritenendo lo Stato come un’entità che reclama il monopolio sull’uso legittimo della forza fisica, il sociologo teutonico ridimensionò il ruolo del capitalismo e della religione all’interno della società. Infatti, nella sua opera più famosa L’etica protestante e lo spirito del capitalismo, Weber attribuisce un’irrilevante importanza religiosa alla sostanziale disuguaglianza economica tra Occidente ed Oriente. Pur subendo l’influenza di Karl Marx, Weber respinse la concezione materialistica della storia, mettendo ai margini l’annosa questione del conflitto di classe. Dai suoi saggi si può evincere come idee e valori abbiamo un peso specifico nello sviluppo capitalistico di un Paese. La sua curiosità voleva indagare sulle cause che portavano il potere politico a legittimarsi creando forme di consenso.

Max Weber stava ridisegnando i crismi del capitalismo moderno collocandolo nel generale processo di razionalizzazione che doveva tener conto di una logica del mercato fatta di profitti e bilanci. Sosteneva fermamente la differenza tra mentalità materialistica e l’etica protestante, abbracciando soprattutto le tesi del calvinismo. L’uomo socialmente altolocato non traeva giovamento dalla grazia divina ma si considerava parte di un progetto mirato al successo economico. Il suo zelo, oberato di impegni e responsabilità, non è nient’altro che la volontà di Dio, l’assoluto che veglia su una lussuosa esistenza. Weber ha abbandonato il retaggio cattolico, l’uomo è scevro dalle proprie azioni terrene, alla continua ricerca del raggiungimento di un fine attraverso, però, giusti mezzi, quelli che ti fanno partecipare ad un concorso di bellezza combattendo una guerra contro la banalità.

«Solamente chi è sicuro di non cedere anche se il mondo, considerato dal suo punto di vista, è troppo stupido o volgare per ciò che egli vuole offrirgli, solamente chi è sicuro di poter dire di fronte a tutto questo: “non importa, andiamo avanti”, solamente quest’uomo ha la “vocazione” per la politica» (La politica come professione)

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Miky Di Corato
Iscritto all'Ordine dei Giornalisti della Puglia, ho iniziato a raccontare avventure che abbattono le barriere della disabilità, muri che ci allontanano gli uni dagli altri, impedendoci di migrare verso un sogno profumato di accoglienza e umanità. Da Occidente ad Oriente, da Orban a Trump, prosa e poesia si uniscono in un messaggio di pace e, soprattutto, d'amore, quello che mi lega ai miei "25 lettori", alla mia famiglia, alla voglia di sentirmi libero pensatore in un mondo che non abbiamo scelto ma che tutti abbiamo il dovere di migliorare.

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