“Il bisogno di giustizia è qualcosa di naturale, che precede ogni educazione.

Ma il bisogno di bellezza non è sostanzialmente diverso.

Così simili sono le due aspirazioni, che una vittoria della bruttezza sulla bellezza è facilmente sentita come il male che vince sul bene ed il preferire la bruttezza alla bellezza appare sempre come un’azione malvagia

Agghiacciamo davanti alle ingiustizie, ma orrore è anche la bruttezza che si propaga in nome del progresso

(Luigi Zoja, 2007)

La nostra società si sta autodistruggendo perché, profondamente ingiusta e brutta e i due “crimini”, ingiustizia e brutalità, si compiono indissolubilmente associati. Perché? Perché, come scrive Solange Manfredi: “[…] come insegnava la cultura greco romana, nella ricerca del bene non può esserci giustizia senza bellezza”.

Nelle sue forme più antiche, infatti, il bene assoluto era visto come inseparabile da giustizia e bellezza poiché entrambe, bisogni dell’anima, erano ritenute componenti necessarie per l’equilibrio dell’uomo e della società.

La stessa cosa è avvenuta per il diritto, dove le leggi, che dovrebbe promuovere la giustizia, oggi più che mai paiono uno strumento che, in mano ad abili retori, producono situazioni ingiuste perché, abbandonata la ricerca del bene, continua Manfredi, vengono usate, “da molti giuristi per servire il Principe”.

Ma, nella ricerca del bene, l’equilibrio mai superato è la connessione tra bellezza e giustizia.

L’uomo, oggi, ignora l’equilibrio tra questi due bisogni non solo perché ne ha soppresso uno, ma perché ha perduto il bisogno di equilibrio. Si necessita di esperienze equilibrate e il bisogno etico non facendo più parte del desiderio buono, bello e positivo dell’uomo si impone come bisogno pratico, funzionale, utilitarista ossia un insieme di normative, che isola ogni sentimento umano-profondo e annienta l’ equilibrio, virtù necessaria per l’ ordine di una giustizia che salvaguardia l’ uomo e la sua meraviglia di creatura.

Le leggi ingiuste sono ormai una costante quotidiana a cui il cittadino si è assuefatto, di cui non si accorge neanche più o si è rassegnato o, peggio ancora, ne approfitta.

Ma l’ingiustizia e la bruttezza sono violenze inferte all’anima dell’uomo e la violenza e diseducazione possono dar prova di essere un costo insuperabile nella costruzione di una società.

Privata infatti dell’ insostituibile compito etico della bellezza, oggi ciò a cui la gente aspira è il lusso, che altro non è che una degenerazione del bello, una perversione, che lussa i costumi morali e li estromette dal corpo sociale, dal corpo dell’uomo rendelo vuoto e dissoluto. Le conseguenze sono palesi, ai vertici di ogni spazio di comando politico, sociale, economico e culturale si è seduta l’immoralità senza precedenti, con uomini mercenari che dell’ uomo fanno un affare. L’essere umano diviene così “[…] un mezzo, merce di scambio sul libero mercato, un mercato incapace di autolimitarsi, senza etica e che conosce un’unica religione: il desiderio, ed un unico Dio: il denaro”.

Le conseguenze? Seguiamo ancora Manfredi che così le elenca:

  • si possono fare orge in palazzi istituzionali;
  • si può chiedere una raccomandazione a loschi faccendieri sì da arrivare ai vertici del potere
  • si può gettare sul lastrico migliaia di risparmiatori ed essere promossi ai vertici della finanza;
  • si può depistare, mentire, corrompere, truffare, estorcere, stringere patti con organizzazioni criminali e salire ai vertici delle istituzioni;
  • si può distruggere aziende sane, lasciare senza lavoro migliaia di persone e guadagnare milioni di euro;
  • si può ridurre in schiavitù migliaia di migranti.

Se così è, siamo una società viziata, che non ha più limiti, costituita da individui che non sono più in grado di trascendere i propri impulsi individuali. Il superamento dei limiti, che nella cultura greco romana era considerato il peccato più grande, l’hybris (“tracotanza”, “eccesso”, “superbia”, “orgoglio”, “prevaricazione”).

Ed è proprio il superamento di questi limiti, della “vecchia etica”, che nega l’equilibrio necessario tra giustizia e bellezza, oggi il nuovo grande compito etico, che siamo chiamati a compiere per ri-costruire la società è riaffermare il valore dell’educazione dell’uomo e della sua complessa natura.

Tutti siamo in un certo modo responsabili, con le parole, con gli atti, con gli atteggiamenti, dell’educazione delle persone che ci vivono accanto. L’educazione impegna tutta la vita e tutti noi, anche se non ne prendiamo coscienza. Possiamo sempre “crescere”, perfezionarci in qualche aspetto della nostra personalità. Ognuno di noi può essere educatore, col suo comportamento, con una parola, un gesto, la sola presenza.

… nessuna società può fare a meno di essere educata, perché solo comprendendo la bellezza si può valutare anche la giustizia, e ciò che resta per compierla: se lo comprendessimo, non avremmo bisogno di chiudere discoteche per contrastare lo spaccio di stupefacenti ed evitare che ragazzini sedicenni muoiano per una pasticca; se lo comprendessimo, i nostri ragazzi amerebbero il ballo senza lo sballo e l’educazione al bello sconfiggerebbe la brutalità di una morte senza ragione.

Si legge nella Bibbia: “L’uomo bello perché giusto sarà chiamato quercia di giustizia” (Is. 61,3).

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Geremia Acri
So che tutto ha un senso. Nulla succede per caso. Tutto è dono. L'umanità è meravigliosa ne sono profondamente innamorato. Ciò che mi spaventa e mi scandalizza, non è la debolezza umana, i suoi limiti o i suoi peccati, ma la disumanità. Quando l'essere umano diventa disumano non è capace di provare pietà, compassione, condivisione, solidarietà.... diventa indifferente e l'indifferenza è un mostro che annienta tutto e tutti. Sono solo un uomo preso tra gli uomini, un sacerdote. Cerco di vivere per ridare dignità e giustizia a me stesso e ai miei fratelli, non importa quale sia il colore della loro pelle, la loro fede, la loro cultura. Credo fortemente che non si dia pace senza giustizia, ma anche che non c'è verità se non nell'amore: ed è questa la mia speranza.

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