I recenti attacchi terroristici nei tre continenti, ulteriorio fenomeni della “terza guerra mondiale a macchia di leopardo“, come è stata da tanti definita mi  ha portato a ripensare a Kobane. La chiamano la nuova Stalingrado. I primi giornalisti della “France presse” che sono entrati in città lo scorso gennaio, dopo la liberazione dall’Isis, l’hanno descritta così, come una città distrutta, piegata, ma vincente, con i bambini e le donne che accoglievano i giornalisti con le dita alzate in segno di vittoria.

Alcuni giorni fà però l’Is è tornato ad attaccare Kobane, la città siriana al confine con la Turchia per riprenderne il controllo ma, anche questa volta, i terroristi neri sono stati cacciati.

Kobane, la città per mesi sotto assedio, teatro di violenze e morte da parte dell’Isis rappresenta l’unico vero simbolo di resistenza contro il califfato. La città siriana a maggioranza curda  è stata conquistata dall’Isis lo scorso ottobre, dopo aspri combattimenti.  La resistenza delle forze curde  (YPG) contro i terroristi neri era stata eroica. “Resistere, difendere Kobane” era il motto dei  peshmerga curdi che combattevano contro gli Jihadisti. Dopo l’assedio durato settimane, con l’Isis che circondava la città, lo Stato Islamico era arrivato ad occupare l’80 % della città, c’erano stati più di 2000 morti, i terroristi cercavano i curdi casa per casa. La città era in macerie, migliaia di profughi in fuga da morte certa, avevano cercato riparo in Turchia.

Dopo 134 giorni di guerra e morte, l’Isis è stato scacciato e Kobane è tornata libera, pur se totalmente distrutta. Agli occhi del mondo, specie dell’occidente inerme contro l’Isis, la liberazione di Kobane ha dimostrato che combattere per la libertà ha ancora un senso e che è possibile vincere anche senza armi, basta la voglia di democrazia e l’amore per il proprio Paese, per sconfiggere chi, come i tagliagola, la libertà non sa cosa sia.

Ma la resistenza di Kobane non è terminata a gennaio. Come detto, negli scorsi giorni l’Isis è tornata ad attaccare e ad accerchiare la città. Centinaia  di donne e bambini sono morti dopo l’esplosione di alcune autobombe. “L’Isis sapeva che non poteva controllare la città, voleva solo infliggere una sconfitta morale ai curdi”, ha affermato il direttore dell’ Osservatorio Siriano per  i diritti umani. Negli scontri anche la sede di “Medici senza Frontiere“, occupata dai terroristi, è stata fatta esplodere. Ma anche questa volta, la libertà e la resistenza hanno vinto. I terroristi neri sono stati cacciati e Kobane, dopo una notte di combattimenti, è stata riconquistata dai curdi.

La dura resistenza di Kobane è il simbolo della resistenza del popolo curdo, un popolo che combatte contro lo Stato Islamico e che combatte per uno stato libero e indipendente. La vicenda della  città sotto assedio, dimostra anche le sospette vicinanze tra la Turchia e l’Isis. Nei mesi dell’assedio il governo turco è stato pesantemente criticato dall’occidente per non aver fatto nulla contro l’Isis che minacciava i suoi stessi confini, la Turchia ha inoltre impedito che combattenti curdi attraversassero la Turchia per andare a Kobane e combattere nella resistenza. I motivi di questo comportamento? Di certo i timori della Turchia non erano per i curdi che andavano a Kobane per aiutare la città (e quindi a rischio di morte), la Turchia da sempre teme che i curdi ottengano la tanto sognata indipendenza. E, i veri nemici dei turchi, non solo i tagliagola dell’Isis, ma i curdi, che vogliono il loro stato lì, dove si trova. Ossia in territorio turco.

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