“Perché ci odiano tanto?” è la domanda che tutti gli americani si fecero dopo l’11 settembre 2001, ed è la domanda che siamo costretti a porci di nuovo oggi dopo gli attentati a Parigi e a Tunisi.

Allora si trattava di Al Qaeda, oggi dell’Isis, la realtà è che fatti salvi i doverosi distinguo, sempre di terrorismo islamico si tratta. Dunque. una delle risposte più argute date dopo l’attentato a New York, può essere valida anche oggi.

I terroristi islamici ci odiano tanto perché affetti da quello che Buruma e Margalit chiamano “occidentalismo”, ossia una visione distorta, perversa e stereotipata di quello che è l’Occidente e gli occidentali. Gli autori lo spiegano in un libro intitolato come la patologia di cui tratta, evidentemente ispirato a “Orientalismo”, un importante saggio uscito a fine anni ’70 in cui Edward Said fa il punto sulle visioni distorte, perverse e stereotipate degli occidentali riguardo gli orientali.

“Abbiamo chiamato Occidentalismo il quadro disumanizzante dell’Occidente dipinto dai suoi nemici”, spiegano i due, specificando che “quella che abbiamo raccontato in questo libro non è la storia manichea di una civiltà in guerra con un’altra. Al contrario, è la storia di una contaminazione incrociata di cattive idee”.

Potremmo dire che il processo di “disumanizzazione” investe 4 ambiti. In altre parole le idee che agli occhi di un terrorista islamico ci fanno sembrare delle merde indegne di vivere appartengono a 4 cerchie: la Città, il Borghese, la Ragione e il Femminismo.

I terroristi islamici e i loro sodali odiano la città. Essi vedono nelle metropoli una giungla di bestie schiave della sessualità, avide di soldi, individualiste, disumane. Chi vive nella città perde l’anima. Certo le metropoli non sono solo in Occidente, e nella tradizione musulmana non c’è traccia di questo odio, tuttavia la città simbolo di industria, commercio e progresso scientifico, per gli occidentalisti, è solo in Occidente e quella loro odiano.

Non a caso nel tempo ad essere colpite sono state New York, Londra, Madrid, mentre Bin Laden mandava video di rivendicazione parlando su sfondi rupestri e ambientazioni frugali, come a voler rimarcare la distanza. Non a caso oggi sono state colpite Parigi, emblema di quella libertà e di quella promiscuità tanto odiate, e Tunisi, capitale dell’unico Paese arabo uscito migliore dal periodo di rivolte, che proprio sul turismo occidentale stava cercando di fondare la sua nuova economia. L’Isis intanto, come Bin Laden, rivendica i suoi attentati da lande desertiche.

I terroristi islamici ci vedono poi come Borghesi, cioè omini molli, dediti alle comodità e al culto del denaro. Il capitalismo o le democrazie liberali non sono fedi eroiche, secondo i loro detrattori celebrano la mediocrità. L’Occidente allora è un pericolo perché promette benessere materiale e libertà individuale, svuotando l’uomo di tensione utopica. E forse è per questo che arabi nati e cresciuti in Occidente oggi si uniscono all’Isis, perché alla ricerca di qualcosa che il benessere non può dar loro. Massimo Fini dopo l’attentato a Charlie Hebdo scrisse “Amedy Coulibaly porta la sua sposa da 5 anni, Hayat Boumeddiene, incinta, a Madrid perché non vuole che sia coinvolta negli attentati. Passano l’ultima notte insieme. Poi lui parte e sa che va a morire. Chi di noi sarebbe capace di una scelta del genere foss’anche per il più nobile degli ideali?”.

Ancora, la mente occidentale è una mente idiota e saputella, incline ai calcoli aritmetici, ma incapace di realizzare cose umanamente importanti. È una mente in tutto e per tutto razionale, buona per raggiungere determinati traguardi, ma non per capire se sono traguardi giusti o sbagliati. Gli occidentalisti considerano gli occidentali, e i paesi musulmani con governi laici, dei barbari poiché incapaci di profondità spirituale, dunque miscredenti e idolatri. I barbari occidentali sono subumani, portatori, spesso feroci e arroganti, di una nuova jahiliyya, una società senza Islam. Ecco che la Tunisia con la sua recente costituzione tendente al laicismo e la sua voglia di capitali stranieri incarna al meglio un Islam “annacquato” da combattere. Ecco che i tunisini sono quelli che si sono uniti in maggior numero allo Stato Islamico.

Infine la donna. Per gli estremisti islamici l’onore dell’uomo dipende in gran parte dal comportamento della donna che lo affianca, il suo comportamento dunque deve essere ineccepibile. Le donne occidentali sono tutte delle prostitute o poco meno e i loro uomini dei magnaccia. Per molti degli occidentalisti le differenze fra generi sono state da noi rimosse per sfruttare meglio l’immagine femminile nell’interesse commerciale e capitalistico. Il permissivismo occidentale è sintomo così di totale vuoto morale e mancanza di senso dell’onore.

Eccolo allora l’impianto ideologico di un terrorista islamico. Un dispositivo atto a sottrarre a chiunque lo subisca qualsiasi caratteristica umana, rendendo la sua vita pari a quella di un insetto. Ovviamente noi occidentali con Fascismo, Nazismo e Stalinismo, siamo stati maestri anche in questo. È un dispositivo alla cui base agisce essenzialmente una volontà semplificatrice, di qui la sua efficacia e la sua pericolosità. Chiunque dovrebbe resistere alle sue lusinghe e si potrebbe iniziare ribadendo che quanto descritto vale per i terroristi islamici e non per i musulmani tutti. Prova ne è il fatto, guardando solo al caso tunisino, che l’attentato sarebbe dovuto essere al parlamento mentre questo discuteva di leggi antiterroriste. Prova ne è anche la manifestazione dei tunisini il giorno dopo la strage, o le parole del padre di uno degli attentatori che se lo avesse scoperto, avrebbe fermato suo figlio.

Prova ne è anche il Forum sociale mondiale di Tunisi che in questi giorni si sta svolgendo a dispetto di tutto. È l’incontro internazionale di tutti quelli che “Occidentalismi” e “Orientalismi” provano a combatterli da anni, e magari avesse, per una volta, il clamore mediatico dell’attentato di una settimana fa.

Ma questo è un altro discorso.

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Andrea Colasuonno
"Andrea Colasuonno nasce ad Andria il 17/06/1984. Nel 2010 si laurea in filosofia  all'Università Statale di Milano con una tesi su Albert Camus e il pensiero meridiano. Negli ultimi anni ha vissuto in Palestina per un progetto di servizio civile all'estero, e in Belgio dove ha insegnato grazie a un progetto dell'Unione Europea. Suoi articoli sono apparsi su Nena News, Lo Straniero, Politica & Società, Esseblog, Rivista di politica, Bocche Scucite, Ragion Pratica, Nuovo Meridionalismo.   Attualmente vive e lavora a Milano dove insegna italiano a stranieri presso diversi enti locali".

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