Lega e M5S hanno votato con la lobby di Google, impedendo che passasse una regola sacrosanta: pagare gli autori che i siti utilizzano sui social

Caro Direttore,

appena c’è la possibilità di sparare scemenze, Giggino Di Maio batte tutti sul tempo. È successo anche per la discussione al Parlamento europeo sul copyright, questione serissima che riguarda il lavoro di milioni di persone saccheggiato a gratis da Google, che fra l’altro non paga neanche le tasse in Europa (e in Italia). Il Parlamento ha bloccato la decisione e rivoterà in autunno.

Naturalmente Lega e M5S hanno votato con la lobby di Google, impedendo che passasse una regola sacrosanta: pagare gli autori che i siti utilizzano sui social. Invece gli autori continueranno a essere derubati a favore della potente multinazionale e Giggino dirà, e dice, che è stato sventato il tentativo di “mettere il bavaglio” alla rete. Falso, ovviamente. È stato sventato il tentativo di non essere trattati da pecoroni.

La verità è che ormai la rete è il luogo delle false notizie, delle peggiori idiozie, delle aggressioni quotidiane a chi non ci piace; dove si possono sparare cazzate sull’invasione inesistente degli immigrati, sui vaccini che fanno male, sulla dignità delle chiacchiere, sui giudici che perseguitano i leghisti e panzane altre in quantità. Come il miracolo di Salvini che ha fatto sparire i negri in venti giorni, è quello di Di Maio che creerà posti di lavoro a milioni, anzi li ha già creati.

Se la rete filtrasse le stupidaggini, pensate che avremmo un governo di fascisti sposati ai cretini? Forse no. Però c’è, ed è assai utile a riempirci la testa di falsi non d’autore: e allora niente filtri, niente protezione dei contenuti e vagonate di euro che lasciano l’Europa per le casse americane. Un bell’affare!

Naturalmente, dell’avvocato degli italiani non si hanno notizie. Talvolta si ha l’impressione che Conte abbia un contratto part-time, e che si faccia vedere lo stretto indispensabile per non coprire la visuale ai due dioscuri del cambiamento.

Per me che ci sia o no, cambia poco. Per me, di Conte c’è solo l’avvocato Paolo, poeta immenso che mi consola da quarant’anni con la sua gioia amara della sua musica. Meno male che un Conte c’è.

Fontehttps://www.flickr.com/photos/ueenperu/15649128369
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Antonio Del Giudice
Pugliese errante, un po’ come Ulisse, Antonio del Giudice è nato ad Andria nel 1949. Ha oltre quattro decenni di giornalismo alle spalle e ha trascorso la sua vita tra Bari, Roma, Milano, Palermo, Mantova e Pescara, dove abita. Cominciando come collaboratore del Corriere dello Sport, ha lavorato a La Gazzetta del Mezzogiorno, Paese sera, La Repubblica, L’Ora, L’Unità, La Gazzetta di Mantova, Il Centro d’Abruzzo, La Domenica d’Abruzzo, ricoprendo tutti i ruoli, da cronista a direttore. Collabora con Blizquotidiano.  Dopo un libro-intervista ad Alex Zanotelli (1987), nel 2009 aveva pubblicato La Pasqua bassa (Edizioni San Paolo), un romanzo che racconta la nostra terra e la vita grama dei contadini nel secondo dopoguerra. L'ultimo suo romanzo, Buonasera, dottor Nisticò (ed. Noubs, pag.136, euro 12,00) è in libreria dal novembre 2014. Nel 2015 ha pubblicato "La bambina russa ed altri racconti" (Solfanelli Tabula fati). Un libro di racconti in due parti. Sguardi di donna: sedici donne per sedici storie di vita. Povericristi: storie di strada raccolte negli angoli bui de nostri giorni. Nel 2017 ha pubblicato "Il cane straniero e altri racconti" (Tabula Dati).