Il ministro Costa potrebbe imitare il collega francese, se la tutela dell’ambiente dovesse essere rimandata alle calende greche

A memoria d’uomo non è mai successo che, in Italia, un Ministro della Repubblica si sia dimesso spontaneamente. Solo le cannonate esterne, sparate a raffica dal proprio partito o dall’opinione pubblica, hanno imposto a qualcuno di far baracca e burattini e cedere il posto ad un altro servitore dello Stato.

Nella vicina Francia, invece, Nicolas Hulot, ministro dell’Ambiente, coraggiosamente ha sbattuto la porta ed è andato dignitosamente via. Nessuno lo aveva costretto ad abbandonare l’ambita poltrona. Della sua decisione, sofferta ma improrogabile, nei giorni precedenti non ne erano al corrente neppure il presidente Macròn né il premier Edouard Philippe. Tanta era la rabbia accumulata!

A sorpresa, davanti alle telecamere, all’ora in cui i francesi i siedono davanti al televisore, ha dichiarato di punto in bianco: “Non voglio più mentire, procediamo a piccoli passi, la Francia ne ha fatti più di altri, ma i piccoli passi non sono sufficienti. Ci ostiniamo a portare avanti un modello economico responsabile di tutti i disordini climatici. Emmanuel Macron e Edouard Philippe non hanno capito che la causa di tutto ciò è il capitalismo”.

Poi, criticando l’immobilismo governativo ha aggiunto: “Abbiamo cominciato a ridurre l’uso dei pesticidi? A lottare contro l’erosione della biodiversità? Ad arrestare la sterilizzazione del suolo? No”. Inoltre se l’è presa anche con le lobby che esercitano un’influenza così rilevante nei confronti di chi ha facoltà di decisioni politiche, per ottenere provvedimenti normativi in proprio favore, da compromettere la stessa democrazia. Ultimamente, infatti, la potente lobby dei cacciatori era riuscita ad ottenere la riduzione del costo della licenza di caccia, portata da 400 a 200 euro e, inoltre, ad ampliare l’elenco dei volatili da abbattere.

Il Ministro, che era molto amato dal pubblico francese, per aver condotto, anni addietro, una trasmissione televisiva a tutela dell’ambiente, aveva, già, dovuto soccombere politicamente davanti alla proposta di ridurre la produzione di energia nucleare del 50% prima del 2025. Inoltre non era riuscito ad imporre l’abbandono del glifosate nell’eliminazione delle erbe infestanti, che l’Onu aveva definito “possibilmente pericoloso”.

In Italia, Sergio Costa, ministro dell’ambiente del Governo Conte, ha combattuto, in qualità di comandante della Regione Campania dei Carabinieri forestali, tra Napoli e Caserta nella Terra dei fuochi, contro l’avvelenamento di estese aree del suolo e dell’acqua, prodotto dallo smaltimento dei rifiuti tossici. Inoltre,ha a suo tempo aspramente criticato lo smantellamento del corpo forestale, confluito per volontà del governo Renzi, che così riformava in peggio la Pubblica Amministrazione, nell’Arma dei carabinieri.

Data l’autorevolezza del personaggio politico, c’è da auspicare che a presto si debbano raccogliere copiosi frutti nella salvaguardia e valorizzazione dell’ambiente. In particolare, guidando la transizione dell’agricoltura italiana da convenzionale a biologica con l’eliminazione dei pesticidi degli erbicidi, che hanno già pesantemente contaminato acqua, aria, suolo e pesantemente penalizzato la salute di umani ed animali.

Se questo non dovesse accadere, in tempo ravvicinati, il Costa emuli il Ministro francese, motivando la sua decisione, in spregio al politicamente corretto, con una relazione particolareggiata che indichi fatti e persone contrari alla sua volontà politica di tutelare la gente ed il Belpaese. I cittadini italiani gliene sarebbero infinitamente grati.

Fontehttps://it.wikipedia.org/wiki/File:Nicolas_Hulot_-_Huma_2008,_6415.jpg
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Domenico Dalba
Percorso scolastico. Scuola media. Liceo classico. Laurea in storia e filosofia. I primi anni furono difficili perché la mia lingua madre era il dialetto. Poi, pian piano imparai ad avere dimestichezza con l’italiano. Che ho insegnato per quarant’anni. Con passione. Facendo comprendere ai mieli alunni l’importanza del conoscere bene la propria lingua. “Per capire e difendersi”, come diceva don Milani. Attività sociali. Frequenza sociale attiva nella parrocchia. Servizio civile in una bibliotechina di quartiere, in un ospedale psichiatrico, in Germania ed in Africa, nel Burundi, per costruire una scuola. Professione. Ora in pensione, per anni docente di lettere in una scuola media. Tra le mille iniziative mi vengono in mente: Le attività teatrali. L’insegnamento della dizione. La realizzazione di giardini nell’ambito della scuola. Murales tendine dipinte e piante ornamentali in classe. L’applicazione di targhette esplicative a tutti gli alberi dei giardini pubblici della stazione di Barletta. Escursioni nel territorio, un giorno alla settimana. Produzione di compostaggio, con rifiuti organici portati dagli alunni. Uso massivo delle mappe concettuali. Valutazione dei docenti della classe da parte di alunni e genitori. Denuncia alla procura della repubblica per due presidi, inclini ad una gestione privatistica della scuola. Passioni: fotografia, pesca subacquea, nuotate chilometriche, trekking, zappettare, cogliere fichi e distribuirli agli amici, tinteggiare, armeggiare con la cazzuola, giocherellare con i cavi elettrici, coltivare le amicizie, dilettarmi con la penna, partecipare alle iniziative del Movimento 5 stelle. Coniugato. Mia moglie, Angela, mi attribuisce mille difetti. Forse ha ragione. Aspiro ad una vita sinceramente più etica.

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