Immigrazione

“Le dinamiche del fenomeno migratorio in Italia stanno subendo trasformazioni tali da indurre a sostenere che si sia chiuso un ciclo e se ne stia aprendo uno nuovo”.

Inizia così il XXI Rapporto ISMU sulla immigrazione recentemente pubblicato.

La lunga crisi economica e le sue conseguenze sul mercato del lavoro, assieme alla drammatica situazione geopolitica di Nord-Africa e Medio Oriente, sono le due macrocause che hanno portato alla conformazione di un quadro migratorio rinnovato. Nello specifico le nuove tendenze sono cinque: esaminiamole.

  1. Crescita dei flussi migratori

Al 1° gennaio 2015 gli stranieri in Italia hanno raggiunto i 5,8 milioni di presenze (di cui 404 mila irregolari), aumentando del 2,7%, ossia di 150 mila unità, rispetto all’anno precedente. Il 2014 in questo senso è stato un anno record, considerato che hanno toccato suolo italiano 170 mila migranti, contro i 43 mila del 2013. Fino ad ottobre 2015 invece gli arrivi via mare sono stati 136 mila, in molti casi è stata preferita la rotta balcanica considerata più sicura, tanto che in Grecia si sono registrate 450 mila nuove presenze.

Dei 136 mila giunti quest’anno circa 30 mila hanno chiesto asilo in Italia. Questi, uniti ai 65 mila che l’hanno fatto nel 2014, posizionano il nostro paese al terzo posto in Europa – dopo Germania e Ungheria – per numero di richieste asilo. La Penisola rimane dunque un Paese prevalentemente di transito. Inoltre le cifre, nonostante siano alte, sono ben lungi dal costituire un’emergenza, se si tiene conto che secondo il Ministero dell’Interno l’Italia sarebbe in grado di gestire la collocazione di 150 mila richiedenti asilo senza andare in stress.

  1. Riduzione ingressi per motivi di lavoro

A fronte di un aumento dei richiedenti asilo, sono diminuiti drasticamente gli ingressi per motivi di lavoro. Se nel 2010 questi furono 360 mila, oggi sono circa 85 mila, con un calo del 76%. Questo ha indotto il Governo italiano a ridimensionare le quote dei “decreti flussi”, sulla base del fatto che il nostro mercato del lavoro non necessita di manodopera poco specializzata. La domanda relativa a quest’ambito è ampiamente soddisfatta da stranieri già presenti sul nostro territorio. A tal proposito il numero di non italiani occupati nel 2015 è tornato a crescere superando la soglia del 10% del totale dei lavoratori.

  1. Consolidamento dei nuclei familiari

Sono 1.205.412 gli stranieri giunti in Italia grazie ai ricongiungimenti familiari, cioè il 30% del totale. Ciò ha fatto sì che oggi siano 674 mila le famiglie in cui si contano 3 o 4 componenti e 540 mila quelle composte da una persona sola. Questa è sicuramente una buona notizia poiché tale tendenza contribuisce in maniera sensibile alla stabilizzazione dell’intero fenomeno.

Il 56,3% dei non-comunitari ha un permesso di lungo periodo (ossia senza scadenza), mentre 231 mila stranieri con meno di 15 anni sono diventati italiani negli ultimi 2 anni. Nonostante la scarsa attenzione dedicata a questi dati dal dibattito pubblico, è proprio attraverso questo genere di dinamiche che si crea vera integrazione. Immaginare una vita in Italia per sé e i propri figli, obbliga ad immergersi completamente nella civiltà del paese ospitante, accettandone istituzioni, burocrazia e servizi e finendo inevitabilmente per adattare la propria identità.

  1. Aumento dell’emigrazione

Sono aumentati sia gli italiani che hanno lasciato il Paese, sia gli stranieri che hanno deciso di tornare nel loro. Nel 2014 il numero di concittadini residenti all’estero ha superato i 5 milioni. Nella sola città di Londra risiedono stabilmente 250 mila connazionali. Sono invece 300 mila gli immigrati che, dopo aver vissuto per anni in Italia, hanno deciso di tentare fortuna in un altro paese europeo o di far rientro nella loro nazione d’origine.

Va menzionato anche il fenomeno tutto italiano dell’emigrazione interna. Dal 2011 al 2014 dal Sud verso il Centro e il Nord, sono partite 1.600.000 persone. Ne sono rientrate circa 900 mila, con il risultato che oggi risiedono nel Mezzogiorno 750 mila persone in meno. Il 70% di queste sono giovani, il 40% dei quali laureati.

  1. Gli immigrati neo-comunitari

Sono gli immigrati provenienti da paesi da poco entrati nell’Unione Europea, ai quali dunque è consentito circolare liberamente. In Italia il loro numero è in crescita e i più numerosi sono i romeni: 1.131.839 persone. A questi vanno aggiunti bulgari e polacchi che tutti insieme toccano le 129 mila unità, formando il 26% della popolazione straniera.

Questo genere d’immigrati, uniti a quelli provenienti da paesi non comunitari ma ai quali non è più richiesto il visto d’ingresso (Albania, Bosnia, Montenegro, Serbia e Moldavia), danno vita al fenomeno della “migrazione circolare”, ossia lavorano in Italia per alcuni mesi per poi rientrare nei propri paesi d’origine.

In base a quanto fin qui descritto è facile capire come il fenomeno migratorio in Italia sia diventato “adulto”, assumendo connotati sfaccettati e complessi. Per questo motivo, lo stesso Rapporto si augura che si avvii una riflessione sulla normativa vigente in modo da renderla efficace nella gestione delle nuove criticità, oltre che armonica rispetto agli strumenti legislativi adottati a livello europeo.

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Andrea Colasuonno
"Andrea Colasuonno nasce ad Andria il 17/06/1984. Nel 2010 si laurea in filosofia  all'Università Statale di Milano con una tesi su Albert Camus e il pensiero meridiano. Negli ultimi anni ha vissuto in Palestina per un progetto di servizio civile all'estero, e in Belgio dove ha insegnato grazie a un progetto dell'Unione Europea. Suoi articoli sono apparsi su Nena News, Lo Straniero, Politica & Società, Esseblog, Rivista di politica, Bocche Scucite, Ragion Pratica, Nuovo Meridionalismo.   Attualmente vive e lavora a Milano dove insegna italiano a stranieri presso diversi enti locali".

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