Ci fu un tempo in cui a Copenhagen viveva un grande scienziato chiamato Niccolò Stenone. Aveva grandi ambizioni ma in una piccola città, che allora contava poco più di 20 mila abitanti, non riusciva a trovare spazio per le sue ricerche sul corpo umano. L’università nella Danimarca del 1600 aveva un approccio troppo tradizionalista. Le università erano state aperte nel Medioevo non tanto per creare nuova conoscenza quanto per conservare quella vecchia.
Stenone decise allora di partire per raggiungere un posto che lo avrebbe messo in contatto con altre menti e dove poter fare le sue ricerche sul corpo umano e sulla geologia. Dopo dei brevi periodi di residenza ad Amsterdam e Parigi, arrivò in Italia e più precisamente a Firenze, alla corte del Granduca Ferdinando II presso l’Accademia fondata da Galilei qualche anno prima. Un incarico mica da poco in una città che al tempo risultava essere una delle principali sedi scientifiche mondiali! Qui finalmente trovò l’ispirazione e l’ambiente adatto alle sue ricerche.
A Firenze, Stenone risolse un enigma che aveva attanagliato gli uomini per secoli: perché si trovano conchiglie sulle montagne? Dimostrò che la Terra ha una storia, raccontata dalle sue stesse rocce. Il mondo statico ipotizzato dagli scienziati e dai teologi del tempo lasciò il posto a un mondo in evoluzione, un’idea che apriva possibilità illimitate.

Tante considerazioni si possono fare su questa breve ma significativa storia. La prima è che movimenti di persone in Europa ci sono sempre stati da tempi immemori. La commistione dei popoli e delle culture ha sempre caratterizzato il nostro continente anche se già allora in Europa erano forti le correnti nazionalistiche. Stenone percorse l’Europa animato da un sincero spirito universale e mosso dal suo desiderio di conoscere il mondo e fare qualcosa di grande. Decise di percorrere il viaggio che tanti di noi oggi percorrono alla ricerca di esperienze e nuove conoscenze.
Questa storia ci insegna anche che le migrazioni non sono sempre state da sud verso nord, come ahimè avviene ai giorni nostri, ma anche in direzione opposta, come lo era stato per Stenone. Spesso ci illudiamo che le cose siano immutabili e invece non è così: le cose cambiano e anche nel verso in cui non ce l’aspetteremmo.

stenone de solido

Negli ultimi decenni molti italiani sono andati verso nord, prima verso il nord Italia, poi verso il nord Europa. Anche io sono uno di quelli e oggi mi trovo in Danimarca. Stessa terra dalla quale qualche secolo fa Stenone era dovuto andar via.
Il tempo è passato e le università danesi di oggi sono cambiate da quando Stenone aveva deciso di partire. Oggi gli studenti sono incoraggiati a lavorare in gruppo e a risolvere problemi reali proposti dal mondo dell’Industria o dalla società reale. Al sapere nozionistico si sono aggiunte l’esperienza in laboratorio e le discussioni tra studenti. Una differenza sostanziale che spinge sia l’università che i singoli a migliorarsi, a integrarsi con il mondo reale e a sviluppare la cratività dell’individuo. Il lavoro di gruppo insegna anche a rispettare l’opinione dell’altro e ad essere cittadini attivi attraverso i valori della democrazia e dell’uguaglianza.

L’uguaglianza che si evince anche dall’uso disinvolto della bicicletta da parte sia di studenti che di manager o professori. La quantità di due ruote che circola sulle strade è impressionante e sembra che i danesi non siano spaventati neanche dalla bassa temperatura invernale. D’altronde, il detto popolare sostiene che non esiste il brutto tempo, ma solo abiti non adatti alle condizioni climatiche.
Insomma tanto è cambiato dai tempi di Stenone a oggi in Danimarca. L’evoluzione di una nazione, come quella di una persona, prende sempre percorsi imprevedibili. Stenone ebbe così modo di realizzare in modo imprevedibile nella sua vita le aspirazioni della giovinezza: fare qualcosa di buono senza mai perdere il desiderio di conoscere, rimanendo sempre con uno sguardo aperto verso l’altro e verso il mondo.

CONDIVIDI
Articolo precedenteLa casa di Paolo
Articolo successivoMamma, butta la pasta !
Vincenzo Liso
Ingegnere Ambientale di formazione, durante la tesi di laurea ho la fortuna di passare un periodo di studio in Svezia. È li che vengo affascinato dalla cultura scandinava e dalla ricerca scientifica. Dopo aver lavorato in Italia presso l’Università di Perugia, mi trasferisco infine ad  Aalborg, ridente città al Nord della Danimarca. Alborg in Danimarca si scrive con la Å(:Ålborg) e si pronuncia Oolborg con voce un po’ baritonale. All’Università di Aalborg frequento un dottorato in Ingegneria Industriale sulle celle a combustibile (motori a idrogeno, per i non addetti ai lavori) dopo aver passato un periodo di soggiorno a Londra all’Imperial College. Sono attualmente docente ad Aalborg. Insomma, ho conosciuto tante persone straordinarie e visitato dei posti fantastici e spero che il viaggio duri ancora a lungo.

LASCIA UNA RISPOSTA