«L’amicizia è guardare da lontano e senza accostarsi»

(Simone Weil)

I beni più preziosi vanno attesi (e cercati)

Caro lettore, mi piacerebbe se questo nostro appuntamento domenicale avesse per te il sapore dell’attesa. Ti posso giurare che per me è già così e ne sono molto felice!

Sai, per chi ti scrive, la parola attesa ha un sapore denso, una fragranza tutta sua, un gusto inconfondibile: come il buon cibo fatto in casa, come il pane appena sfornato dopo esser stato impastato dalle mani di mamma, mani con calli e rughe, ma belle come nessuna crema potrebbe mai rendere.

L’attesa. Per molti, immagino, questa parola ha un significato di resa e rassegnazione. Una parola, si direbbe, di significato passivo, per lo meno equivalente ad inerzia.

Per me non è mai stato così. Per me vale l’etimologia del termine: “ad-tendo”, che significa “tendere verso”, ovvero “mi protendo”, corro con l’anima, anticipo in me l’oggetto e, ancor più, il soggetto del mio desiderio.

Ad-tendere: ha valore attivo e richiede disciplina; significa lasciare la porta sempre aperta, la stanza sempre in ordine, in attesa che l’Ospite ci voglia entrare. Richiede fatica, altro che inerzia. Chi attende, non è steso su un divano. Tutt’altro. Chi attende, è alla ricerca: di un rumore, di profumo, di un segnale qualsiasi che gli dica che l’Amato è alla porta, che la Luce verrà, che un Mondo nuovo sta sorgendo.

Siamo in tempi in cui vale la regola “time is money”, per cui la fretta vince sempre e attendere è l’ultima cosa che ci sentiamo di fare. Eppure: il tempo è denaro? E sia. Allora, sai che ti dico? Che i beni più preziosi vanno attesi (e cercati) tanto più quanto maggiore è il loro valore.

E allora, caro amico lettore, ti auguro buona ricerca e …felice attesa!

Io, intanto, vado a sorbirmi il nostro caffè.

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FontePhotocredits: pixabay.com, liberamente rielaborata da Luca Lermano
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Paolo Farina
La mia fortuna? Il dono di tanto amore che, senza meriti, ricevo e, in minima parte, provo a restituire. Conscio del limite, certo della mia ignoranza, non sono mai in pace. Vivo tormentato da desideri, sempre e comunque: di imparare, di vedere, di sentire; di viaggiare, di leggere, di esperire. Di gustare. Di stringere. Di abbracciare. Un po’ come Odysseo, più invecchio e più ho sete e fame insaziabili, che mi spingono a correre, consapevole che c’è troppo da scoprire e troppo poco tempo per farlo. Il Tutto mi asseta. Amo la terra di Nessuno: quella che pochi frequentano, quella esplorata dall’eroe di Omero, ma anche di Dante e di Saba. Essere il Direttore di "Odysseo"? Un onore che nemmeno in sogno avrei osato immaginare...

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