viaggio tra i guardiani delle lagune!

Alle volte ti prende quella voglia di viaggiare. Un viaggio che non sia turismo puro e sfrenato; una voglia di ignoto e di avventura da soddisfare. Voglio visitare qualcosa che se ne parli con qualcuno, ti dice che non ne ha la più pallida idea. Che se provi ad immaginarla non ti viene in mente nulla.

Prendo in mano la cartina. Guardo l´Europa. No! Questo viaggio non sarà nel Vecchio Continente! Guardo l´Italia, quella forma di stivale. Un calcio al pallone sardo e gli occhi arrivano sulla penisola Iberica. Sembra un braccio disteso ad indicare qualcosa.

Ispirato, lo seguo, traccio una linea virtuale per vedere dove andrà a finire: Sud America. Qualcosa inizia a prendere forma. Brasile? Argentina? Non li ho mai visitati, ma chi non li ha già sentiti nominare? Se ci pensi immagini le spiagge, la coppa del mondo, la bistecca!

Allora Cile? Perú? Certo un po´ più culturali, ma il mito Maya, per quanto intrigante, lascia poco spazio all´idea di ignoto.

Eccola li, invece, al centro di tutte, baciata dal lago Titicaca, la mia meta. La Bolivia. Benché il nome mi torni familiare, non saprei descriverla, ne so cosa ci si possa trovare e credo le probabilità siano dalla mia parte se dico che molti sono nelle mie stesse condizioni. Deciso, si parte!

Dopo 11 ore di volo e 7 di fuso, atterro in un posto in cui sta appena sbocciando la primavera. Il sole finalmente! Sucre, capitale legislativa, quella dove vivono i gringos, come i bimbi per strada urlano quando vedono un turista.

Se il sud Italia può ritenersi rustico per la sua economia prettamente basata sull´agricoltura, la Bolivia può dirsi decisamente bucolica. Persino nelle sue capitali trovi in pieno centro strade sterrate e galline che corrono sui marciapiedi. Negli alberghetti puoi avere problemi con l´acqua calda, ma trovi il Wi-Fi! È una nazione piena di contrasti e doppie facce.

Sono poveri o arretrati? Non riesco a capirlo. Vecchie auto con marmittoni rombanti, altro che Euro4! Case senza intonaco, semplicemente tutto in mattoni forati, con lamiere di metallo a fare da tetto.

Ci si immergi in un mondo spagnoleggiante, la lingua che si sposa perfettamente con la spensieratezza del posto. Da Europeo noto il livello di povertà, ma al momento non sono stato ancora fermato da nessuno che voglia chiedermi l´elemosina o vendermi qualcosa. Eppure la reflex, la carnagione e l´incerto spagnolo dicono chiaramente che sono un gringos anch´io. A Napoli mi avrebbero già venduto 2 lavatrici!

La cordialità della gente e l´architettura risalente all´epoca dei conquistadores rendono le passeggiate nelle piccole città piacevoli. Se si rinuncia al muoversi con i taxi e si prova a girare con mezzi pubblici ci si può imbattere persino in piacevoli siparietti.

Innanzitutto non ci sono autobus (se non per le grandi percorrenze), ma micro, ossia piccoli van per una capienza massima di 15 persone. Quando si è in spazi stretti è facile sentire l´autista rivolgersi alle signore anziane col termine mamita. L´affetto e la cordialità nei rapporti con la gente anziana è ammirevole.

Può capitare che un signore coi baffi salga e faccia scuola di educazione civica fino al capolinea spiegando quanto sia importante pregare l´autista di chiudere le porte quando si cammina per ragioni di sicurezza e per invitare ciascun passeggero ad accogliere con un semplice buenos dias la gente che sale, perché questo significa vivere in un paese civile.

Ritrovare la stessa persona su un autobus di linea per Tupiza e scoprire che è un operatore del ministero dei trasporti e queste è il suo mestiere, non ha prezzo. È così che i boliviani cercano di creare un´identità nazionale che ancora non c´é a causa delle tante minoranze etniche. Il confronto con i nostri ministeri è davvero triste, basterebbe così poco.

Mi dirigo a sud, verso la zona dei deserti e delle lagune.
In passato il Sud America era formato da due lingue di terra con al centro l´oceano. Lo scontro delle zolle ha portato alla conformazione della cordigliera andina e di altipiani. L´emersione di questi strati interni della crosta terrestre ha portato in superficie enormi quantità di minerali preziosi e intrappolato pozze d´acqua che danno origine alle odierne lagune.

E così a Cerro Rico, per andare in miniera, bisogna salire su una montagna piuttosto che scendere sotto terra. Oro e argento, le cui miniere sono ancora oggi in uso. Hanno reso alla Spagna coloniale tanto oro che ci si poteva costruire un ponte da Potosi (dove sorge la miniera di Cerro Rico) a Madrid. Un modo colorito per impressionare i turisti, ma che rende l´idea di quanto quelle terre siano state sfruttate.

Si continua in Jeep, per poter attraversare spazi dove tutto quello che puoi trovare è sabbia, roccia e sterrati, tra curve sinuose che salgono e scendono sui pendii andini per poi arrivare nei deserti.

Con me la mamita, una cuoca molto simpatica che cucinerà per noi. Le scorte sono ben legate sono sul tetto della jeep. Qualche compagno di avventura e Miguel, autista simpatico e chiacchierone, che col suo spagnolo turistico, sarà il mio Virgilio in questo viaggio.

Dice che ha 25 anni, secondo me sono fortunato se ne ha almeno 18!

La parola deserto non deve indurre in errore facendo pensare a distese di sabbia infinite (benché anche queste non manchino), bensì all´assenza di centri abitati, fatta eccezione per pochi villaggi distribuiti sporadicamente che rappresentano gli unici posti dove è possibile pernottare. Il mio Virgilio riesce sempre a trovare un riparo per la notte facendoci ospitare dalla gente locale. L´eloquenza di Miguel è notevole, ma credo che il motivo della nostra fortuna nel trovare posto alla sera sia dovuto ad accordi precedentemente presi. Tutto il mondo è paese! Così è, se vi pare!

Le piccole fattorie sono sempre munite di camere supplementari. Forse vecchie abitazioni che sono rimaste vuote e sono state adattate per iniziare un minimo di business turistico, con l´aiuto di agenzie come quelle del nostro Miguel.

C´è ancora da lavorare a tal riguardo, almeno rispetto agli standard europei, ma un materasso e una zuppa di quinoa non mancano mai. Niente elettricità, né acqua calda se non bollita. Quei comfort che sono per noi la normalità, li sono tecnicamente non realizzabili. La serata viene allietata dall´arrivo di bimbi che con strumenti musicali di fortuna cantano dei ritornelli in una lingua tutta loro. Non capiamo le parole, ma accettiamo la compagnia visto che i bambini sono gli unici ad essere socievoli in questi posti. La gente adulta e anziana è abbastanza diffidente. Addirittura spaventata dalle macchine fotografiche, che pensano rubi l´anima delle persone fotografate, intrappolandola nella foto stessa.

Il progresso, devo riconoscerlo, non è decisamente una cosa brutta. Posso solo ritenermi fortunato se lo standard di vita che abbiamo in Europa mi permette di essere forte e in salute e di avere ancora più denti di Miguel. Soprattutto se assenza di tecnologia significa morire per una appendicite, perché i primi soccorsi possono arrivare solo dopo 4 giorni vista l´impraticabilità delle strade.

Mi immergo nel paesaggio, anche perché non si può far altro nel deserto! La fauna è caratterizzata principalmente da alpaca, lama, guanachi e vigogne. Se le ultime due specie animali sono selvatiche e protette dai parchi naturali, alpaca e lama rappresentano la base dell´allevamento boliviano. Allevamento tra l’altro del tutto autonomo. Questi animali lasciano la loro fattoria al mattino e disciplinatamente in fila indiana vanno alla ricerca di arbusti da brucare per tornare poi indietro da soli all´ovile prima che faccia buio.

In file indiana volano anche i flamingos, quelli che noi chiamiamo fenicotteri rosa.

Fanno da guardia alle innumerevoli e coloratissime lagune di cui questi deserti sono costellati.

Il nome delle lagune deriva dal loro principale colore, dato dai minerali disciolti all´interno o dalle alghe. Letali per l´uomo, sono la fonte di approvvigionamento di cibo per i flamingos.

Anche la flora è ridotta al minimo essenziale, principalmente 4 tipi di arbusti, tra cui il più famoso è la quinoa. Un vegetale e non un cereale come comunemente si pensa, dalle straordinarie proprietà nutritive.

Richiede poca acqua e neanche una così profondo solco nel terreno. Decisamente agevole per la coltivazione nel deserto.

Sembra che la terra si prenda cura della gente umile e povera, facilitandola in tutti i modi visti i disagi del terreno. Questo aiuta a diffondere un senso di eterna calma. Ogni tanto puoi incontrare una persona nel mezzo del nulla che attraversa una strada, dove tu sei arrivato dopo ore di jeep. Quella ti saluta e continua il suo peregrinare, come se tutto fosse normale.

La notte fa freddo. Il vento ulula, gli spifferi ti tengono sveglio. Rimpiango un po´ il mio letto. Mi alzo, vado fuori e alzo la testa. Non credevo se ne potessero vedere così tante a occhio nudo. San Lorenzo in spiaggia è nulla. Cerco l´orsa, per orientarmi e trovare il nord, poi mi ricordo che sono nell´emisfero sbagliato. Mi riprometto di leggere qualcosa sulla volta celeste dell´emisfero Australe e torno a letto.

L´assenza totale di luce diffusa e disturbi radio in quei posti lascia una visibilità eccezionale per lo studio delle stelle, motivo per cui il famoso Progetto Alma è stato insediato in questi posti. Precisamente nei pressi di San Pedro di Atacama.

Questo è quello che mi racconta Miguel/Virgilio. La baracca che abbiamo appena superato è la dogana. Sì, perché tra una laguna e l´altra abbiamo raggiunto il Cile.

San Pedro è rossa. Il deserto roccioso, la valle della luna al crepuscolo. Pochi giorni e si riprende la risalita verso l´altra capitale della Bolivia: La Paz.

Giacimenti di sale a cielo aperto formano i Salares, letteralmente deserti di sale, che oggi vengono sfruttati per l´estrazione di Litio e Boro, sostanze tanto care alle batterie dei nostri dispositivi elettronici.

All´inizio ti sembra inverosimile. È tutto bianco, un mare bianco, che nelle stagioni piovose si trasforma in uno specchio a causa dell´acqua che si deposita sul sale e riflette il cielo. Purtroppo Miguel mi dice che ho sbagliato periodo per questo, ma anche che quel periodo dura poche settimane, perché poi lo strato di sale si fa più fine e le jeep non attraversano più il Salares nel centro.

Lascio questo paesaggio, forse un po´ monotono, ma unico nel suo genere. Con molta probabilità non lo rivedrò più in vita mia. Saluto la mamita e Miguel perché sono tornato in quella che si può definire civiltà.

In La Paz vi è la una maggiore concentrazione di discendenti quechua e aymara, antiche popolazioni degli altipiani, diciamo i Maya della Bolivia.

Evo Morales è stato rieletto proprio durante la mia permanenza qui per la terza volta presidente. È ben voluto dal popolo perché ha origini aymara anche lui, perché ha portato progresso regalando il Wi-Fi a gente che non intonaca la casa perché pagherebbe più tasse, e perché da lavoro a quasi il 60% della popolazione con i suoi terreni di foglie di coca.

La Bolivia perde ogni anno sovvenzionamenti dall´Unesco perché produttrice di sostanze stupefacenti, anche se la foglia di coca in sé, se non lavorata, non è una droga.

La gente la mastica ogni giorno da secoli perché è tradizione, è cultura popolare. Per questo non se ne interrompe la produzione.

Lungi da me voler fare la morale ad un popolo il cui presidente ha interessi personali da soddisfare, noi italiani possiamo solo tacere a riguardo. Doveri di cronaca mi imponevano di raccontare questi aneddoti.

Con piccole pillole ho provato a descrivere un viaggio per me unico. Che arricchisce, che alle volte spiazza, che ti pone quesiti e che ti concede tanto tempo per pensarci.

Era quello che volevo, una emozione forte. Se lo consiglio? Non saprei. Viaggi così devono piacere, bisogna sentirsela. Di sicuro non si torna a mani vuote!

Gli occhi pieni di cose belle, con la consapevolezza che davvero tutto il mondo è paese.

Con tutti i nostri problemi, credo che non riuscirei mai a sentirmi a casa se non in Italia.

Darci le colpe per quello che siamo non serve a nulla. Rimboccarsi le maniche dopo aver imparato la lezione, sì.

Il mio volo per l´Europa e le mie ore di jetlag mi attendono. Meta: Itaca.

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Nicola Pistillo
Nicola Pistillo, 29 anni, all´estero da 3 anni e con alle spalle esperienze come l´erasmus. Guardo all´Italia con nostalgia con un giorno la voglia di tornare. Ingegnere meccanico e prossimo al conseguimento di un MBA, questo il mio background culturale, il filtro attraverso cui vedo le cose. L´estero é una palestra di vita, insegna, mostra cosa si può migliorare anche nel proprio Paese e cosa invece ci rende davvero Italiani. Testardo quanto basta, curioso, ordinato nel mio disordine. Innamorato del caffé, dello sport e della Nazionale, che spero ci faccia sognare!

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