Il primo rudimento che ci viene impartito sin dalla più tenera età è (dovrebbe essere?) l’uguaglianza tra uomini e donne, parità di diritti, doveri e cose varie. Ma tale “uguaglianza”, di cui tutti parlano, esiste realmente in Italia?!?

Solo dati e date possono essere la risposta più esauriente a questo interrogativo: finita l’era fascista e chiusa la Seconda Guerra Mondiale, nel 1946 per la prima volta le donne si recano alle urne in Italia; l’adulterio femminile cessa di essere considerato reato nel 1968; solo nel nel 1975 il Codice di Diritto Civile stabilisce la parità tra i coniugi; la piena parità giuridica tra i figli nati fuori e quelli nati dentro il matrimonio arriverà solo nel 2012; ad oggi, 2015, ancora nessuna donna è mai divenuta Capo del Governo, a dispetto delle iniziative che auspicano la “parità di genere” all’interno dell’aula parlamentare.

Certo, col tempo molte cose sono cambiate e, nel suo lungo corso, proprio il tempo è l’unico fattore che sembra non aver mai tradito le donne.

Resta il fatto che, nonostante siamo un popolo molto evoluto e dalle “larghe vedute”, vi sono ancor italiani che hanno dei seri problemi ad accettare l’idea per cui la donna è un essere pari all’uomo. Per questi, la donna è, nel migliore dei casi, “diversa”, in altri, “inutile”. Non vi sono forse ancora donne italiane che pensano che, se il marito ha l’amante, non importa, in quanto “lui può farlo perché è un uomo”?!? E le donne? Non hanno anche le donne dei sentimenti, desideri, non possono commettere errori?

A una donna non è concesso nulla. Se è fidanzata, non deve avere amici all’infuori del suo ragazzo, non può uscire senza di lui, se non vuol essere giudicata con biasimo! Non è libera di fare quello che vuole anche se ciò che fa non ha nulla di sbagliato. Non può indossare un abito attillato se non vuol sentirsi apostrofare come “svergognata” o, peggio, con commenti tipo: “… E poi si lamentano che vengono stuprate!”

La cosa ancor più surreale è che i fautori di tali esclamazioni spesso sono le stesse coetanee o persino i tuoi genitori, accecati dalla stessa cultura maschilista che ha spezzato le ali di molte donne ormai rassegnate a subire pregiudizi dettati dall’ignoranza. Certo, tante donne hanno lottato, alcune hanno vinto, altre, novelle Medea, sono andate incontro ad una tragedia senza lieto fine.

Il destino di noi donne è ormai segnato da un lungo calvario, sta a noi scegliere da che parte stare, se lottare per la nostra stessa dignità che viene ogni giorno calpestata o rimanere ferme ad aspettare il “principe azzurro”, perché “le donne non possono far nulla senza gli uomini”.

Sarebbe bello parteggiare per le donne che amano la vita e le rendono continuamente omaggio, lottando, nel loro piccolo, per un futuro migliore, un futuro in cui le donne saranno finalmente trattate da essere uguali all’uomo. Sono donne che non vogliono il mondo intero, vogliono solo uno spazio nella società, una sorta di “spazio vitale”. Sono amabili queste donne che lottano in nome della “ vita” e si arrendono solo all’ultimo respiro.

La vita, la cui bellezza e perfezione ti inducono a credere che ci sia qualcuno o qualcos’altro dall’altra parte (Dio, Allah…). La vita che Roberto Vecchioni celebra con parole come queste: “La vita è così grande che, quando sarai sul punto di morire, pianterai un ulivo,convinto ancora di vederlo fiorire”.

La vita, che si ricordi, è nome di genere femminile.


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Francesca Labroca
Studentessa di lettere moderne a Bari, nata ad Andria nel 1995. Mi piace la letteratura, la filosofia, la psicologia. Che cosa avranno in comune tali discipline? L’uomo e le sue contraddizioni, raccontate nei libri, studiate e indagate presso altri uomini. Mi piace conoscere, non smetto mai di imparare, di confrontarmi con la realtà e osservarla scrupolosamente come un aspirante scienziato. Quando mi hanno chiesto di descrivermi, impresa fin troppo ardua, ho pensato a due personaggi che hanno influenzato tutte le mie scelte, tali da divenire modelli educativi: Giorgio Gaber e Roberto Vecchioni. Satira e poesia, due capisaldi della mia vita.

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