nonna

Il Natale è un’occasione. Tutti abbiamo bisogno di un attimo in cui fare silenzio. Fermiamoci un solo istante: il Natale è Famiglia. Non manca nessuno. Tutti si riuniscono a casa della nonna: piccini, giovani e meno giovani, zii e zie, cugini e cuginette, proprio tutti. Del resto, quella della nonna è sempre stata la casa della famiglia, il rifugio più sicuro.

La nonnina siede intorpidita accanto al camino. Guarda il fuoco ardere con aria felice, ha attorno a sé tutti i suoi nipoti almeno una volta l’anno. Nondimeno non possiamo fingere di scorgere un sottile velo di nostalgia che accompagna il suo tenero sorriso. Ci incuriosisce.

Ciao nonnina, possiamo disturbarti qualche minuto?

State senza pensieri! I bei giovanotti non mi disturbano mai. (ride a crepapelle, la malinconia sembra esserle passata di già, ndr)

Cominciamo subito, allora. Anche tu sei stata piccolina: com’era vissuto il Natale ai tuoi tempi?

Una felicità enorme, ragazzi miei. Il Natale è sempre stato qualcosa di speciale: mai gioia più grande avrebbe potuto ripagarci dell’ansia con cui l’avevamo così tanto aspettato. Ricordo ancora che quando ero piccolina la nascita di Gesù Bambino era tutto ciò che volevo dal Natale: contavo i giorni e non dormivo le notti. Il Bambinello avrebbe portato tanta gioia alla gente, disteso i volti più tristi e stancati dal duro lavoro. Tutti attendavamo il Natale e quando arrivava nemmeno una vincita alla lotteria ci avrebbe reso più contenti.

Dobbiamo fermarla, perché il ricordo le rinnova l’entusiasmo e rischia di anticipare tutte le nostre domande in un colpo solo.

Nonnina, ci puoi descrivere la vigilia? Cosa accadeva di così inaspettato?

Ah, cari miei! Il digiuno un tempo non era come adesso, si stava lontani dal cibo fino alla sera tardi. Nemmeno un biscotto, nulla! La mamma ci teneva e controllava che noi bambini osservassimo severamente l’astinenza, era una questione di rispetto dell’attesa. La chiamavamo “il poliziotto”, non faceva altro che ripetere: “La tradizione è tutto”!

Però aveva ragione, ne valeva la pena! La fame, ragazzi, dovete provarla: rende tutto più saporito. Il profumo, l’odore di quelle ‘pettole’ era qualcosa di incredibile. E la cena? (si domanda da sola con aria meravigliata, ndr) Non vi dico la cena: antipasto, pasta con sugo di baccalà fritto, minestra verde lessata col pomodoro. Insomma, tutte cose buone: un’abbondanza straordinaria.

C’erano delle tradizioni particolari? Come si preparava il presepe?

Un’usanza tutta diversa. Il presepe non lo preparava solo la mamma, come ora: era un’abitudine di tutta la famiglia, una cosa sacra! Il presepio non si faceva, s’inventava: la base era costituita da due enormi rami di pino tagliati dal babbo, ricoperti, poi, con la carta di cielo stellato blu. Fatto il pilastro, passavamo alla decorazione, tutta rigorosamente costruita a mano: prima posavamo i re magi, quindi le casette, i pastori e le pecorelle. Il finale era troppo importante, le mani ci tremavano: posizionavamo al centro la paglia che avrebbe accolto il bambinello tra i suoi fusti.

A Natale tutti sono gioiosi, tutti cantano. Ti ricordi i canti più importanti di allora?

Avete ragione: cantate, cantate e non smettete! Il Natale è magia e le canzoni la rendono al meglio. Mi ricordo ancora, non dimentico nulla: scoccata la mezzanotte il privilegio di accompagnare Gesù Bambino nella capanna era riservato alla bimba più piccola. Sapete, quando ero piccina era il mio compito prediletto: completavo il cerchio che si stringeva di fronte al presepe per permettere che tutti baciassero il Bambinello. Nel percorso, però, non ero sola: si creava una melodia pazzesca, tutti intonavano i canti più belli. “Il pastore alla capanna!”, “ Tu scendi dalle stelle!” e “ Astro del Ciel”, volete cantare insieme a me?

Sarà magnifico! Prima però, nonna, i nipotini di tutto il mondo aspettano impazienti i tuoi auguri…

Che debbo dire? Aspe’, che mi preparo: un buon augurio di sante feste a tutti i bambini del mondo, quelli già grandicelli e quelli che verranno a nascere. Fate i bravi. Tanta salute e figli maschi!

Le nonne sono così, regalano sorrisi gratuiti. E hanno ragione: un sorriso vero potrebbe essere più che sufficiente a rendere speciale il nostro Natale. 

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Giuseppe Davide Farina
"Ci vuole passione!": furono le ultime parole che mi sussurrò mio nonno prima di morire. Indimenticabili, significative ed emblematiche, incarnano tutta la mia personalità. Urlo di gioia quando segno un goal, il calcio è la mia passione sportiva. Il mio animo è profondamente turbato dagli interrogativi di Socrate e Platone, La filosofia è la mia passione culturale. Instancabilmente curioso, desidero sempre ed appassionatamente approdare ad Itaca, comprendere il senso di ciò che vivo e conosco.

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