‹‹Il mondo non perirà per mancanza di meraviglie, ma per mancanza di meraviglia››.
(Chesterton)

Non si spiega la bellezza di un volto femminile, non si spiega il leggero vento di aprile che ti avvolge, non si spiega la bellezza di un pensiero che Platone ti offre: si gioisce soltanto.
Noi uomini ricerchiamo la bellezza, perché siamo impregnati di bellezza.
Solo che molte volte ci accontentiamo di ricercare le piccole bellezze o meraviglie – come afferma Chesterton – perdendo di vista la ricerca della singola meraviglia, bellezza fondamentale.
Anche su questo tema molti autori hanno spesso energia e inchiostro.
Platone, per esempio, affermava che la bellezza è espressione non dell’arte, ma dell’eros, dell’amore.
Aristotele, dal canto suo, scriveva nella “Metafisica”, che è il thaumazein, la meraviglia, è l’inizio del filosofare e il presupposto della bellezza e permette all’uomo che ricerca la verità di interessarsi e di visitare il campo del non-saputo.
I medievali, invece, vedevano nell’arte la “via pulchritudinis”, la via della bellezza che “non rappresenta il visibile, ma l’invisibile che è nel visibile”, come affermava Paul Klee.
E oggi come si vive la bellezza?
Purtroppo il nostro mondo è sporcato e le immagini che scorrono davanti ai nostri occhi ricercano più il piacere fugace piuttosto che la vera bellezza, quella che dura per sempre e richiama il nostro fine ultimo, che è quello di “penetrare l’abisso e scorgere l’infinito” (D’Annunzio).
Ma oltre a una bruttezza estetica, il mondo contemporaneo vive anche la bruttura etica, che offusca e macchia ancor di più l’occhio umano e il cuore.
Non possiamo però non riconoscere che nel silenzio della quotidianità, per fortuna, sono presenti piccoli sprazzi di bellezza limpida e semplice, che illuminano il mondo senza fare rumore.
Quando si ricerca la vera bellezza, quest’ultima permette la generazione e il permanere dell’amore, quello che non solo fa vibrare le vene e polsi, ma che avvolge l’intera persona per elevarla a qualcosa di più alto e vero.
Agostino esprimeva molto bene questo pensiero, quando scriveva che “dalla bellezza della creatura è possibile risalire alla bellezza del Creatore”.
E vorrei permettermi in questa settimana particolare, quasi alla vigilia del Natale del Signore, di esprimere questo piccolo pensiero: il Natale è legato al tema della bellezza.
La bellezza diventa quasi la testimonianza più efficace e credibile del mistero dell’incarnazione di Dio nelle misere realtà del mondo. Tra i tanti nomi di Dio quelli che più concretamente si è incarnato nel corpo del Verbo è proprio la bellezza.
Una pensatrice ardita e inquieta come Simone Weil dichiarava: “La presenza della bellezza nel mondo è la prova sperimentale della possibilità dell’incarnazione. Con Cristo l’Amore è disceso in questo mondo sotto forma di bellezza”.
Credo che queste parole non abbiano bisogno di postille, perché si commentano da sé.
Spero veramente che il Natale torni ad essere la festa della bellezza e non solo la bellezza della festa, se si può ancora definire tale, visto che non c’è neanche il gusto di fare festa.
Voglia il lettore scusarmi per i diversi giochi di parole, ma a volte rendono meglio la bellezza del concetto e, al tempo stesso, la sua spiegazione.
Auguri di vero cuore! Che sia il Natale di Cristo, che è la nascita della Bellezza, della luce e della gioia.

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