“Anche Dio piange: il suo pianto è come quello di un padre che ama i figli e non li rinnega mai”. (Papa Francesco)

Parlare del mondo che piange? Parto da questa autorevole testimonianza, attinta dalla profonda spiritualità di Francesco, per esternare una mia modesta riflessione circa la situazione di disagio ed esclusione che ormai stringe, in un abbraccio soffocante, numerosissime persone.

La crisi economica che, nei “Palazzi”, sembra essere solo un pretesto da cavalcare con toni e scopi, non aderenti alla vita vera e vissuta degli uomini, ma per ben altri fini, sta mietendo a dismisura e senza sconti vittime sempre più numerose: tantissime sono le famiglie, i giovani, gli anziani, gli uomini separati, le giovani coppie… e scavalcando il muro della vergogna e del pudore, ormai si affacciano alle porte delle realtà caritative semplicemente per mangiare; non hanno di che nutrirsi e non sanno come nutrire i piccoli, gli anziani e curare gli ammalati. A ciò si aggiunge il freddo dell’indifferenza da parte di chi ha il dovere di provvedere a garantire una vita dignitosa per tutti.

C’è un miracolo che tutti dobbiamo e possiamo compiere ed è il miracolo di riconoscere la dignità personale (di ogni uomo), che è presente in ogni essere umano e che rivendica il nostro rispetto, la nostra stima e attenzione al di la del nostro essere credenti o meno, al di la dell’essere cristiani, ebrei, musulmani… chi tocca l’uomo tocca Dio; chi uccide l’uomo uccide Dio.

Non intendo colpevolizzare alcuno, ma desidero smuovere le coscienze di tutti, prima di tutto la mia e poi quella di ogni altro uomo e donna di buona volontà, perché di fronte al dilagare della disperazione, si possa concertare interventi sinergici per costruire ponti di speranza.

La domanda che inquieta terribilmente il mio cuore di uomo è: possiamo dormire sonni tranquilli sapendo che molti vivono notti insonni per i crampi insopportabili della fame, per il terrore di vedere affisso alla casa un manifesto di sequestro, gli occhi inondati dalle lacrime, mentre tecnici sigillano contatori di luce, acqua, gas…?

Si può stare tranquilli sapendo che molti, forse pure per emulazione, stanno pensando al suicidio come unica ed estrema soluzione di liberazione da catene di schiavitù ormai arrugginite dal tempo interminabile di attesa di compimento di promesse fatte e mai mantenute?

Possono coloro che hanno grandi e piccole responsabilità a tutti i livelli (politici, sociali, economici, ecclesiali…) avere la coscienza tranquilla quando, dinanzi a richieste di aiuto, spesso si ricorre all’arte della pacco-terapia, rimandando a casa il bisognoso con una pacca sulle spalle, senza lasciarsi coinvolgere dal suo dolore e insieme inventarsi percorsi di liberazione?

Qui si gioca la credibilità di quanti sono preposti al Bene Comune e al Benessere delle Persone.

Dinanzi a questa situazione non ci resta che piangere! Nondimeno, il pianto non è e non deve essere mai espressione di rassegnazione, ma linguaggio di quell’amore incontenibile che, mentre si riconosce fragile e debole e quasi impotente nel cercare di dare risposte concrete a chi non possiede nient’altro che dolore, manifesta tutta la volontà di passare dalla quiete dell’indifferenza all’inquietudine della responsabilità.

In uno dei tanti incontri, un uomo, un giovane papà, un marito in lacrime mi dice: “Sono come un pidocchio che succhia il sangue…” ed io non riesco a dirgli niente, gli stringo solo le mani. Mi sento sempre più in colpa – in quanto uomo tra gli uomini – perché con queste atroci ed ingiuste sofferenze una parte della mia umanità viene calpestata e oltraggiata ed un dubbio atroce pervade il mio animo: “Ho fatto tutto il possibile? O potevo fare ancora? Potevo osare di più?”

Sogno una comunità in cui il «reale» sia la legge fondamentale da cui dipendono tutte le altre leggi.

Il reale: ossia queste persone concrete, con questa mentalità, con questa cultura, con questa formazione, con queste doti, con questa età, in questa situazione particolare, in questo ambiente, con questa missione da compiere, in questo tempo.

Sogno una comunità in cui venga riconosciuto il primato della persona. E in cui tutti siano convinti che il “Bene Comune” non può che coincidere sempre con il bene di una “parte” o delle singole persone.

Una comunità costruita in rapporto alle persone. Una comunità in cui le strutture e le opere siano in funzione dell’equilibrio, dello sviluppo, della crescita delle persone.

“Per amore della mia terra e del mio popolo non tacerò mai”.

La vita è una salita unica e salire è sempre faticoso, ma la speranza di trovare un bel panorama mi spinge a non fermarmi e deve spingerci sempre a non fermarci.

Concludo con un altro incontro avuto, che mi ha segnato positivamente; una “persona” ridotta male mi ha detto: “Io non sono forte, sono solo coraggioso, testardo e speranzoso. Ho nel cuore quella voglia di farcela, di non mollare. E ogni qual volta che cado a terra, con tutte le mie forze, mi rialzo e ricomincio sempre”.

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Geremia Acri
So che tutto ha un senso. Nulla succede per caso. Tutto è dono. L'umanità è meravigliosa ne sono profondamente innamorato. Ciò che mi spaventa e mi scandalizza, non è la debolezza umana, i suoi limiti o i suoi peccati, ma la disumanità. Quando l'essere umano diventa disumano non è capace di provare pietà, compassione, condivisione, solidarietà.... diventa indifferente e l'indifferenza è un mostro che annienta tutto e tutti. Sono solo un uomo preso tra gli uomini, un sacerdote. Cerco di vivere per ridare dignità e giustizia a me stesso e ai miei fratelli, non importa quale sia il colore della loro pelle, la loro fede, la loro cultura. Credo fortemente che non si dia pace senza giustizia, ma anche che non c'è verità se non nell'amore: ed è questa la mia speranza.

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