Il mio papà fa il mestiere più bello del mondo. Al mattino presto, quando si sveglia, è un esperto meteorologo e riesce a prevedere i possibili rovesci che si avranno durante la giornata, a lavoro.
Si lava, si veste, mi sveglia con una carezza sulla spalla. In meno di due minuti siamo in macchina, diretti al garage dove dorme ancora il nostro furgone. Fuori fa freddo, io indosso un maglione e una sciarpa, lui una T-shirt: “Oggi farà caldo”, dice. Le previsioni sono sempre le prime parole della giornata.
Saliti sul furgone ci attendono due ore e mezza di curve e viuzze di campagna prima della fiera. Arrivati a destinazione, il mio papà diventa un acutissimo ingegnere edile: apre uno sportello della macchina e inizia a tirar fuori ferri lunghissimi, teloni e banconi da montare. In un batter d’occhio costruisce un negozio e orienta il telone in direzione del vento. Vi ho già anticipato, quindi, il prossimo mestiere: un marinaio!
Con nodi accurati e complessi lega il telone ad ogni sporgenza, prevedendo il vento delle 11:15 e la possibile pioggerella estiva nell’ora di chiusura. Montato lo scheletro del nostro negozio, è giunta l’ora di arredare! Da esperto interior designer, ordina la nostra merce per colori, numeri, materiali, forma, possibili destinatari, mette più in vista i coloratissimi nuovi arrivi, al centro la linea comfort per le nostre clienti abituali, dietro i tacchi alti.. provo ad anticiparlo, leggo giornali, guardo siti di e-commerce.. ahimè, non c’è nulla da fare, ne saprà sempre più di me.
Organizzato il nostro salotto, iniziano ad arrivare le nostre prime clienti, in genere donne d’ufficio o insegnanti che approfittano di un po’ di spesa prima del lavoro. Il caldo si fa sentire, la folla per le vie del mercato si fa sempre più densa, popolata da donne meravigliose, con quattro buste per mano, sandali vertiginosi e un portamento retto invidiabile. Il mercato è un campo in cui sbocciano fiori di tutti i colori, è un caleidoscopio dalle mille sfaccettature, è lo specchio più veritiero di un popolo. È teatro puro.
E non a caso il mio papà s’è già cambiato d’abito, è diventato attore. Guarda le scarpe del suo pubblico e già indovina cosa la spettatrice gli chiederà, con fare abile si destreggia tra la folla e propone uno, due, tre paia di scarpe! Con estrema eleganza rimedia un servizio di tutto rispetto, una sedia improvvisata, un calzino, un calzascarpe e uno specchio e voilà! Il gioco è fatto.
Si prende attentamente cura di ogni singolo cliente. Ai più tenaci, racconta storie fantastiche di come siano giunte sul banco queste incredibili opere di manifattura artigianale, da dove vangano il pellame, la suola, come siano cucite, dove si assemblano i pezzi.. e anche il secondo pubblico è conquistato.
Passata l’ora di punta, mi siedo, esausta, all’angolo di un bancone. Il mio papà non si è fermato un attimo e, anche se non c’è gente e potrebbe riposarsi, si mette ora a riparare una scarpa, ora a fissare meglio un nodo un po’ lento, aggiunge delle pietre colorate a un paio di scarpe che proprio non vuole vendersi… e si fa l’ora di pranzo.
La già annunciata pioggerella inizia ad oscurare il cielo, ma papà non si lascia cogliere impreparato e con una forza incredibile pone un enorme telo impermeabile sul nostro negozio, mettendoci al sicuro. Inizia l’operazione contraria, ma sempre più veloce per anticipare la pioggia. Prima le scarpe nelle scatole, poi in pila, poi negli scatoloni, poi nel furgone, e ancora le assi di legno, i ferri, i banconi e per finire il telone. Piove e per quest’ultima operazione ci bagniamo come ragazzini. Percorriamo il tragitto al contrario e mi fermo ad osservare come possano scomparire tutti i negozi in soli trenta minuti. Mille mestieri eppure così invisibili. Forse è per questo che continuano a chiamarli ancora venditori ambulanti.
Dopo più di quarant’anni di mestiere, mio padre ancora si sveglia ogni mattina con la stessa forza ed energia, ma con uno spirito diverso, conscio di quanto il suo mestiere sia destinato a scomparire, in una realtà governata dalla velocità e dal consumismo. E così come il venditore ambulante, anche tutti gli altri mestieri che hanno in comune valori come la cura, la lentezza, la pazienza di creare un prodotto, imperfetto ma buono, italiano. Come tutti i mestieri i cui protagonisti sentono la necessità di creare un vero rapporto col consumatore, nella speranza di diventare “venditori di fiducia”.
Vado a lavorare col mio babbo da quando avevo sei anni e da sempre nutro una passione per il mercato. Mi piace viaggiare e ricerco piccole bancarelle superstiti in ogni luogo che visito, adoro perdermi e studiare come siano organizzati gli stand, quanta cura c’è dietro una semplice esposizione di oggetti, mi piace scambiare quattro chiacchiere col commerciante di turno che cerca di lusingarmi e convincermi alla compravendita.
Adesso mi trovo ad Amsterdam e un giorno, visitando un’enorme mercato, mi sono soffermata su un bellissimo paio di scarpe, datato 1933. Sento la sua preziosa manifattura tra le mani, annuso la pelle, seguo con l’indice le cuciture. La commessa mi guarda, si avvicina e mi sussurra all’orecchio “sa, sono italiane, in vera pelle, non se ne trovano più fatte così bene!”

Sorrido. Chissà perché l’ha detto proprio a me.

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Feliciana Sibilano
Ciao a tutti! Sono Feliciana Sibilano, ho 21 anni e studio Cinese e Giapponese a Napoli. Adoro far girare la mia testa fra le bellezze del mondo, perdermi e ritrovarmi nei colori della gente. Nutro una forte sensibilità per la mia generazione, tanto da renderla soggetto di uno spettacolo teatrale andato in scena a Napoli. Con questa occasione sento di voler perdere i miei occhi insieme agli altri, moltiplicarli e renderli capaci di catturare capsule di vita pronte ad esplodere in tutta la loro freschezza. Spero di riuscirci!

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