“Il mare non cambia mai ed il suo operare, per quanto ne parlino gli uomini, è avvolto nel mistero”.

“Il mare non cambia mai ed il suo operare,
per quanto ne parlino gli uomini,
è avvolto nel mistero”.
(Joseph Conrad)

Ci stiamo pian piano avvicinando all’estate: le scuole esauriscono i loro programmi, i ragazzi sono sempre più entusiasti, la gente passeggia tralasciando per poco i problemi e gli affanni della vita, e tutti più o meno cercano quella grande creatura che tanto affascina e fa tremare al tempo stesso: il mare.

La stagione estiva quasi alle porte offre la possibilità di riflettere su un così grande dono, ma anche, ahimè, luogo di morte e di guerra.

Il titolo di questa riflessione è attinto da una canzone di Roberto Vecchioni che, riprendendo la poetessa greca Saffo, parla del mare come il cielo capovolto qui sulla terra.

L’immagine del mare è sempre una immagine suggestiva, affascinante, bella; si pensi a quante canzoni e poesie sono state scritte sulla sua riva e quante parlano dei suoi lidi e delle sue acque.

Ma se da una parte il mare ancora affascina, dall’altra fa paura, visto quante catastrofi stanno avvenendo proprio a largo in questo periodo. Si ricordi, inoltre, che il mare è stato anche nella storia il luogo dei conflitti, degli scontri e delle guerre tra i popoli.

Quelle onde che sembrano accarezzare l’uomo, nascondono un mano gelida che prende l’uomo per il collo e, soffocandolo, lo trascina nei suoi abissi.

Se il cielo per noi uomini è il luogo dell’azzurro dell’infinito, delle nuvole dei sogni, delle stelle della vita oltre la vita, il mare dal canto suo è il luogo della profondità, dell’abisso, del soffocamento, delle acque gelide della morte.

Nella letteratura biblica il mare rappresenta nella sua simbolicità il male. Sì, perché il mare per l’antico Vicino Oriente è stato prima di tutto e soprattutto un simbolo negativo.
Il mare, in altri termini, è un mysterium, mistero.

Coloro i quali sono abituati a navigare sanno che cosa significhi solitudine che intreccia in sé pace e timore, proprio come accade quando ci si accosta al divino che è il mistero per eccellenza. Il mare è, dunque, parabola di un’esperienza dell’infinito che ci avvolge.

Antoine de Saint-Exupéry osservava: «Se vuoi costruire una nave, non radunare uomini solo per raccogliere il legno e distribuire i compiti, ma insegna loro la nostalgia del mare ampio e infinito». Ecco, ciò che a noi manca in tempi di grande modestia umana, politica e culturale, è proprio questa nostalgia dell’infinito, ossia la tensione verso l’identità, la progettualità alta, l’utopia, la grandezza d’animo, di mente e di cuore. Esse hanno nel mare il simbolo più grandioso.

A suggello di questa riflessione, avendo idealmente o magari fisicamente dinanzi ai nostri occhi e alla nostra mente il mare, leggiamo queste righe della poetessa Alda Merini, che esprimono la misteriosità di questa creatura così affascinante e misteriosa:

“Vedessi com’è grande il pensiero del mare
dove il mio dolce amore oggi è andato a pescare
vedessi com’è grande la vela del pensiero
eppure sono sola come un vecchio mistero
vedessi che coralli ci sono in fondo al mare
e lui non mi ha pescato perché doveva andare
vedessi come piango un pianto universale
un amore così bello non doveva far male”.

Il mare, bellezza e mistero… ecco perché continua ad affascinare l’uomo.

 

CONDIVIDI
Articolo precedenteNessuno ti dice mai…
Articolo successivoLettera di una donna
Nicola Montereale
Nicola Montereale è nato a Trani (BA) il 1 Febbraio 1994 e vive ad Andria. Ha conseguito la maturità classica presso Liceo Classico “Carlo Troia” di Andria, e negli anni 2007-2010 è stato alunno presso il Seminario Diocesano. Attualmente studia presso l’Istituto Teologico “Regina Apuliae” di Molfetta. Inoltre, è autore di un saggio di ricerca, pubblicato nel 2013 e intitolato “Divinità nella Storia, Dio nella Vita”.

LASCIA UNA RISPOSTA