Se siamo definiti mammiferi un motivo ci sarà e ce lo svela il termine stesso che deriva da mamma, che sta per “mammella”, e fero, che in latino vuol dire “porto”. Quindi apparteniamo a una classe le cui femmine allattano i piccoli in quanto “portano le mammelle”, sono strutturate fisicamente per fare ciò, in quanto munite di ghiandole mammarie preposte a fabbricare il nutrimento per il nostro cucciolo d’uomo.

Dunque, perchè l’evoluzione degli ultimi cento anni ha portato milioni di mammifere ad allontanarsi da questa ovvietà?

C’entra forse qualcosa l’industria che ha fiutato l’offerta economica in palio ed è riuscita ad allontanare le mamme da quanto di più naturale e collaudato da milioni di anni esista per avvicinarle al latte artificiale?

Del resto, lo dice la parola stessa: artificiale. Vale a dire, un latte che ha subito molti processi di lavorazione in laboratorio e che paragonato a quello naturale è ancora molto rudimentale, in quanto non contiene né enzimi né ormoni della crescita, né anticorpi, né cellule vive. Ci sarà un motivo se il latte materno è impossibile da replicare.

Eppure il latte artificiale è sulla cresta dell’onda, come se le mamme non avessero aspettato altro da dare ai propri figli se non un surrogato, anche quando non ce ne sarebbe bisogno.

Secondo gli scienziati siamo ancora molto lontani dal sapere i veri effetti che avrà questa alimentazione sui neonati. In pratica, da decenni facciamo parte di un vero e proprio esperimento di massa e paghiamo pure per farlo, in soldoni e con la pelle delle nostre creature.

Persino sulle confezioni di latte artificiale viene riportato che allattare al seno è il sistema ideale per nutrire il proprio bambino e proteggerlo dalle malattie. Come sui pacchetti di sigarette: ci dicono che nuociono gravemente alla salute e poi ce le vendono. Accade così anche con gli avvertimenti sulle scatole di latte artificiale. C’è scritto che non è il sistema ideale per nutrire un bimbo, ma noi facciamo finta di non sapere. Solo che questa volta decidiamo non per noi stessi, ma per qualcun altro che non è in grado di scegliere, qualcuno che diciamo di amare più di noi stessi.

UNICEF e OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) sono concordi nel dire che essere allattato al seno è un DIRITTO fondamentale di ogni bambino ed è un diritto delle mamme quello di essere sostenute nella realizzazione dell’allattamento.

Dal 1992 è infatti nata l’iniziativa “Ospedale amici dei bambini”, una certificazione per ottenere la quale questa un ospedale deve rispettare una serie di principi volti a promuovere l’allattamento al seno.

La prima settimana di ottobre è da venti anni che viene dedicata a livello mondiale a celebrare l’allattamento al seno, quindi potrebbe sembrare che qualcosa si stia muovendo, ma se guardiamo le statistiche vediamo che non è cosi.

C’è stata un’involuzione dell’evoluzione nell’ultimo secolo. Se prima le mamme erano dedite solo ai loro cuccioli, in simbiosi con loro nei primi mesi di vita, si sono via via allontanate dalla loro prole, in favore di se stesse e della loro libertà e autonomia personale.

Si sono fatte sedurre da un latte nato solo per essere usato in pochi casi estremi, come ad esempio per una madre sieropositiva o una madre che fa uso di droghe o una madre con una terapia antitumorale in corso: tutte situazioni in cui l’uso del latte artificiale rappresenta il male minore, un’ultima risorsa prima di far morir di fame un neonato.

E infatti se si va a ben guardare chi trae i maggiori vantaggi dall’uso del latte artificiale – multinazionali a parte – si comprende facilmente che sono solo le madri che, affidandosi ad esso, non subiscono le conseguenze fisiche dell’allattamento quali perdita dei capelli o stanchezza per nominarne solo alcuni. In più, possono far nutrire il bambino ad altri, evitando così di essere sempre presenti per lui e pensare (egoisticamente?) a se stessa o magari farsi riassorbire e schiacciare dall’ingranaggio del “posto di lavoro”.

Dalla scienza sono ampiamente documentati i rischi dell’allattamento artificiale, come l’aumento dell’incidenza delle allergie, dell’otite, delle malattie dell’apparato gastrointestinale, della sclerosi multipla, di diverse forme di cancro chissà cos’altro. D’altro canto, è attestato che più a lungo il neonato viene allattato al seno, più diminuiscono tutte queste probabilità.

Viene raccomandato un allattamento esclusivo al seno per i suoi primi sei mesi, ventiquattro settimane appena da dedicare a un esserino indifeso che vive di noi e da serbare poi per il resto della vita fra i ricordi più preziosi…mai più saremo chiamati a farlo, se non nel primo periodo dopo la nascita, poi, volenti o nolenti, il cucciolo si allontanerà via via sempre più da noi e quei momenti dedicati così esclusivamente l’uno all’altro non ce li ridarà più nessuno.

I concetti basilari dell’allattamento in realtà sarebbero intrinsechi in ogni donna, frutto della memoria dei tempi, scolpita nei nostri geni, solo che il nostro istinto viene insabbiato sotto tonnellate di pregiudizi, abitudini, false verità spacciate anche da chi dovrebbe indirizzarci verso ciò che di più bene è per i nostri figli, come taluni pediatri.

Lo dimostra l’arresto dei dodici pediatri in Toscana nel mese di novembre accusati di corruzione, perché consigliavano l’uso di latte artificiale invece che l’allattamento materno in cambio di telefonini, televisori, viaggi dalle aziende farmaceutiche… anche in questo caso veniva prima il loro interesse che quello dei neonati.

Se tanti provano a speculare sulla pelle di questi piccini, almeno noi proviamo a non farlo e, prima di arrenderci, proviamo ad allattare, diamocela e diamogliela questa possibilità, consideriamolo un altro dono che gli facciamo oltre a quello della vita.

Rimarremo stupite di quante cose sono in grado di fare i nostri seni per i nostri cuccioli d’uomo: li addormenteranno, li disseteranno, li nutriranno, li consoleranno, li ameranno sorso dopo sorso, per mesi e mesi, continueranno a vivere di noi anche una volta fuori da noi.

La mia ostetrica ben quindici anni fa mi insegnava: “Non allatti se hai latte, hai latte se allatti”.

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Deborah Falorni
Tre volte mamma e maestra d'asilo, amo i bambini (non solo i miei) in modo sviscerale, ritrovo in loro tutto cio' che siamo stati e tutto cio' che diventeremo....mi intriga vedere sempre le cose da un'angolazione diversa, mi appassiona leggere e cercare nei pensieri altrui un altro modo di intendere la vita, cosi che essa mi stupisca ogni giorno. Vivo con la certezza che gli altri siamo noi e che in qualche modo, ne vale sempre la pena.

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