Nicola Antonio Staffieri è un musicista barese di 25 anni che ha vinto il Golden Classical Music Awards, un prestigioso premio internazionale che permette di esibirsi nella sala americana “Carnegie Hall” di New York.

Salve, Nicola. Grazie per questa intervista. Cosa comporta umanamente e professionalmente essere un musicista giovane ed esordiente nell’Italia del 2018?

Grazie a Lei per l’intervista! Credo profondamente che essere musicista classico, al giorno d’oggi, comporti molte responsabilità. Viviamo certamente una crisi del settore, non si ascolta più musica classica e spesso nemmeno gli studenti partecipano ai concerti. Con queste prospettive si preannuncia un futuro professionale sempre più difficile, nonostante i colleghi con cui mi confronto siano preparati. Noi operatori della musica dovremmo svolgere un lavoro di diffusione e sensibilizzazione nei confronti del pubblico. In molte circostanze mi capitano persone che dopo avermi ascoltato mi dicono: “Non pensavo che la chitarra potesse suonare così!” oppure “In alcuni brani sembravano due chitarre…”. Ogni volta che ricevo questi commenti credo di aver raggiunto un obiettivo importante, perché per quanto inflazionato, la chitarra classica è ancora uno strumento poco conosciuto e troppo denso di stereotipi.

Si può vivere di sola musica? 

Non credo sia possibile se non ad altissimi livelli e spesso quasi tutti affiancano all’attività concertistica quella didattica. In realtà credo sia sempre stato così in passato… Il problema dei musicisti è purtroppo quello di essere sottovalutati: spesso veniamo contattati per suonare gratuitamente, pensando erroneamente che la mera partecipazione all’evento equivalga ad un compenso equo. Come tutti gli altri siamo soggetti a lavoro e spese…Così come nessun ristorante servirebbe pasti gratuitamente, o nessun bar offrirebbe caffè, allo stesso modo la figura del musicista deve essere una figura professionale.

Vive da solo o con i suoi genitori?

Attualmente vivo con i miei genitori, però mi capita di ricoprire la figura del docente precario in giro per l’Italia e sono costretto a trasferirmi. Anche se devo dire che la cosa non mi dispiace affatto!

Mi piacerebbe poterle chiedere per chi ha votato alle precedenti elezioni politiche? Le chiedo invece: crede nella politica?

Credo che la Politica la esercitiamo tutti ogni giorno con le nostre scelte e credo nella riservatezza del voto. Purtroppo la politica è ben lontana dall’aiutare e risollevare la situazione musicale in Italia. Sono completamente d’accordo con le considerazioni fatte dal celebre M° Daniel Barenboim in alcuni suoi articoli e libri.

Se potesse scrivere una colonna sonora o le musiche per un libro, quale sceglierebbe?

Forse nessuna delle due. Io mi occupo dell’aspetto performativo musicale. Mi dispiacerebbe improvvisarmi compositore, so che è un ruolo molto difficile e c’è sicuramente chi sa farlo meglio di me!

Improvvisiamo, le va? Un attore sta leggendo una poesia di Eugenio Montale, cosa suonerebbe in sottofondo?

Il mio dura tuttora, né più mi occorrono
le coincidenze, le prenotazioni,
le trappole, gli scorni di chi crede
che la realtà sia quella che si vede.

Ho sceso milioni di scale dandoti il braccio
non già perché con quattr’occhi forse si vede di più.
Con te le ho scese perché sapevo che di noi due
le sole vere pupille, sebbene tanto offuscate,
erano le tue.

Sì, improvvisiamo! Per me la parola è già musica, un sottofondo non studiato per questa poesia potrebbe non valorizzare né gli splendidi versi di Montale né la musica. Credo che lavori di questo genere funzionino molto bene se elaborati alla maniera di Castelnuovo-Tedesco come in Platero y Yo, dove il compositore scrive musica sulla prosa dello scrittore Juan Ramón Jiménez. Preferirei proporre un intervento musicale a seguire: il secondo tempo del concerto in Re maggiore, RV 93 di Antonio Vivaldi.

Una donna, una compagna, un amore potrebbe mai farla smettere di suonare?

Suonare o semplicemente praticare lo strumento è parte di me, non potrebbe sussistere una relazione in mancanza di questo requisito. La mia ragazza accetta ben volentieri questa mia passione ed è per me un punto di riferimento per il mio lavoro.
Progetti futuri?

Ho imparato che il futuro è imprevedibile, così come la vita. Dopo New York, spero di continuare a viaggiare con la mia musica in Italia e, perché no, anche in Europa! Il mio progetto a lunghissimo termine resta quello di migliorare sempre più come chitarrista e musicista.il Golden Classical Music Awards

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Damiano Landriccia
Damiano Landriccia nasce ad Andria, nel 1973. Sposato, con tre figli, vive a Trani. Ama leggere e scrivere. Ha scritto e scrive recensioni cinematografiche per il Mensile Culturale milanese “Quarto Potere” (www.quartopotere.com). Ha scritto per la rivista di moda pugliese “City View”. Ha vinto il Festival Teatrale U.A.I. – Atti Unici Italiani – di Reggio Emilia nel 2004. Gli hanno di seguito rappresentato il Testo vincitore “Il Grande Padre” a Reggio Emilia presso “Il Teatro Piccolo Orologio” sempre nel 2004. Edizioni Babila gli ha pubblicato delle poesie nel libro “Ad un passo dell’anima - dal verso all’immagine”. I testi teatrali sono pubblicati su www.dramma.it. Altri testi e poesie sono pubblicate sul sito www.ewriters.it

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