Viganò è solo la testa di ariete. Pare di rivivere la guerra che consigliò a Ratzinger di prendere la strada tracciata da Celestino V…

Vivere da cristiani in questo mondo sconvolto è assai complicato. Invidio molto quelli che ci riescono con convinzione e con gioia, ne conosco tanti e li sento molto vicini, anche se non ho la capacità di vivere come loro. Capacità o dono? Non saprei, forse il dono bisogna meritarselo. Basta la sola fede a salvarci? Non mi avventuro in discorsi infinitamente più grandi della mia testolina. Ci vorrebbero San Paolo, Sant’Agostino, San Tommaso, Lutero, Erasmo, Sant’ Anselmo. Alt! Epperò il mio essere cristiano fino a un certo punto mi stimola un’apprensione forte per le vicende della Chiesa. Perché le vicende della Chiesa non riguardano solo il papa e i preti. La Chiesa vive nel mondo, lo contamina (sempre meno) e ne viene contaminata (sempre più).

Ci siamo. Lo scandalo della Croce nessuno sa più che cos’è. La parola “scandalo” non ha più la valenza di rivoluzione che ha cambiato il mondo nel nome del Cristo. Oggi “scandalo” è la Curia ridotta a un campo di battaglia dove i vescovi si combattono senza esclusione di colpi. Fino all’arcivescovo Viganò che chiede le dimissioni di Francesco, “il Papa venuto quasi dalla fine del mondo”. Viganò, che ha il dente avvelenato per aver avuto la carriera stroncata, non è personaggio attendibile, ma attacca sul lato debole della Chiesa: la pedofilia, peccato e reato orrendi che hanno devastato interi pezzi di Chiesa. L’accusa al Papa è di avere coperto vescovi e cardinali implicati o tolleranti. Bergoglio ha deciso di non rispondere, per lui parla la decisione di aver tolto (decisione storica) la beretta cardinalizia all’ex arcivescovo di Washington, McCarrick. L’attacco a Bergoglio è esplicito, pubblico e ben orchestrato. Viganò è solo la testa di ariete. Pare di rivivere la guerra che consigliò a Ratzinger di prendere la strada tracciata da Celestino V, più di settecento anni fa. Papa Francesco ha deciso di non rispondere, ha invitato a pregare, a tenere i toni bassi, perché il Diavolo non prevalga nella sua azione.

Viene alla mente quel grande pontefice che fu Paolo VI, che a un certo punto sentiva “il fumo del Diavolo nella Chiesa”. Montini sapeva bene, come Ratzinger e come Bergoglio, che il Diavolo è nella Chiesa, perché in essa ci sono il Cristo e l’Anticristo, il quale non se ne sta con le mani in mano. Meno che meno oggi, in un momento storico di grande difficoltà per il Cristianesimo in Europa: chiese vuote, mancanza di vocazioni, pratica ridotta a poche anime rispetto alle folle del passato, caduta dei valori nei comportamenti, una crisi che non si arresta. Eppure la Chiesa gioca il suo ruolo nel mondo delle periferie, dei poveri, degli immigrati, degli uomini senza speranza. E questo ha portato Bergoglio a privilegiare quei mondi, con somma ira della vecchia Curia romana che conta sempre meno.

Non che l’orrore della pedofilia debba essere sottovalutato, ma va giudicato per quello che è, e la Chiesa sta pagando un prezzo altissimo. I colpevoli e i loro protettori vanno giudicati e condannati con processi e con prove certe. Ma se la terribile faccenda diventa un pretesto di guerra al Papa, il Diavolo scava il suo spazio. Guardando ai duemila anni di storia cristiana, trovo che sono state innumerevoli le volte che la Chiesa è stata sull’orlo dell’inferno, persino una papessa (Giovanna) si ebbe nella sua storia, e si dovette poi fare un buco nella sedia gestatoria per verificare il sesso del pontefice…
Be’, non siamo a quel punto per fortuna. E per dire che ogni tanto il Maligno ci riprova.

 

FonteFoto di copertina: Il nunzio apostolico negli Usa Carlo Maria Viganò consegna onorificenza al card. McCarrick (2 maggio 2012)
CONDIVIDI
Articolo precedenteLa testarda resistenza dei numeri…
Articolo successivoLa smorfia. Di Maio show!
Antonio Del Giudice
Pugliese errante, un po’ come Ulisse, Antonio del Giudice è nato ad Andria nel 1949. Ha oltre quattro decenni di giornalismo alle spalle e ha trascorso la sua vita tra Bari, Roma, Milano, Palermo, Mantova e Pescara, dove abita. Cominciando come collaboratore del Corriere dello Sport, ha lavorato a La Gazzetta del Mezzogiorno, Paese sera, La Repubblica, L’Ora, L’Unità, La Gazzetta di Mantova, Il Centro d’Abruzzo, La Domenica d’Abruzzo, ricoprendo tutti i ruoli, da cronista a direttore. Collabora con Blizquotidiano.  Dopo un libro-intervista ad Alex Zanotelli (1987), nel 2009 aveva pubblicato La Pasqua bassa (Edizioni San Paolo), un romanzo che racconta la nostra terra e la vita grama dei contadini nel secondo dopoguerra. L'ultimo suo romanzo, Buonasera, dottor Nisticò (ed. Noubs, pag.136, euro 12,00) è in libreria dal novembre 2014. Nel 2015 ha pubblicato "La bambina russa ed altri racconti" (Solfanelli Tabula fati). Un libro di racconti in due parti. Sguardi di donna: sedici donne per sedici storie di vita. Povericristi: storie di strada raccolte negli angoli bui de nostri giorni. Nel 2017 ha pubblicato "Il cane straniero e altri racconti" (Tabula Dati).